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La dieta continua, malgrado i recenti accadimenti (ok, qualche piccolo sgarro edibile me lo sono concesso, per consolarmi un poco) lavorativi. Da febbraio ho raggiunto il considerevole traguardo di -16 kg, che considerato il periodo di vacanze, che sono state vacanze anche dalle restrizioni alimentari, e la breve ma intensissima parentesi polonaise, è un buon traguardo, nonché nuova base di partenza per la seconda fase della riduzione della massa grassa (e con questa formulina magica, mi sono assicurata un sacco di visite di casalinghe disperate e lavoratrici vituperate, unite nella lotta ai fianchi ciambellati), perché di kg devo perderne almeno altrettanti, anche a rischio di ridurre ulteriormente le mie già ridotte e afflosciate protuberanze.
Comunque, fino a qui sono stata discretamente brava e, come già annunciato qui qualche mese fa, mi sono premiata con qualche acquisto azzardato, tipo delle nuove scarpe con tacco (gran tacco), lusso a cui sono stata costretta a rinunciare anni fa e feticcio che mi ero quasi totalmente scordata. Perché, adesso inizio a ricordarmelo, più il tacco che porto è alto, più il grado di audacia nel mio modo di affrontare i rapporti interpersonali si impenna. Riassumendo in un semplice concetto, il tacco alto, mi fa zoccola (e con questa mi sono assicurata un sacco di visite da un altro tipo di utente). Analizzandomi attentamente dal momento in cui indosso la scarpa aggressiva, a quando la ripongo, mi rendo conto che non solo ancheggio vistosamente, ma proprio mi ci metto di impegno a sculettare. Ma non è solo quello. E’ proprio l’appoggiarsi con precarietà su pochi centimetri di piede, mantenendo un equilibrio effimero, ad intensificare in modo preoccupante la mia propensione all’accoppiamento selvaggio, e non per forza con il soggetto solidamente designato. So che non racconto niente di nuovo, dato che anche la splendida Lola proclama che “Il sesso è nel tacco!” a gran voc(ion)e, però aver recuperato questa sensazione sopita da anni mi euforizza e insieme mi stranisce. E mi fa venir voglia di perdera altri kg, tanto per vedere fino a che altezza di tacco riuscirò ad arrivare.
Ohh you got me shaking
to that moan you made last night
Ohh my body's aching
from that naked summer light
Ohh my mind's setting you on
It's just a game we play
High heels have got me falling down on my knees
High heels have got me falling down on my knees
High heels have got me falling down on my knees
Ohh the button's pushed
and I am ready for the purple fall
Ohh I’m all addicted
to the sound of a certain call
Ohh my mind's melting you
Ohh I'm coming all the way
High heels have got me falling down on my knees
High heels have got me falling down on my knees
High heels have got me falling down on my knees
So, so long ago since felt shivers down my spine
You, I need your sweat as much as you need mine
Ohh my mind's melting you
Ohh I'm coming all the way
High heels have got me falling down on my knees
High heels have got me falling down on my knees
High heels have got me falling down on my knees
[High Heels – Mando Diao]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 19:21 |
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... non mi succedano cose interessanti, anzi. Però non ho la forza di scriverle. Sono esaurita. Ho bisogno di ferie da tutto, me stessa e i miei pensieri compresi. Sarà difficile, ma intendo provarci. Di qui bazzicherò ancora meno. A settembre proverò a riprendere. Forse. Non riesco a pensare. Voglio solo riposare.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:17 |
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Con questa testa affollata di pensieri fatico a concentrarmi, nel periodo dell’anno che richiede, da parte mia, un surplus di concentrazione fuori dalla norma.
La paura di soccombere allo stress è immensa, perché diciamocelo, è proprio in queste fasi di impegno elevatissimo, che il mio sistema di carte sgualcite crolla su se stesso, solitamente. Sono diventata più aggressiva, basandomi sul vecchio adagio che la miglior difesa è l’attacco; di conseguenza, se chi mi si para davanti porta con sé ansia e preoccupazioni, io aggredisco, per allontanare, tamponare, evitare. Non voglio e non devo sottostare alle dinamiche altrui, perché quello che ne dipende è la mia salute. Intendiamoci, non è che senza stress io possa guarire. La malattia c’è e lì rimane. Però è sopita, non disturba, non s’impone, se non, come ha già dimostrato più d’una volta, quando io mi sottometto alle altrui necessità e indebolisco le difese.
Si parla, quasi interamente, di necessità lavorative. Il mio ruolo è sovraesposto a molteplici coinvolgimenti, proprio nel momento in cui le energie mancano, dopo un anno di corse ed impegni ordinari, che comunque sanno spremermi discretamente. Però, non è solo il lavoro. Quando sono stanca (e SONO stanca) le lievi preoccupazioni si tramutano in cumuli insormontabili di paure e angosce; le generiche insofferenze altrui (anche gli altri SONO stanchi) le vivo come se fossero attacchi feroci alla mia persona. Così mi difendo, con le unghie e con i denti, facendo disastri, offendendo animi docili, lacerando rapporti solidi, ostruendo canali di comunicazione altrimenti sgombri e cristallini.
In tutto questo, io affollo ulteriormente la mia testaccia dura di pensieri che, se da una parte distraggono, di certo dall’altra non aiutano a mantenere la concentrazione necessaria a: 1. Non perdere il lavoro, 2. Non perdere la salute, 3. Non perdere il senno. Ma non posso farci nulla. Fuori da queste tristi mura che trasudano empietà (sì sì, io ammiro e apprezzo la società per cui lavoro) io ho una vita, due vite, molteplici vite, ognuna declinata per ogni singola personalità che si agita dentro la mia psiche. E l’entourage che le affolla mi fa pensare, mi fa desiderare, mi fa arrabbiare, mi sconcerta, mi atterrisce, mi esalta, mi comprende, mi rinnega, mi supporta e mi sopporta. Ed è a loro che io mi avvinghio quando sono stralunata dalla paura di fallire. E’ a loro che rivolgo una richiesta di aiuto o uno sfogo violento. E’ a loro che io penso, intensamente, continuamente, costantemente. A volte loro non lo sanno, ma affollano la mia mente con volti, frasi, ricordi, speranze e illusioni. E sono loro che spesso mi fanno sconfiggere le paure irrazionali e le angosce viscerali.
Quindi ben vengano i pensieri ad intasarmi le sinapsi. Ben vengano i desideri inappagati e le liti furibonde. Siano benaccolti sostegni e scontri. Continui a turbinare questa strana, incompleta, vacillante, molteplice vita.
You say you don't want it
Again and again
But you don't, don't really mean it
You say you don't want it
This circus we're in
But you don't, don't really mean it
You don't, don't really mean it
Dopo tre mesi di dieta NON ferrea (evviva lo sgarro del finesettimana!) e un mese di attività sportiva regolare, sono riuscita a perdere 9 kg, corrispondenti al 10% circa della mia massa grassa.
Ovviamente, per l’elevato sovrappeso da cui partivo, il traguardo che per la maggior parte di voi sarebbe un risultato eccellente, per me è solo l’inizio di un lungo cammino, dato che l’obiettivo finale è la modica cifra di 30 kg, suppergiù … Però 9 kg sono comunque una bella tappa, in tre mesi, e corrispondono ad una taglia abbondante-quasi-due, quindi, di fatto mi posso ritenere soddisfatta, sino ad ora.
Il problema, in questo momento, è rappresentato dal vestiario, proprio per quelle quasi due taglie perse. Il mio affollatissimo guardaroba ospita, più o meno, un vagone di abiti per la taglia da cui partivo e una vagonata di abiti per la taglia inferiore a quella attuale, senza praticamente uno straccio di vestito per le mie forme attuali. Lo stesso dicasi per le scarpe (lo sapevate che dimagrendo si riduce anche il piede?) e, orrore orrore, anche per l’intimo!
