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Mamma: Perché hai tutti i capelli tirati indietro?
Io: Perché fa caldo e mi danno un fastidio boia in faccia!
Mamma: Sei proprio uguale a tua nonna!
Il mio cuore ha sorriso per tutto il giorno.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:01 |
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Avevo voglia di musica consona. Lo so, non è una playlist così originale, ma mi sono fatta prendere dalla nostalgia degli anni '80...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:54 |
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Ho appena ricevuto la visita dello spettro del natale passato.
Così, dal nulla, mi è arrivato un PVT su Splinder in cui mi si chiedeva se ero la tal persona che frequentava il tal posto e usciva col tal tipo, nella tal era geologica. Ero io. Intercettata, onestamente non ho ancora capito come, da un amico che non vedo da almeno... 16/17 anni. Era partito per andare a vivere in Scozia con la fidanzata. E vive ancora là, sempre con la fidanzata (sono una delle copie più longeve che conosca). Ha riletto una mia dedica sul diario (tipo incisioni rupestri, credo) e gli sono tornata in mente. Mi ha cercata su internet e ha trovato il mio blog.
Buffo, ciclicamente mi veniva da pensare a lui/loro ogni tanto, chiedendomi se fossero ancora là, se avessero "messo su famiglia", che strada avesse preso il loro cammino, insomma. Così, per curiosità. Convinta che loro di me non si ricordassero. Se adesso mi sento un persona poco incisiva e ancor meno interessante, immaginiamo come mi potessi sentire a 15/17 anni...
Insomma, sono tornati davanti ai miei occhi visi quasi dimenticati, situazioni passate, ricordi semicancellati... Ho rivissuto momenti imbarazzanti, grandi dolori e immense gioie. Ho ritrovato le mie prime volte. ho riscoperto sensazioni di un tempo passato. E' stato un nostalgico tuffo nella mia adolescenza, proprio negli anni in cui ricominciavo a vivere dopo un periodo di blackout totale. Ho ripercorso, con la confortevole distanza dei ricordi, il ciclo da araba fenice a cui mi ha costretto quel periodo oscuro. Mi sono sentita ritemprata e sfolgorante.
E' stato il più bel regalo che il fato mi potesse fare.
Adesso mi piazzo davanti al PC in attesa degli spettri del natale presente e futuro. Vediamo che succede...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:49 |
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Quando oramai i 34 stanno sfiorendo e scivolando insesorabilmente verso la chiusura del quinto ciclo di vita; quando oramai mi sono "sistemata" nella sedia a cinque razze di questo tristo e pesto studio fiscale, dove amministro umanamente esanimi disumani; quando oramai ogni verve cognitiva e di apprendimento se n'è andata giù per lo scarico, sospinta dallo sciacquone dell'imbolsimento mentale; quando ormai non ci sono più oramai, ho scoperto cosa avrei potuto studiare dopo il diploma: antropologia sociale e culturale. Ma l'ho scoperto solo lavorando dove lavoro, vivendo come vivo, avendo fatto le esperienze che ho fatto, avendo incontrato le persone che ho incontrato. Quindi, devo intenderlo come un segno del fatto che potrei ancora mettermi in gioco, oppure come un segno che il destino è quel che è, non c'è scampo più per me?
A voler considerare il livello di energia residuo in questo venerdì pomeriggio, la risposta spontanea sarebbe "La seconda, la seconda!". Se poi vogliamo dar retta alle considerazioni di Oddifreddi sull'università italiana, sarebbe anche uno sperco di energie, già esauste. Non prendo neppure in considerazione la possibilità dell'autodidattica. Con la maglia ai ferri e all'uncinetto ha funzionato, ma con l'antropologia? Non è che devo prendere la creta e modellare un uomo (quello pare sia un hobby creativo da divinità), oppure fabbricarlo all'uncinetto n. 6 con filato secco 100% materia animale... Ho scoperto, ma questo tanto tempo fa, che se inizio un lavoro fisico, manuale, da autodidatta posso benissimo cavarmela da sola, ma ho scoperto anche che è una forma di autismo, e che funziona solo con gomitoli, aghi, fili di metallo e lana cardata...
