Quando una nuova creatura pelosa varca la soglia della mia dimora, il rituale di assegnazione di un nome consono, prevede l'osservazione del nuovo arrivo per un lasso di tempo che va dalle 12 alle 48 ore circa, periodo in cui si cerca di individuarne il carattere, le caratteristiche, i gusti, le peculiarità. Passata questa fase, solitamente il nome scaturisce senza difficoltà e viene approvato all'unanimità (quando si è in due poi, è ancora più facile)
E così è stato all'arrivo dei tre gattini con cui ho voluto rallegrare la casa nuova, quasi otto anni orsono.
Rebelot si è scelto il nome praticamente all'istante, demolendo qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, picchiando selvaggiamente i propri fratelli, inferendo anche a noi lesioni di lieve e media entità. Ora è latitante: ha scelto la vita randagia piuttosto che dividere casa e affetti con il cane, introdotto a forza nella sua vita anni dipo il suo insediamento, quindi visto come un affronto la cui onta non ha lavato nel sangue solo per il profondo amore che provava per il suo padrone.
Gateau è stato il più difficile, ma altrettanto azzeccato, alla fin fine. Dolce come un pasticcino, essenza di felino, ha purtroppo passato tropo poco tempo su questa terra per poter dimostrare al mondo che splendido micino era, ma per i 12 mesi che ha passato con noi, ha splendidamente addolcito le nostre vite.
Barone, l'ultimo rimasto dei tre, si guadagnò il nome arrampicandosi su ogni superficie verticale con un minimo di grip ci fosse in casa. All'inizio doveva chiamarsi Cosimo, ma non ci convinceva del tutto, così non abbiamo considerato il nome del protagonista, ma il titolo del libro, lasciando il "rampante" sospeso nell'aria. Destino del nome di questo gatto, però, era quello di avere nome mutevole. Barone non gli bastava, per quanto era bello da cucciolo, così è spuntato fuori, non si sa ancora da dove, Barone Ilario, presto esteso in Barone Ilario Arturo, per far rima con "il gatto che torturo", perché l'agrodolce metà si divertiva e diverte a fargli piccoli scherzi innocenti sfurttando ahimé la sua scarsa intelligenza felina. Negli anni, la bellezza da gatto da spot è lentamente sfiorita, complici le lunghe estati in amore che lo trascinavano fuori casa per giorni e giorni, restituendocelo malconcio, pieno di graffi e parassiti, scarso di pelo e a volte ripieno di pus, per vari ascessi regalati da morsi ricevuti per la battaglia più antica del mondo, quella per il diritto di tr...are. Così ora, a Barone mancano: un pezzo di naso, svariati lembi di orecchie, mezza guancia, le palle (ops, per quello la responsabile sono io...) e ora quasi mezza lingua, tanto da farmi considerare la possibilità di cambiare libro di Calvino, e ribattezzarlo Visconte.
Sono un cane pastore.
Ovvio, non sono l'unico, ce n'è altri che girano sempre attorno al gregge insieme a me, proteggendolo più da se stesso che da agenti esterni.
Capita che da un mese a questa parte il pastore abbia variato itinerari e orari di pascolo, che abbia automatizzato gli abbeveratoi ed elettrificato i recinti. Tutte modifiche che hanno creato qualche problema di assestamento per il gregge e anche per i cani loro custodi. Uno di loro, fino a poco tempo fa uno dei più fidati e uno dei più socievoli, ha iniziato a mostrare segni di insofferenza, prima manifestandoli con latrati e guaiti sempre più insolenti, poi ringhiando sommessamente al mio passaggio (pare che la mia proattività per adattarmi alle nuove regole del pastore gli abbia dato particolarmente fastidio, per motivi che posso sospettare, ma fatico a immaginare), infine mi ha aggredito, approfittando di un momento in cui il pastore era distratto e lontano, azzannandomi alla gola davanti al capo muta, che però ha preferito sedare gli animi e, non solo non mi ha difeso ('ma che cazzo di capo sei?' ho pensato), ma mi ha impedito di rispondere all'assalto.
Sul capo muta, almeno in parte, ho dovuto poi ricredermi. Al ritorno del pastore, gli ha fatto notare i segni dei ripetuti boicottaggi del cane indisciplinato, la mia ferita sanguinante, il gregge disorientato, affannato, improduttivo. Il risultato è stato che il pastore ha preso il 'ribelle' e l'ha portato nel bosco, brandendo un bastone nodoso e robusto. Non l'ha ucciso, no. Gli ha solo assestato un durissimo colpo quasi letale, come ammonimento, perché, anche se ribelle, rimane un bravo cane pastore, un gran lavoratore che ha perso per un attimo la retta via. Adesso l'insorto sta per i fatti suoi, non socializza più con gli altri cani, e se si trova alle mie spalle, sento sempre un sommesso latrato.
Penso che noi cani pastori siamo indispensabili al pastore, penso che senza di noi, il suo gregge andrebbe perso sul primo declivio, però ho capito che quel bastone è sempre in agguato. Se diventiamo, non dico pericolosi, ma solo ingestibili, per noi c'è una fine ingloriosa, un pericolo di morte, la sparizione in uno schiocco di dita. Guardo il mio nuovo auto-proclamatosi antagonista e mi chiedo se non abbia avuto ragione.
CAST
harold&muade: cane pastore narrante
il gregge: 200 dottori commercialisti
l'antagonista: il collega del controllo di gestione
il capo muta: l'HR manager
il pastore: il Managing Partner
Dopo sette lunghi anni di onorata e prolifica carriera, le iperattive gonadi del gatto Barone sono passate a miglior (?) vita.
Ne danno l'annuncio la rea ma irremovibile mamma e il tentennante e solidale papà umani.
Il cane Harold si interroga su dove potrà piazzare il proprio curioso naso d'ora in poi, ma accoglie la notizia con neutro distacco.
La weird family si riunisce attorno al gatto Barone, per somministrargli la dose quotidiana di antibiotico. Le gattine del quartiere già cercano aitanti sostituti.