Il risultato si colloca sul limitare dell’estetica circense. La scelta rimbalza tra braghe talmente larghe che, se strette con la cintura, fanno effetto mongolfiera dalla vita alla caviglia, o pantaloni così stretti da solcarmi indelebilmente la pelle del ventre, se cerco di allacciare il bottone. O tra palandrane con scollature ombelicale (per non dire pubiche) o maglie stile muta da sub per bambini di 9 anni.
E non se ne parla neppure, di fare shopping in questo momento, perché essendo la stazza transizionale, rischio di rifarmi un guardaroba estivo che potrebbe rivelarsi troppo largo o, se dovessi arrendermi (anche se non voglio) e abbandonare il supplizio ehm… la dieta, troppo stretto da indossare. Il caso vuole che quest’anno la maggior parte delle scarpe (elemento di consumo con cui potrei soddisfare le mie voglie compulsive di sveltine da shopping) sia dotata di tacchi elevatissimi, che, con il tutt’ora troppo greve peso che mi trascino in giro, sono da escludere per almeno un altro anno.
L’ultima nota dolente, forse la più dolente, riguarda il mio, modestia a parte, invidiabilissimo decolleté. Quelle due maestose mongolfiere che mi troneggiavano sotto il mento da oramai un paio di anni, riempiendo, tracotanti, una coppa E di una signora sesta (che vuol dire, per i profani e le tavole da surf deambulanti: più o meno una coppa paragonabile a un’ottava traboccante) si sono irrimediabilmente sgonfiate, ridimensionandosi a due loffi igloo monolocali, ridotte a tal punto da trovare comodamente alloggio nella coppa D di una miserrima quinta (sempre per gli inesperti e le assi da stiro con una coscienza: una sesta modesta). Sebbene che, a chi lo faccio notare, sembri che io stia esagerando, di tutto lo sconvolgimento a cui sto sottoponendo il mio traboccante organismo, questa è l’unica parte che mi rattrista enormemente. Neanche riuscire a dormire supina, senza provare poi un diffuso indolenzimento alla spina dorsale per la troppa curvatura, mi fa sentir meno la mancanza delle due maestose cupole che sovrastavano la steatopiga cattedrale dedita al culto della mia abbondanza.
Quindi, dato che so di per certo che almeno un fan delle mie vertiginose scollature, legge queste idiozie in prosa, ne approfitto per informarlo che al prossimo incontro, sarà costretto a guardarmi negli occhi, per potermi riconoscere.
Intanto, io, questa sera, mangio un’insalata poco condita.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:58 |
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[…]
che schifo, amore, che mi fai
ma piantala di mangiare!
"ma come?! mentre mangio soffro, sai,
potrei anche vomitare"
[…]
Quasi raggiunti i due mesi di dieta, persi i primi 6 di almeno 5 volte tanti kg, che mi zavorrano nell’inferno degli obesi, la fame atavica di orge gastronomiche non si placa di fronte a nulla. Bramo tutto ciò ce mi è negato, detesto Barry Sears con tutto il mio livore, malgrado i risultati congeniali che mi ha permesso di raggiungere e sogno cucchiaiate di panna cotta affogata nella salsa di cioccolato da cacciarmi in bocca senza soluzione di continuità. A chi mi chiede, dico che va benissimo, che sono più in forma (che è pure vero), che il ciclo sonno-veglia si è regolarizzato non poco (altra verità), che i vestiti iniziano ad andare larghi, o meglio giusti, che la pelle inizia a dare segni di miglioramento e che, insomma, 'sta dieta strana, funziona. Ma a voi, che passate di qui e leggete ‘ste quattro cazzate, posso dirvelo che soffro come una cagna? Ho sempre fame; bevo minimo due litri di acqua al giorno e che per ogni litro sono 6-7 viaggi al cesso, che neppure la mia collega incinta; il pane mi manca in una maniera che non mi sarei mai aspettata; se mangio un’altra volta della ricotta con fruttosio e pinoli, inizio a vomitare e non smetto finché non muoio; la birra, a pasto, dovrebbe essere un diritto inespugnabile; la pizza non può essere il male, dato che fa sentire tanto bene; la PMS esige un tributo in cioccolato e io non sono in grado di affrontarla senza una profferta; tutti moriamo prima o poi, ecchissenefrega se per questi parecchi kg in più dovrò morire prima!
Ecco, adesso sto meglio. Sono pronta per affrontare l’insalata d’orzo con nasello e niente altro che mi attende sul desco per cena. E anche per oggi non mi strozzerò di tavolette di cioccolato svizzero inopportunamente regalatemi da un dolcissimo, quanto storditissimo amico.
[…]
e mi diverto con il corpo e col dolore
e se ti accorgi che loro han sbagliato
nel farti grasso tra demonio e santità
ingrassa il figlio tuo di quel che ti e' mancato
ovverosia la sete di pazzia
d'inganno e crudeltà
[…]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:20 |
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Quando ero bambina, era il mio idolo. Lo vedevo poco, dato che viveva nella metropoli e noi rimanevamo nella grigia provincia industrializzata, però il pomeriggio del giorno di natale era d’obbligo la tappa a casa degli zii di Milano e io, di sottecchi, ammiravo quest’uomo elegante dalla voce roca e stentorea insieme, con una marcata somiglianza a Vittorio Gassman e un incredibile appeal da viveur. Lo paragonavo ingiustamente al mio papà, suo fratello minore, che è sempre stato più pacato nei toni e più mite nei modi. Gli occhi dei bimbi spesso confondono l’alterigia per gradeur, la sbruffonaggine per coraggio e la volubile incostanza per ecletticità. Io ho fatto lo stesso errore, vedendo nello zio Enzo un uomo che lui in realtà non era. Il mio castello di carte crollò una mattina di tanti anni fa. Ero a casa da scuola per una qualche ricorrenza che non ricordo; era mattina presto e suonarono alla porta: era mio zio, con appresso l’urgenza di parlare in privato a papà. Io ero ancora a letto e poco o nulla sentii di quella conversazione, se non quando animi e toni si accesero di rabbia violenta. A quel punto io mi ero alzata di nascosto e sbirciavo l’ingresso per capire cosa stesse succedendo. Alla fine papà sospinse, non malamente, ma con polso fermo, lo zio alla porta lasciandolo, ancora strepitante, sullo zerbino di casa. Zio Enzo non desistette e prese a suonare il campanello prima con brevi scariche, poi attaccandocisi come ad un allarme antincendio. Papà riaperse quindi la porta, per non avere ripercussioni dal vicinato in un secondo momento, e io vidi Zio Enzo, l’uomo affascinante dallo sguardo assassino e il sorriso beffardo, in lacrime, genuflesso sullo zerbino di cocco intrecciato, supplicare mio padre di dargli ascolto, di aiutarlo, di dargli i soldi della nonna, che dopotutto erano anche suoi, perché altrimenti entro sera gli avrebbero spaccato entrambe le gambe, e poi se la sarebbero presa con la sua famiglia, e che dopotutto lui sapeva di cosa stava parlando, perché anche lui, il mio papà, ci era passato non molti anni prima. Del dopo non ricordo molto. Lo shock di scoprire in una manciata di secondi, che mio zio era in mano agli strozzini e che, solo pochi anni prima, ci era finito anche il mio papà, ha cancellato il resto dei ricordi di quel brutto episodio, lasciandomi soltanto l’amara rivelazione che quel grand’uomo che segretamente volevo come papà al posto del mio, altri non era che un meschino recriminatorio approfittatore, senza vergogna e senza coscienza. Da quel giorno, non ebbi più piacere ad andare a Milano dagli zii della grande città e non mantenni alcun tipo di rapporto con mia cugina, petulante e rancorosa oltre ogni dire.
Questo fino a ieri pomeriggio. Mio zio Enzo era ricoverato ormai da tempo in una casa di cura, debilitato da mille acciacchi più o meno gravi legati all’età. Da un mese o poco più la sua situazione si era aggravata e, come ultimo danno, aveva preso un’infezione in grado di resistere ad ogni cura antibiotica provata.