Che confusione... Che illusione... Avrei già anche in mente l'argomento della tesi... Ma lo so, a lungo andare, sarebbe solo un'altra perdita di tempo.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:50 |
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Mi hai nauseato, definitivamente.
Mezze verità, giochi di parole, sotterfugi, essenziale appositamente non detto, silenzi tattici, risposte ambigue. I tuoi sono tutti giochini disgustosi che, come sanguisughe, privano di linfa vitale il nostro rapporto, ormai malato e cadente.
Ci abbiamo messo tanto a dargli una parvenza di stabilità, a sto rapporto così strano, e adesso sono qui a chiedermi il perché. Forse è stata tutta fatica stupidamente sprecata. forse dovevo gettare la spugna alle prime avvisaglie e buttare tutto alle ortiche, perché tutto quello che ci vedevo era distorto dalla mia percezione e dalla mia necessità di instaurare un rapporto adulto con te.
Purtroppo, anche se da una parte sono diventata intollerante verso certi atteggiamenti e dall'altra mi sono scoperta una fan della schiettezza e della comunicazione semplice ed efficace, non riesco a pensare di dirtelo di persona, perché ad un tuo possibile, probabile, diniego potrei reagire davvero molto male e non ho neppure più voglia di incazzarmi. Non ho più voglia di parlare per ore per scoprire che non hai ascoltato quello che ti ho detto o, peggio, che hai filtrato i miei discorsi per costruirti un'idea tutta tua di quello che penso, della nostra situazione e delle tue responsabilità su tutto quello che c'è stato e c'è di negativo.
Sono stanca, disillusa e disincantata da questo rapporto che credevo, a quanto pare ingenuamente, fosse diventato più maturo.
Di certo c'è anche una mia parte di responsabilità ma, contrariamente al solito, non me la sento di biasimarmi per questa triste evoluzione. Ho usato la sincerità VERA, non il taglia e cuci che usi tu, per portare avanti questa cosa, rischiando anche di essere molesta e pericolosa. Se non sai starmi dietro, forse non c'è più strada che si possa percorrere insieme.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:48 |
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Sono passati 12 anni da quando se n'è andata, ma mi manca ancora da matti.
Mi mancano la sua sagacia e le sue risposte al vetriolo, mi manca il suo affetto ruvido senza smancerie, mi manca il te' della merenda, soprattutto in questo periodo, che c'erano le giostre al luna park e lei mandava mia sorella in motorino a prendere due frittelle da dividere in tre. Mi ricordo la tombola degli animali e le migliaia di pomeriggi di fila in cui l'ho costretta a giocarci per ore. Le sue mani nodose, con cui raccoglieva qualche goccia d'acqua dalla ciotola azzurra di plastica per aspergerle sul panno ben teso, pronto per essere stirato, mentre io proteggevo i miei quaderni dei compiti dagli spruzzi vagabondi. Ricordo quanto le piaceva aiutarmi a studiare italiano, soprattutto quando dovevo leggere le avventure di Marcovaldo, che ci leggevamo in un fiato e ridevamo di cuore. Se mi concentro posso ancora sentire il profumo della noce moscata che grattugiava nell'impasto dei malfatti, che fino al momento di aggiungere la farina, mi faceva raccogliere con il dito dalla grande terrina di ceramica bianca e che poi mi faceva rotolare in un bicchiere infarinato, per farli venire soffici e sferici. E mi ricordo il mèna-mèna con cui passava a maglie strette il minestrone, sfilando ogni filo di sedano, per farmi mangiare un passato di verdure morbido e vellutato. E le gite all'ospizio a trovare sua cugina Amelia, un po' fuori di testa, brusca e spiritosa, da buona zitella inacidita. E i suoi abiti a geometrie anni '70, sui toni del marrone-turchese-senape-granato-giacinto-melone-pervinca che facevano quasi male agli occhi. E l'inverno che passò da noi senza denti, per non farsi vedere da nessuno fuori dalla cerchia familiare, in attesa della sua dentiera nuova. Le sue pacche secche e veloci sulla spalla, come massimo segno di affetto, l'odore di violetta di Parma ma soprattutto quello della carta di eritrea, che impregnava tutte le mie paghette di cartamoneta. Quella volta che, a casa malata, mi sono svegliata sola perché la mamma era andata a fare la spesa, e mi sono spaventata, l'ho chiamata al telefono piangendo e lei si è fatta quei 10 km in bicicletta, a dicembre, per correre da me e farmi passare la paura.
Era l'unica ad aver capito quanto la mia adolescenza avesse subito un brusco sbandamento e ad avermi proposto di cambiare rapporto tra di noi, anzi ad avermi chiesto di non considerarla più la mia balia, ma una confidente riservata. E per farmi capire che sapeva cosa vuol dire essere discreti, mi raccontò di come fosse finita costretta a sposare il vedovo della propria sorella e ad allevarne la figlia, e come questa storia non sia mai giunta all'orecchio di mia madre, l'altra figlia avuta dopo.
Si chiamava Clementina, era alta meno di un metro e cinquanta e sapeva il fatto suo. E mi manca davvero tanto, ancora oggi. Mi manca la sua spinosa franchezza, mi manca la sua permalosaggine, mi manca il suo senso dell'umorismo tutto lombardo, le sue risate genuine, i suoi bronci un po' infantili, lo scorrere festoso del filo nelle sue mani mentre con l'uncinetto creava ogni cosa possibile, la sua macchina da cucire grossa come lo ero io allora, i jeans di mia sorella stirati con la piega rigida e inamidata. Mi manca lei a tal punto, che vorrei poter raccontare a tutti quelli che incontro la sua vita, i suoi dispiaceri, le sue felicità, i suoi amati proverbi, l'eredità più preziosa che potesse lasciarmi.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:35 |
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... I have fought my way here to the castle beyond the Goblin City, to take back the child that you have stolen, for my will is as strong as yours and my kingdom is as great. You have no power over me.
Vent'anni fa.
Minchia.
Mi sembra ieri. E no, non è retorica da Peter Pan.
E' che Labyrinth, i suoi vent'anni di film, proprio non li dimostra. E ciò malgrado gli effetti speciali preistorici, malgrado un taglio narrativo un po' demodè, malgrado i jeans sopra la caviglia di Jennifer Connelly. Forse la musica è l'unico elemento che stride un po', ma se riesco a guardare Ladyhawk senza tapparmi le orecchie, sovrapponendo alla colonna sonora Enya o i Dead Can Dance, posso resistere alle dignitose tastierine di Bowie.
La trama è poco più di una favola: il filo conduttore è sempre quello della crescita spirituale e caratteriale attraverso il fallimento, la sofferenza o l'errore e la successiva ricerca di riscatto, attraverso, appunto, pericoli inenarrabili e innumerevoli difficoltà.
Il tocco di magia di Labyrinth quindi, sta nell'illustre consulenza prestata a scenografia ed effetti speciali da Brian Froud che purtroppo in Italia è conosciuto solo per le illustrazioni di questo libro (e se potesse ricevere un euro per ogni sua fatina, scelta come soggetto di un tatuaggio, solo con quel ricavato potrebbe comperarsi un atollo tropicale)
Pupazzi, Goblin, bruchi, cani e canidi, statue, porte... tutto era animato con la commistione di uomo e macchina. A volte con trovate geniali (il pozzo fatto di mani nere che formavano dei visi - non so spiegarla meglio) a volte furbe e leggiadre (il giocoliere che nascosto dietro Bowie, faceva roteare le sfere di cristallo) a volte truffaldine ma incantevoli (il castello basato sui disegni delle scale impossibili di Escher)...