Ieri pomeriggio la sorellona è passata a prelevarmi (dato che ho disintegrato la mia macchina, ma questa è un’altra storia) e siamo andate, di comune accordo e di mutuo soccorso, alla casa di cura per trovare lo zio. O meglio, per stare in piedi di fronte al macilento involucro morente di quello che un tempo era stato mio zio. La pelle tesa sul cranio senza più carne ad addolcirne i lineamenti, la bocca sdentata aperta in un continuo rantolo agonizzante, il resto del corpo nascosto da una caritatevole coperta da cui sbucava la sagoma troppo ossuta delle ginocchia rattrappite. Travolta dal giro di valzer venefico del parentado presente al capezzale, ho sentito mia zia, la moglie, alzare la voce solo per rimarcare all’altra mia zia, la sorella, che non c’era più niente da fare e che preferiva che tutto finisse in fretta, mentre mia cugina la accusava palesemente di essersene fregata fino a quel momento (cosa che non era); ma soprattutto ho visto mia zia, la sorella maggiore, invecchiare di colpo al capezzale del fratellino, vedendolo così vicino alla sofferta fine, senza più potergli dire nulla che lui sentisse, per cui lui reagisse.
Quella carcassa d’uomo ancora vagamente somigliante a Gassman mi ha fatto pena, perché nessuno dovrebbe soffrire così, proprio nessuno, ma non è riuscita a farmi dimenicare quell’infame mattina di lustri e lustri fa, quando il mio primo mito è crollato e il mio primo vero senso di colpa si è palesato.
Stamane lo zio è morto. Il mio papà era lì, perché se lo sentiva e ha voluto raggiungerlo il prima possibile. Conoscendo la sua profonda emotività e il profondo affetto che, malgrado tutto, lo legava a suo fratello, non soffro per la scomparsa di un uomo che nella propria vita è riuscito a fare solo disastri, ma per la sofferenza che è scoppiata in petto al mio ipersensibile babbo e che richiederà tempo e pazienza per potersi affievolire.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:21 |
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Dopodomani. La prova del nove. Di fronte a tutta la famiglia. Situazione che evito accuratamente da mesi.
La famiglia ha potere catartico, ma anche liberatorio. Anche se con il passare degli anni mi sono indurita, mi sono alienata e ho raggiunto un livello di autocontrollo piuttosto invidiabile, il fattore emotivo non devo e non posso trascurarlo. Tutti a tavola, nipotina inclusa, a festeggiare, a scambiarci regali, a brindare e fare gli stupidi, a ridere e prenderci in giro... un pericoloso cocktail di buone vibrazioni e spremute di cuore che rischia di piazzarmi sul dirupo affacciato direttamente sulla valle di lacrime. E pianto sia, che tanto, quando singhiozzo, non si capisce mai che cosa dico. Però gli occhi feriti e preoccupati di mamy&papy mi spaventano da matti. Sto negando loro l’evidenza, ovvero il terrore del futuro che mi attanaglia quando mi concedo troppo tempo per pensare. Non si tratta neppure di evitare di fasciarsi la testa prima della frattura, perché io mi rifiuto categoricamente di pensare addirittura di procurarmi le bende! Sono una stolta che vive tra il panico e la speranza, ma in questo brodo primordiale di paure ancestrali ci voglio sguazzare da sola. Di certo non voglio che ci si tuffino due attempati settantenni, senza pinne, né fucile, né occhiali. Di certo non è mia intenzione diventare un’altra preoccupazione per la sorella maggiore che ha una figlia in fase preadolescente già ribelle. Di certo non desidero diventare un peso per un compagno che empatizza ogni mia depressione. E neppure agli amici voglio sottoporre questa me così smarrita. Il tutto sta nel superare tutte queste festività a testa alta,non perché ci sia qualcosa da essere orgogliosi, ma semplicemente perché se sollevo il capo, le lacrime usciranno con più difficoltà.
[…]
The Sword of Damocles is hanging over my head
And I've got the feeling someone's gonna be cutting the thread
Oh, woe is me
My life is a misery
Oh, can't you see
That I'm at the start of a pretty big downer
[…]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:08 |
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Sarà stato per gli sbalzi termici da cavia umana a cui la vita da pendolare mi sottopone quotidianamente, sarà stato il ventilatore a soffitto sparato sui capelli bagnati, sarà stata l'aria condizionata sull'immensa superficie delle mie chiappone nude durante la ceretta, o lo sternuto malevolo della collega cretina. Fatto sta che mi sono beccata un tremendo raffreddore. Una settimana prima della partenza per le (spasmodicamente agognate) vacanze. Sarò legittimata nell'essere infuriata come un tornado?
Tra l'altro, i miei sternuti hanno più o meno la stessa intensità.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 23:52 |
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Sono stanca. No, non è la solita lagna da "siamo ancora lontani dalle vacanze e già non ce la faccio più". Sono proprio stanca, perché impiego il doppio delle energie per fare qualsiasi cosa che impieghi la mia vista. Da oramai quasi due mesi l'occhio sinistro se n'è andato a fare un giro verso lidi nebbiosi, lasciandomi menomata monocola esausta.
E in più sono stufa di spiegare, a chi sa della mia assenza di un mese fa, e ora chiede, tutto quello che ho passato in una settimana di ospedale: auscultata, scrutata, forata, risuonata, elettrizzata e coricata in diversi frangenti e momenti. Onestamente, cose di cui non ho puntuale desiderio di richiamare di continuo.
Ah, sono anche stanca di sorridere e dare risposte evasive a chi mi chiede senza mezzi termini i risultati delle analisi. Se dovessi leggere il referto dovrei poi spiegare cos'è esattamente questa cosa dal nome così strizzalingua. dovrei spiegare che è solo il termine generico per quell'altra roba là, che però non c'è scritto perché per adesso non lo è, ma il dottore mi ha già detto che le probabilità che lo diventerà sono altissime, è solo questione di tempo e c'è solo da sperare che il tempo sia taaaaanto taaaanto lungo. Non ho voglia di sentirmi dire "Vedrai che non succederà", "Su dai, pensa positivo" o peggio "Vuol dire tutto, vuol dire niente".
E sono stufa di questo schermo bianco luminoso, che scintilla nel mio campo visivo corrotto e scorretto. Sono stufa di dovermici accanire per otto ore al giorno su schemi a quadretti grossi come capocchie di spillo e dovermelo scordare poi, a casa, dove potrei invece sfruttarlo per tutto ciò che è ludico e ameno...
Sono stanca di portare gli occhiali da sole sempre e comunque. Sono stufa di mentire alla mia famiglia, rassicurandoli che va tutto bene (ma con una mamma ipertesa e un papà col cuore a rischio, non mi sento di fare diversamente).
Sono stanca. Sono stufa.
E siamo ancora lontani dalle vacanze e già non ce la faccio più (non ho saputo resistere...)
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:29 |
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Sono ancora qui, in attesa di giudizio. A quanto pare sono andata a scegliermi (o meglio, mi sono trovata) il neurologo più impegnato della penisola. Non trova il tempo di leggere i miei cazzo di referti e di spendere 10 minuti al telefono con me per discuterne, foss'anche per dirmi che dobbiamo rivederci. Oggi è a Taormina per l'ennesimo convegno. Ci portava il figlio piccolo. Come dite? Non è un'informazione rilevante? Ah be', lo sapevo anche io, ma non me la sono sentita di dirglielo. Per carità, durante i cinque giorni di degenza si è fatto in 44 per me, davvero, però adesso mi sta sfuggendo. La parte razionale del mio cervello e delle mie conoscenze continua a ripetere che se fosse qualcosa di grave, mi avrebbe già chiamato e ricevuto. Ma oramai da tempo, si sa, sia nel mio cervello che nelle mie conoscenze, la parte razionale scarseggia, e comunque viene poco considerata.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:35 |
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Sono stata piuttosto tentata di scrivere un post sulla settimana di degenza da poco trascorsa, ma il mio senso del pudore mi ha frenato. E avendo accantonato l'idea, ho lasciato scivolare via i ricordi e le sensazioni, trovandomi poi in difficoltà nel richiamarli a memoria per disquisirne sul blog. La decisione finale è stata quindi quella di lasciar scivolare via anche il resto, di dimenticarmi le notti difficili e i giorni interminabili, di non fissarli su carta e atrofizzarne i ricordi con quella mia capacità tutta speciale di spersonalizzare tutti gli eventi i cui ricordi è meglio tenere a distanza.
La baraonda caotica trovata sia in casa che in ufficio hanno poi finito il lavoro, distraendomi ampiamente e prosciugandomi di tutte le energie difficoltosamente racimolate, frapponendosi tra me e il successivo fine settimana come imponenti torrioni di incalcolabile fatica.
Adesso sono tornata più o meno in carreggiata. Ovviamente non ho risolto praticamente nulla dei miei problemi di salute e sto inseguendo (telefonicamente) il medico da venerdì, ma pare che ci sia un accavallarsi di impedimenti contingenti per cui i referti dei miei esami rimbalzano sempre dove lui non è... Ovviamente in ufficio si sovrappongono impegni, errori, urgenze e dimenticanze che riguardano, più o meno costantemente, il mio ufficio e quindi la sottoscritta. Ovviamente non dormo molto bene la notte.
OK, la situazione è quella che è, ma com'è mai possibile che mi stessi dimenticando che dopodomani c'è il concerto per cui ho sfrangiato gli attributi della mia agrodolce metà per mesi interi?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:35 |
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La sospensione prosegue, un po' per accidia, un po' per necessità. Devo rinunciare al pc per qualche giorno e mi sono accorta che non so più scrivere su carta. Ma tornerò, ah se tornerò!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:21 |
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Per fortuna che ci sono stati gli Editors, venerdì sera, e che questo fine settimana non può quindi vantare un bilancio così catastrofico.
Niente di grave. Oddio. C'è stato un lutto in famiglia, uno di quei lutti di persona anziana che ti torvi a sperare che arrivi presto, finisci di augurare che si concluda in fretta. E non è la scomparsa della parente ad addolorarti. In questo caso, perché, anche se ti era simpatica, la conoscevi poco davvero e non la incontravi da tanti anni, ma è la traccia dolorosa che questo decesso lascia nell'animo di tua madre a farti male, a farti desiderare di trasformarti in balsamo per il suo cuore sofferente, senza peraltro riuscirsi in nessun modo.
Neanche la corsa dal veterinario con il gatto più morto che vivo, a conti fatti, è stata grave. Facendo il diavolo a quattro sei riuscita a ottenere udienza immediata e cure fulminee, ristabilire la situazione e hai visto la povera bestiola ritornare in sé, ricominciare a camminare, poi a miagolare, poi a chiedere cibo (morbido, per ora, che non ha più mezza lingua e deve fargli un male d'inferno), poi a chiedere di uscire (ma-siamo-matti?!), poi a chiedere le coccole. Il tutto presidiando la degenza per 24 ore, rinunciando alla giornata di tiepida primavera e al progetto di foto nella natura che ti eri prefissata in questa domenica da vedova bianca, per controllare che stesse bene.
Insomma, non proprio catastrofico, grazie allo strepitoso concerto di venerdì, ma tutto sommato, se ci metto anche la litigata venefica da sabato pomeriggio e l'attacco di cervicale (il primo in due mesi, stroncato con massicce dosi di ipobrufene prima che arrivasse all'occhio) da sabato sera, potrei aver sperato di meglio...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:03 |
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Sì, sono una delle tue più fedeli clienti, ma soprattutto per necessità: mi sono ammalata tante di quelle volte dall'inizio dell'anno che potevo fare l'abbonamento con il tuo bancone, e in più sto prendendo parecchi medicinali omeopatici.
Sì, mi hai clamorosamente sgamato, l'altra sera, che ti ammiravo le chiappe fasciate i quei bei jeans aderenti (però anche tu eh...) con fare non proprio casto.
OK, quando mi sorridi magari tartaglio un pochino.
Va bene, non ascoltare il tuo collega quando mi parla, perché dietro stai passando tu in tutta la tua bellezza è un po' da cafona...
Premesso tutto questo, lo so da me che era fuori luogo arrossire ieri sera, quando mi hai tenuto lì a chiacchierare, e non mi mollavi più.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:05 |
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Era lì, a poche centinaia di metri da me... ERA LI', e io sgobbavo su inutili quisquilie, CAZZO ERA LI', al NHOW, che dista davvero 400 metri dal mio ufficio. Di martedì mattina, un martedì che c'ero (data la cagionevolezza dei mesi scorsi, ho controllato anche i certificati medici per farmi ancora più male) CAZZOCAZZOCAZZO ERA LIIIIIIIIIII''''... un mese fa, e ovviamente lo scopro questa sera per caso...
E non ci sono ancora informazioni certe su un possibile suo concerto a Milano. Ma soprattutto, CAZZO, era lì.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 23:13 |
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Non scrivo più, lo so. E' che mi risulta difficile mettermi davanti ad uno schermo e lasciare libero sfogo ai miei pensieri, senza rischiare di venire travolta da l'oceano sotto vuoto che sto tenendo a bada dietro altissime barriere di difese consce e inconsce.
Mettermi qui, a fissare lo schermo bianco è, allo stato attuale delle cose, un gesto pericoloso ed incosciente, quindi mi astengo dal pormi nelle condizioni di poter mettere nero su bianco (o grigio su viola) emozioni forti, delusioni cocenti, sentimenti altalenanti, batticuori sfarfallanti e pensieri galoppanti, perché sarebbe come spellarmi viva per poi rotolarmi nel sale.
Basti solo pensare che per scrivere il peggior live report che ho prodotto fino ad oggi, mi ci sono voluti 13 giorni di lambiccamenti e continue correzioni, proprio perché a livello emozionale, quello dei Mission, è stato uno spettacolo di forte impatto e perché la nostalgia non è proprio il sentimento ideale da interpellare adesso.
Sto finendo le energie a disposizione. Almeno riuscissi a recuperarne dall'accumulo lipidico, questo esaurimento avrebbe un senso...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:36 |
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Che io e il mio corpo si stia passando una fase di incomprensione reciproca, è assodato da anni, ma che la rappresaglia abbia raggiunto livelli tali da scatenare una guerra battereologica, mi sembra eccessivo...
Sì, forse somatizzo un po' troppo e spesso il nervoso accumulato in ufficio si sfoga in recrudescenti dermatiti pruriginose. E la fame compulsivo-bulimica da frustrazione lavorativa di certo non fa bene al mio già pericoloso sovrappeso. OK, devo smettere di masticarmi l'interno del labbro inferiore prima di staccarmelo del tutto, ma non vi sembra esagerato accalappiare ogni tipo di germe e batterio presente nell'aria per schiantarmi a letto e impormi del riposo forzato?
Io, che solitamente faccio un'influenza ogni due anni, mi ritrovo con il carnet del medico già pieno a metà del secondo mese dell'anno. E' ora di staccare la spina, sperando che non sia quella che alimenta anche la stabilità mentale.
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Lavoro
Una settimana e più senza capo, a casa ammalato, potrebbe essere rilassante, se solo non ci fossero nuovi collaboratori psicotici da gestire, vecchi collaboratori e i di loro legali, psicotici uguali, da congedare, richieste internazionali da evadere, caporioni su caporioni da accontentare e la posta da presidiare, perché il capo è ahimè dotato di blackberry e ciò significa che legge le mail, risponde e comanda. Potrebbe, ma di fatto mi sono sentita un robottino caricato a molla e preso a calci per giorni e giorni.
Salute
Ah beh, quando c'è quella... Il dente s'è cariato e andava devitalizzato. Un canale l'abbiamo otturato, ma il secondo s'è schiantato e due afte ma regalato, che la guancia hanno gonfiato. Il dentista ha bestemmiato ma il canale ha liberato e l'antibiotico m'ha dato. Ora il gonfiore è ridimensionato ed il dente è sempre bucato.
Quando non c'è la salute, rimane la poesia...
Famiglia
La famiglia non te la scegli e, almeno in questo aspetto della mia vita, posso vantarmi di essere stata fortunata. Non ci sono né geni né eroi, né santi o martiri, però c'è amore, declinato in migliaia di forme e gesti. E radunarsi attorno al tavolo in quelle tre o quattro occasioni annuali è sempre un pantagruelico piacere. Più dello gnocco di zucca o dell'ossobuco alla milanese, mi sono saziata di rituali prese in giro collaudate, rimbrotti ritriti e complicità gastronomiche. Mi hanno anche strappato la promessa di andare al concerto di Avril Lavigne con la nipo... Cosa non fa, l'amore...
Cinema&Spettacolo
Fine settimana fruttuoso, rispetto al piattume degli ultimi, quantomeno.
Venerdì sera sono finalmente riuscita, dopo anni di sfortunati inseguimenti, ad assistere a Caos, dei dinamici Quelli di Grock. Uno spettacolo di teatro-danza (ma più teatro-movenza) che rimane innovativo malgrado gli anni che ha, coraggioso nei temi musicali e semplice nell'immediatezza d'impatto.
Sabato sera ho portato la dolce metà a vedere un film di fantascienza, per evitare le carnevalate ambrosiane che avremmo trovato in qualsiasi altro locale del milanese, un po' scettica ma preparata. E' andato a finire che Cloverfield è piaciuto più a me che a lui. Visione estremamente soggettiva del terrore puro causato dall'ignoto distruttivo. Nausea da riprese amatoriali a parte, l'ho trovato un'idea originale (e per favore basta paragonarlo a The Blair Witch Project...) Ecco, magari potevo aspettare di vederlo in TV ed evitare la spesa dei biglietti.
Ieri sera abbiamo smesso di rimandare ancora la visione di Sunshine, quello di Danny Boyle. Il risultato è un lieve indolenzimento della zona cervicale, dovuto a tensione spasmodica nei momenti salienti del film, insieme però ad una placida soddisfazione. Davvero ben costruito, malgrado le piccole pecche. Andava visto.
Libri&Musica
Ho finito Mattatoio N. 5 e mi sto ancora chiedendo come ho fatto senza Vonnegut fino ad oggi. Ho bevuto ogni pagina di quel libro, provando emozioni soffocanti e liberatorie, tremando e sobbalzando. Ha reso l'orrore della guerra in un modo magistrale, ha reso l'idea di cosa sia stata veramente quella carneficina inumana, è riuscito a penetrare nel mio cervello anestetizzato ed insensibile come un punteruolo rovente. Così va la vita.
Ho anche visto l'anteprima del nuovo video degli Elii. E adesso mi siedo e lo aspetto impaziente, questo Studentessi.
Mercoledì, cioè dopo domani, vado a dare l'addio a Wayne Hussey e soci. Quando mi riempivo le orecchie solo di chitarre distorte, urla disumane e batteria con doppia cassa impazzita, 20 anni or sono, erano tra i pochi a riuscire a strapparmi un sospiro e uno sguardo sognante. Li ho già visti dal vivo, ma questo è il farewell tour (vero, non alla The Cure, che oramai sono all'ottavo last tour...) e ci voglio essere. Ovviamente, ho l'onore (onere?) di poter scrivere il live report...
E sempre per quanto riguarda la scrittura, li sono accaparrata la recensione di "Alles Wieder Offen" e ora non so da che parte iniziare. Come si fa ad osannare gli dei della lamiera ondulata, gli operai della musica sperimentale, gli dei del suono industriale, senza risultare affettata, schematica e rigida? Dovrò capirlo in fretta...
Mi sento come l'ultimo tubetto di dentifricio che campeggia sulla porcellana del mio lavandino. Spremuta, sfruttata all'osso, schiacciata da forze più grandi di me, svuotata e prossima ad essere sostituita.
Passi la settimana di lavoro che ho dovuto recuperare perché quella scorsa ero ammalata, passi il preventivo del dentista che è aumentato di 100 euro in un botto, dato che il cratere che mi ha scavato oggi nel premolare dovrà essere devitalizzato, passo il WE che passerò ad imbottirmi di antidolorifici perché il suddetto cratere è rimasto a cielo aperto e ci rimarrà fino a lunedì sera, passi l'ennesima settimana in cui ho deciso di ignorare i benefici che un'oretta o due di pilates potrebbero avere sulla mia cervicale, passi che domenica mi sono auto-invitata a pranzo dalla mamma e me ne sono già pentita, perché in questo periodo è di un umore amabile come un fico d'india acerbo masticato con la buccia, passi tutto questo e anche tanto altro, ma la mia collega-nemesi sta seriamente ponderando di dare le dimissioni settimana prossima e io sto cadendo in depressione.
Il sottile, precario ma funzionale equilibrio delle nostre psicopatologie ci ha permesso di arrivare più o meno indenni fino a questo punto. Gli insulti a raffica, il rutto libero, la bestemmia obbligatoria, le critiche distruttive, le pesanti prese per il culo, tutto di ordine quotidiano, hanno fatto sì che le nostre personalità dissonanti e le nostre vite antitetiche si intersecassero in una saldissima coalizione dettata dalla disperazione professionale. Entrambe chiamate a rispondere di massimi e minimi sistemi, costrette a rimestare nel torbido per conto degli altri, additate come capri espiatori di indole malaussèniana, utilizzate come scudo umano nei conflitti di palazzo, Mata Hari del debole al soldo del potente, ci siamo sempre sorrette, seppur presenti su due diversi livelli di percezione lavorativa (all'inizio del nostro antagonistico sodalizio le feci notare che le montagne di merda che doveva spalare lei erano sì più grandi, ma che la sua pala era d'oro, mentre la mia era di ferro già un po' arrugginito).
Il millimetrico bilanciamento che sorregge la nostra altalenante situazione lavorativa è ormai da anni l'unico caposaldo che mi consente di affrontare le giornate lavorative sadicamente strutturate qui dentro. Se lei se ne va, perdo materialisticamente l'unica possibilità di ottenere un seppur pallido aumento di stipendio ogni tre anni, dato che lei mi sponsorizza molto di più e molto meglio del mio atarassico, anemico e asfittico responsabile, ma soprattutto, perdo un'amica, perdo una confidente, perdo un appoggio tenace e un punching ball emotivo di tempra invidiabile.
Il fatto è che da tre anni sta cercando, senza successo e con tanti drammatici effetti collaterali, di avere un bambino, e le hanno chiaramente spiattellato in faccia che un pendolarismo da 50+50 km al giorno è stressante, dannoso e inficiante. Insomma, se vuole una qualche speranza di rimanere gravida, DEVE cambiare stile di vita. Il marito preme, il padre appoggia, il treno ritarda sempre di più, l'orologio biologico ticchetta e i capi qui dentro, invece che riconoscerle il valore aggiunto che obiettivamente si meriterebbe, la sballottano a destra e a manca senza criterio e senza tatto, demotivandola ogni ora di più.
Se l'inizio di settimana prossima proseguirà così com'è finita questa, la sua lettera di dimissioni planerà sulla scrivania del legale rappresentante a velocità sostenuta. Io la sorreggo, le dico che deve seguire i consigli di suo marito, che è giusto che si prenda le sue soddisfazioni, ovunque voglia trovarle, ma intanto sento la nausea crescere e il timor panico invadermi.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:42 |
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Domani sono a casa. E' l'unica cosa, oggi, che tiene lucida la mia mente annebbiata da:
emcirania da manipolazione cervicale
quattro ore scarse di sonno
cervello pieno di rivelazioni sconcertanti e dense di significato, ricevute ieri sera dalla mia più cara amica, che non vedevo da quasi due anni.
l'idea che questa sera DOVREI andare al concerto dei Subsonica.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:33 |
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Da questa mattina, ho già incontrato sei o sette persone che mi hanno chiesto se andava tutto bene, sicure che avessi appena smesso di piangere, cosa che non era. Non ho neppure, per dire, il raffreddore ad arrossarmi gli occhi, cosa che potrebbe farlo pensare. Sono solo mortalmente stanca, perchè da lunedì faccio il lavoro mio e della mia collega, nel nostro ufficio già di per sé sottodimensionato, cosa che non dovrebbe essere. Non ho voglia di leggere, scrivere, guardare la tv, andare al cinema, fare sport...
E' una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità
io sto bene io sto bene
io sto male io sto male
io non so io non so
come stare dove stare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
io sto bene io sto male io non so
cosa fare non ho arte non ho parte
non ho niente da insegnare
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità
[CCCP]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:30 |
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Donne di Bia' e dintorni, ascoltate!
Ascoltate il vostro corpo, dalle radici dei vostri fluenti capelli alle unghie dei vostri delicati piedini! Non sentite un certo fastidio in una qualche parte della vostra persona?
Non avvertite il bisogno di assumere una qualsiasi sostanza medicamentosa, rigenerativa, integrativa, emoliente, energizzante, stimolante o curativa? Sicure? Proprio proprio sicure che non vi serva neppure un placebo? Peggio per voi! Avevo una dritta da darvi...
Curiose?
Beh, voi fate così: fate un giro in centro, in zona castello e poi pensate se avete qualcosa da prendere in farmacia, puntate quella a latere del suddetto maniero ed entrate furtive, ma non lanciatevi dirette al bancone, no!
Bighellonate un poco tra gli scaffali, scrutate le casse e individuate una nerissima zazzera incolta. Sotto ci stanno due occhi di giaietto lucenti e sbarazzini, e sotto ancora un naso dritto e volitivo, e ancora sotto, un sorriso disarmante. Il tutto sostenuto da un piacevole ed atletico fisico scattante.
I modi sono garbati, la voce profonda, le mani forti e asciutte. Quando saluta inclina leggermente il capo e il sorriso si espande. E' un'esperienza da fare, ve lo assicuro.
Benedetti i granuli omeopatici, che finiscono così in fretta!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:32 |
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Sono stanca. Quattro settimane di vacanze e sono ancora stanca. Una settimana dal rientro, e sono già stanca. Venerdì sera non esco, perché sono stanca. Sabato sera non voglio fare tardi, perché sono stanca. Domenica non organizzo nulla, perché sono stanca.
Dormirei continuamente. Vedere il mio letto mi emoziona alle lacrime, perché mi ci immagino sopra dormiente e beata...
Allora, perché cazzo mi ritrovo, tutte le notti, a fissare un soffitto buio per 2 o 3 ore, insonne, senza possibilità di addormentarmi se non a poche ore dal forzato risveglio?
Maledetta degenerazione policistica della ghiandola pineale.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:34 |
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Domenica finirò le ferie in bellezza, con un Independent Days Festival scribacchiato su un taccuino, immergendomi nelle nuove generazioni di rockers, facendo ammenda per aver perso l'ultimo concerto dei NIN, godendomi il live set dei Tool, che pare sia un grand guignol psichedelico, ballando e prendendo appunti, ascoltando e memorizzando scalette.
Lunedì lo passerò a riprendermi da cotanto slancio di gioventù e martedì tornerò a soffrire sui miei sudati tasti, nel mio triste ufficio stile playmobil.
Sono finite le vacanze, evviva le vacanze!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 18:54 |
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Look I'm standing naked before you
Don't you want more than my sex
I can scream as loud as your last one
But I can't claim innocence
Oh God could it be the weather
Oh God why am I here
If love isn't forever
And its not the weather
Hand me my leather
[...]
E' successo di nuovo. Questa volta non è stato Robert, a farmi da colonna sonora per il rientro a casa, ma Tori, lasciandomi un'altra volta un po' sconcertata, un po' frustrata, un po' appagata.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 11:38 |
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Non ho voglia di partire. Non fraintendetemi: non vedo l'ora di scatenarmi con la macchina fotografica e di omaggiare il mio occhio ritrovato con paesaggi, monumenti (Capricho, arrivo!!!), volti; di coccolare il mio stomaco con frutti di mare, aragoste e sidro asturiano; di riempirmi le orecchie con il rumore dell'oceano e i silenzi dei picos; di annusare i pimientos de Padròn; di sfiorare gli antichi massi dei circoli druidici. Però non ho voglia di partire.
Questa casa è la mia tana, e come gli animali feriti e sofferenti ho bisogno di rimanere nascosta fino alla guarigione, di più giorni di requie per rimettermi. Ma tant'è, o partiamo ora o ci perdiamo le vacanze. E ho bisogno anche di quelle.
A questo punto, devo solo trovare il coraggio di tagliare il cordone ombelicale che mi lega a queste mura.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 09:08 |
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Non lo nego, proclamavo ai quattro venti che era emicrania oftalmica, ma pensavo glaucoma, parlavo di aura, ma immaginavo tumore al cervello, dicevo stress e temevo sclerosi multipla. Sono fatta così, più esterno e più me la sto facendo sotto. Ne parlo in continuazione per sentirmi dire che è vero, non può essere che così. O almeno ricevre conforto di abbracci e coccole e carezze.
E' così terribile non vederci da un occhio. La percezione delle cose cambia drasticamente, non solo visivamente, ma mentalmente. Divorare libri e film diventa impossibile. Ascoltare musica diventa difficoltoso, perché i problemi agli occhi mi prendono anche la testa, e la musica la vivo più come un fastidio che come un sollievo. La macchina fotografica non la avvicino neppure, figuriamoci le foto da modificare sul computer. E su quest'ultimo, quello di casa almeno, non metto mano da giorni, perché mi bastano le sessioni intense di formule e tabelle che mi autoinfliggo al lavoro.
Ieri lo stregone mi ha inettato, nei punti dell'agopuntura cartilagine, miorilassanti, decontratturanti, fluidficanti e ieri anche un alcaloide per curare l'acutamente dolorosa contrattura dei muscoli oculari.
E ha spiegato le mie patologie da un punto di vista fisiologico, psicologico e omeopatico, che alla fine è una somma dei due precedenti. Pare che la concomitanza di fattori di stress lavorativo, di stanchezza fisica e mentale, di caldo torrido e assenza di sonno, sia stata la miscela esplosiva che mi ha orbizzato. Pare che ci vogliano due settimane di tempo prima che il danno si riassorba. Pare che se non sarà così, anche se sono escluse tutti i miei timori di cui sopra, dovrò ripetere tutti gli esami fatti tre anni fa, sperando che nulla sia cambiato, sperando però che qualcosa si palesi.
Tirando le somme: sto da schifo, ma non sto morendo.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:37 |
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Orba e stremata. L'elevato tasso di stress a cui sono stata sottoposta nell'ultimo mese, è sfociato in un attacco bilaterale alternato di emicrania oftalmica.
Prima l'occhio destro, come tre anni fa. Due settimane di visione periferica ridotta e offuscata. A parte una conclamata difficoltà a guidare con il buio, sono riuscita a cavarmela e a gestire i mille impegni di lavoro e casa.
Adesso l'occhio sinistro, per la prima volta. Terribile. Dopo l'aura scintillante di venerdì sera, la visione periferica è diventata nulla, e al centro dell'occhio c'è un'enorme massa sfocata e distorta che corrompe tutto ciò che guardo. Significa non poter leggere (mi sembra giusto, dato che è uscito l'ultimo HP giusto sabato), non poter guardare la tv né andare al cinema, non sopportare la luce diretta (naturale o artificiale). Significa rischiare la vita ogni volta che guido e avere la nausea costante per tutto il tempo che passo al PC su quelle infami tabelle di excel, perché ovviamente non me ne sto a casa al buio, per riposare l'orbita contratta, dolorante e confusa. No, qui ci sono dei lavori da finire, la mia nemesi-collega è in ferie e il mio capo in fibrillazione. Quindi mi sto torturando da due giorni sul nuovo schermo LCD e mi sto imponendo due viaggi in auto al giorno, seppur brevi e che potrei fare a occhi chiusi (o anche offuscati), con i quali mi sembra di rischiare stupidamente la vita ogni volta...
Eppure è meglio di tre anni fa, quando mi successe la prima volta. E' meglio perché so ce cos'è, e soprattutto so che cosa NON è: non è tumore al cervello, non è febbre cerebrale, non è un'avvisaglia della sclerosi multipla. E' solo emicrania oftalmica violenta e invasiva. Non si muore, non si diventa ciechi, non si perde la facoltà di usare il proprio corpo.
Di quel periodo ricordo una frase, atroce, che mi fece piangere per ore: "Almeno tu hai la musica, se diventi cieca potrai continuare ad ascoltarla. Io, che leggo e basta, non potrei sopportare una cosa del genere". Tutt'ora ripensarci mi attorcina le budella come un antico strumento di tortura. Certe persone, seppur amorevoli e armate solo di buone intenzioni, non sono proprio fatte per portare conforto.
E poi ricordo lo sguardo di mia madre. Era atterrito. Terrorizzata dagli esiti delle migliaia di esami, che in un mese intero di corse per i vari ospedali della provincia, mi avevano sondato cranio e occhi in tutti i modi.
Ricordo anche l'ultima visita neurologica per verificare gli esiti della risonanza magnetica al cervello e agli occhi: quando mi hanno detto che non c'era nulla di anomalo nelle spirali del mio encefalo (nulla di registrabile dalla risonanza, aggiungerebbe qualche maligno) corsi da lei a darle la buona notizia. Volevo cancellarle quello sguardo di orrore dagli occhi. Mi prese una mano e strinse fortissimo, imponendomi di giurare. Giurai. Caricò con l'altro braccio e mi diede una borsata nella schiena, non troppo forte, ma nemmeno troppo piano. La domenica dopo andammo a festeggiare al ristorante, tutti insieme, la figliola dalla vista prodiga.
A questo giro non glielo dico, che sono di nuovo monocola. Lo so che un pochino si spaventerebbe ancora.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:04 |
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familie
La fase due della cura omeomostruosa è giunta al suo 45simo giorno di svolgimento. Come va? Vediamo:
- Il cacao mi manca da morire, in tutte le sue forme e sostanze.
- La carne di maiale, che d'estate vuol dire grigliate, vuol dire prosciutto&melone e salame&fichi, è un sacrificio difficile e mi sta facendo odiare la bresaola.
- Il latte e i latticini, mancano al mio regime alimentare come la quarta gamba manca ad un tavolo quadrato. Anche lì, la ricotta è concessa, ma il resto no. Niente formaggi (quindi, ad esempio, niente caprese), niente latte (e la colazione con il tè e il latte di riso stanno mettendo a dura prova la mia vescica), niente yogurt (e la colazione è sempre più inconsistente), niente bevande probiotiche (che bene o male mi facevano arrivare alle 13 senza mangiarmi l'onnipresente collega), niente gelato (che d'estate è proprio un'ingiustizia).
- Niente lievito. Che sarà mai? Rinunci al pane. Alle focacce. Ai grissini. Ai crackers. Alle schiacciatine. Alle bruschettine. Ai tarallini. Per non parlare di brioches o torte o biscotti. Solo pane azimo e gallette di cerali soffiati. E va be', per la dieta ci può anche stare. Ma rinunci anche alla birra, nella stagione delle feste della birra. Sto diventando un'avvinazzata, per compensare.
Adesso: 4,5 kg in 45 gg sono 100 gr di prosaica zavorra sottocutanea e intramuscolare, in meno al giorno.
Per non parlare degli altri benefici collaterali.
Me ne rendo conto.
Ma nei momenti tipo ieri sera, a casa sola, un po' annoiata e tanto stanca, un gelatino consolatorio poteva anche starci. O una birretta.
Dallo sciamano ho la revisione a settembre.
Resisterò?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:30 |
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alkoholiker,
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gesundheit
Io ho un occhio più basso dell'altro, questione di centesimi di millimetro.
La mia collega, ex-modella, ha un orecchio più basso dell'altro e un occhio più esterno dell'altro.
Marilyn Monroe era tutto un errore di calcolo simmetrico e il Cellini ha sbagliato tutte le proporzioni del Perseo.
Quindi?
Mi piacciono le irregolarità nel volto e nel corpo umano. Non tropo accentuate (così mi spaventano un poco), ma una lieve dissonanza nei tratti speculari (tipo occhi, narici, gote, tempie, angoli della bocca, orecchie, ecc.) mi trasmette serenità, equilibrio, compatibilità, coerenza.
Quando sono spaventata mi porto appena sotto il naso del mio uomo e gli guardo le narici, ammirando come la sinistra sia lievemente più larga della destra, mi perdo a guardare la disomogenità dei suoi tratti, poi cerco l'occhio più largo, non più di mezzo millimetro, che non mi ricordo mai qual è, forse il sinistro, e oltre che dalla dolcezza dello sguardo, mi lascio irretire dalla capillare discrepanza delle iridi, ritrovando la serenità fugace che ultimamente, a giorni alterni, mi abbandona per lasciare spazio ad un'attanagliante depressione insonne.
E' una ricerca di modi alternativi ai tranquillanti, per curare le mie psicopatologie.
Qualche volta, funziona.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 18:11 |
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liebe,
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gesundheit
Questa sera qui ... domani ... non so, perché per ora mi concentro su questa sera.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:55 |
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launisch,
gesundheit
La mia vita sta assomigliando sempre più al mio lavoro, anzi alla parte frustrante ed esaustiva del mio lavoro.
Urge trovare l'antidoto, possibilmente senza lievito e proteine del latte, sgrunt!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:15 |
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gestern,
zukunft
Scontrosa, brutale, acida e caustica. Rifuggo gli accrocchi e nelle pause per il pranzo vago per il quartiere sola e riottosa, spendendo capitali in libri e ingurgitando cibo spazzatura mentre cammino.
Eppure... anche se una cappa di misantropia acuta mi costringe nel mio guscio irto di aculei velenosi, c'è qualcuno dentro di me che chiede approvazione, che cerca dimostrazioni tangibili di affetto e stima, che non vorrebbe un muro di silenzio schiaffato sul muso, ma carezze e coccole e sorrisi e buffetti; che desidera contatti e scambi di opinioni, confronti verbali e abbracci affettuosi.
La sera poi raggiungo casa mia, affondo la testa nel cuscino e scarico lacrime bollenti singhiozzando fino a lacerarmi la gola, fino a sentire i miei sopiti addominali dolere. Poi attacco a preparare la cena e seguo il tran-tran con stupita riconoscenza.
Ed è difficile condividere lo stesso corpo con così tanti desideri, con così tante esigenze, con così tanti amori, anche se sono solo due.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:27 |
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launisch,
gesundheit
Sono XYZ
sono momentaneamente assente
dalla mia mente
vi prego di lasciare
il vostro nome e cognome
e un numero o come
cazzo rintracciarvi
non appena avro' ripreso
il controllo dei nervi
sara' mia premura
richiamarvi.Vi prego
di non fare pernacchie
ne' rutti o parolacce
ne' fare i brillanti per dire
qualcosa di speciale
che mi consoli. Sto male
Parlate
subito dopo il segnale.
[XYZ=Stefano Benni]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:04 |
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gedichte,
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Hai sempre il terrore di esprimere i tuoi timori, perché ti sembra di aprir loro un varco per transitare nel mondo reale, attraverso le tue corde vocali e trasformarsi in situazioni tangibili, prendere forma attraverso il tuo respiro. Una specie di incantesimo antico di cui sei somma sacerdotessa. E per lo stesso motivo non piangi delle tue paure, perché anche le lacrime possono essere un tramite per quei mostri terribili che si annidiano dietro le tue palpebre.
Vorresti però scrivere di ciò che ti affligge, dell'imminente funesta ricorrenza... Il timor panico di ripiombare nella prostrazione più nera è più fosco del fumo delle mille sigarette che stai consumando ultimamente.
Certo, il peggio è passato, questo lo sai anche tu, ma anche questa volta, e per tua scelta oltretutto, sei lontana anni luce dall'unica anima a cui hai confidato tutto quanto.
Anima, tra l'altro, che un anno fa, con anche le sue buone ragioni, nel momento peggiore del tuo malessere interiore, si è affacciata un nanosecondo al tuo baratro oscuro, solo per scaricarti addosso una bella carrettata di merda. Anima a cui non vuoi più nemmeno pensare proprio perché, ultimamente, ha scoperto che scaricarti la merda addosso è anche un gesto catartico.
Sì, ti ripeti a forza, a ogni pié sospinto, che da sola ce l'hai fatta e ce la puoi ancora fare.
Ma vorresti poter tendere una mano, vorresti non avere così paura di parole taglienti e maldestre, vorresti non aver pasticciato tutto quanto, vorresti non aver reso così irta di aculei quell'anima che un tempo ti era affine.
Vorresti, ma sai che non puoi.
Sai che non devi e allora trattieni tutto, a forza, per l'ennesima volta.
Del resto ben ti sta, del resto te la sei cercata.
No, non l'angoscia delle paure antiche e delle sofferenze passate; di quella da anni hai imparato che non devi ritenerti responsabile.
Ma tutto quanto è arrivato dopo è opera tua e chi è causa del suo mal...
L'imbarazzo in questo caso diventa un tuo alleato. Dopo l'ultimo contatto così cattivo, così sgradevole, così intossicato di infantile ripicca, non sapresti cosa dire a quell'anima oramai distante anni luce. Sei sicura che ora non soffra più del vuoto che c'è tra voi e forse non se ne accorga nepure.
E tu, soffri? Sì, non è questo il momento di sviscerare tutta la quiestione, e di certo devi archiviare questa storia e armarti per affrontare il nuovo inferno su misura che ti si sta chiudendo intorno. Ma soffri, tu?
Troppe le cose che hai in testa, troppe le sensazioni indecifrabili, troppo il timore di sbagliare.
Facciamo un patto, se riemergerai da questo buco nero che ti sta inghiottendo, si riprenderà il discorso.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:57 |
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launisch,
gesundheit,
gestern
Just because there are things I don't remember, doesn't make my actions meaningless. The whole world doesn't just disappear when you close your eyes, does it?
Esattamente.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:01 |
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kino,
gesundheit
Mi sono finalmente decisa ad andare dall'omeopata per la cervicale, ma si sa, da questi stregoni vai per un patereccio e ti ritrovi a dover seguire rimedi per ogni singola parte del tuo macilento corpo. Così, dopo un iniziale colloquio sulla sottoscritta e le sue abitudini di vita, ho iniziato una cura generica: Pu|sati||a.
Così, tanto per curiosità, ho sbirciato un po' in giro per vedere Pu|satil||a cosa fa, e sono rimasta quasi sconvolta, leggendo il mio quasi perfetto ritratto di morbosa malata mentale. Ad esempio: "Il tipo sensibile Pu|sati||a presenta delle caratteristiche somato-psichiche ben definite e facilmente riscontrabili. L'aspetto tipico della donna-Pu|tsati||a è quello riprodotto dai Maestri pittori italiani del XV secolo o dai pittori Fiamminghi del XVII secolo: forme rotondeggianti, viso angelico, mani paffuttelle, seno prominente, sguardo che lascia trapelare una leggera tristezza. La cute è pallida e marmorizzata, ovvero lascia trasparire il reticolo venoso soprattutto a livello delle gambe, provocato da una certa stasi venosa periferica." e poi "Intolleranza al caldo, all'esposizione prolungata al sole, all'eccessivo "dolce far niente": infatti il caldo e il riposo favoriscono la stasi venosa. Al contrario il movimento e l'aria aperta, le applicazioni fredde (malgrado una spiccata freddolosità) daranno un netto miglioramento." e anche "Strettamente legata alla stasi venosa è la variabilità dei sintomi: dalla freddolosità alla calorosità, dal buon umore alla malinconia (cioè la variabilità dell' umore dipende dalle condizioni della salute fisica e in altre parole dalle condizioni circolatorie); in PU|_SATI|_|_A ciò che aumenta la congestione venosa peggiora lo stato psichico. "Tutto è variabile in Pu|sati||a" : i dolori sono erratici, facilmente accompagnati da brividi; bocca secca senza sete accompagna una digestione lenta e difficile, soprattutto dopo alimenti ricchi di grassi, con gonfiore addominale ed eruttazioni con il gusto degli alimenti. Il ciclo mestruale facilmente risulta irregolare e doloroso."
"Dal punto di vista psichico PU|_SATI|_|_A ha un carattere dolce e remissivo, timido, emotivo ma facilmente irritabile e suscettibile. Presenta una tristezza di fondo e il pianto facile, ricerca quindi la consolazione e la compagnia altrui riprendendosi facilmente: l'umore è facilmente mutevole. Il carattere è indeciso e irresoluto, è attaccata ai ricordi passati, alla famiglia, alla casa, alle tradizioni. E' fondamentalmente gelosa (o egoista?), soprattutto alla fine di un rapporto: quando non è più al centro dell'attenzione, coccolata e consolata, può diventare facilmente fredda e indifferente, paradossale e contraddittoria; può mascherarsi, mentire sulla sua sofferenza interiore per ricercare un nuovo equilibrio…"
Porca zuppa, sono io!
Poi trovo anche:
I sintomi cerebrali sembra che nascano per azione riflessa dalle condizioni di altre parti del corpo. (io)
- Cefalea in seguito a soppressione del ciclo. (io io io)
- Cefalea da indigestione, specialmente di grassi. (sempre io)
- Cefalea dopo intasamento di catarro sinusale e bronchiale. (almeno questa, no)
- Irrigidimento e dolori reumatici nucali. (porca zozza, io al 100%)
- Dolore della regione lombo-sacrale, come da distorsione. (io, eccome!)
- Articolazione dell’anca dolorosa, come se ci fosse una dislocazione. (ecco, giusto da qualche mese)
- Dolore strappante , con sensazione di tensione, alle cosce e gambe. (nu, evvai!)
- Sintomi mentali (ahia!)
- Tendenza a piangere ad ogni occasione. (già, vero)
- Gentile, timida e arrendevole. (non si direbbe, eh?)
- Nello stesso tempo nervosa, scontrosa , di malumore. (vedo molte teste annuire)
- Il nervosismo e la timidezza sono le caratteristiche principali della paziente Pu|sati||a. (ecco, io)
Sonno
- Insonnia per aver cenato troppo tardi o aver mangiato troppo. (malauguratamente)
- Insonnia nella prima metà della notte. (eccomi lì)
- Poi dorme bene fino al mattino. (rieccomi lì)
- Grida e piagnucola nel sonno in seguito a sogni molto realistici e spaventosi. (per fortuna che non me li ricordo)
Sfera d’azione elettiva
- Pu|sati||a è un rimedio di uso frequente nelle donne mentalmente disturbate che soffrono di problemi mestruali. (mentalmente disurbata? Io!)
- Le pazienti Pu|sati||a sono dolci, gentili e compiacenti, tendenzialmente allegre, eppure manifestano un carattere instabile e volubile, tanto da ridere, spesso, in mezzo alle lacrime. (Eccomi, eccomi!)
- Fra le donne sofferenti di malattie mentali spesso la somministrazione di questo rimedio migliora anche i sintomi mentali. (dopo un inziale peggioramento, sto sperando…-___-)
- Melanconia religiosa, specialmente nelle donne deboli fisicamente, e mentalmente ansiose e apprensive. (religiosa no, però!)
- Disturbi gastrici recenti. (appunto)
- Stati infiammatori a carico dell’occhio e dell’orecchio. (occhio, soprattutto)
Insomma, sono quasi da manuale, giusto con un filino di eccezioni, che mi confermino la regola.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:44 |
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