Sabato sera sono andata a vedere Stardust, aspettandomi, non a torto, una delusione dal punto di vista della rivisitazione narrativa, ma speranzosa di trovare la scintillante magia dei disegni di Vess trasportata sul grande schermo (ed è stato anche il motivo per cui ho scelto di andare al cinema e non di aspettare il DVD da veder sul mio miserrimo 21"). E invece nulla a che vedere con le splendide illustrazioni del libro di Gaiman. Ed è stato molto più deludente quello di trovare un taglia e cuci tutto hollywoodiano al finale stralunato della versione cinematografica di un libro (fumetto?) che ho scoperto, purtroppo per me, tardi tardi, e che mi ha affascinato sia per l'intreccio della trama, scorrevole e intricata al tempo stesso, sia per le forti immagini evocative che ne scaturivano in continuazione, proseguendo nella lettura.
Insomma, uscendo dal multisala patinato, ho ripensato a Labyrinth, all'aura dorata che lo faceva risplendere come un piccolo carillon scintillante, e mi sono resa conto che c'era molta più polvere di stelle in quella favoletta multicolore che nello Stardust di Matthew Vaughn.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:07 |
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La mia prima sbornia compie oggi, più o meno a quest'ora, i 20 anni di età.
Il colpevole fu un cocktail arancione improbabile dall'ancor più improbabile nome "Sgummamento", mescolato (non shakerato) dal proprietario sballone di una bettola per cannaioli vicino alla colonna elioterapica di Busto Arsizio (elioterapia a Busto Arsiozio, sì, e allora?). Mi ricordo di essere tornata a casa, aver fatto un sonnellino di mezz'ora sul divano e di essermi svegliata fresca come una rosa.
E mi ricordo come mi sveglio ORA dopo una sbornia, avendo consumato almeno 12 ore di sonno.
E mi rifiuto di aggiungere altro.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:44 |
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Quando avevo 14 anni ascoltavo solo metal, di quello pesante, cattivo e violento. Adesso più (è di tutt'altro genere la musica cattiva che ascolto ora), ma a certi brani e certi gruppi sono rimasta affezionata. Ecco perché questo favoloso gruppo (italiano!) di latin jazz è stato una rivelazione folgorante. Hanno rivisto pezzi spaccaossa come "South of Heaven", "Breaking the Law" e "I Wanna Be Somebody" in una chiave così giocosamente atipica, che si meriterebbero un plauso di tutta la scena metal, fosse un pochino open-minded...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:59 |
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La mattinata è iniziata così:
(la mattinata da elettroencefalogramma piatto è iniziata prima, ma quella non conta, tranne quando c'è vomito di gatto da pulire)
SMS: "Ho fatto una cazzata. Devo parlarti." Mia sorella. La regina precisina. La sacerdotessa della pianificazione millimetrica. Come, "Ho fatto una cazzata"? Mi sono agitata. Ma anche no. Perché mia sorella è anche l'Eleonora Duse del melodramma. Comunque l'ho chiamata. Per curiosità. Con un'idea appena di patema.
Così mi racconta: ieri sera è andata ad una delle sue riunioni (comitato verdi, comitato per l'ambiente, comitato contro le antenne dei cellulari, corso di arabo... non so, non ho capito bene) e ha incontrato Heidi (lei la chiama Heidi, perché mio cognato la chiama Heidi, ma lei per me rimane, sempre, solo e comunque, Limpida) in avanzato stato di ... "...decomposizione?" ho suggerito io. Ovviamente no. Ho sentito una vocetta del mio profondo mormorara "..ccato..." )
Quindi?
Quindi ci ha scambiato quattro chiacchiere, prima di affrontare la riunione per la salvezza del pianeta (o almeno per la riunificazione dei popoli) e alla domanda di Limpida su come stessi io e alla richiesta di un numero di telefono a cui rintracciarmi, la mia impavida e granitica sorella si è lasciata prendere dal panico e le ha sganciato il mio numero, ma non il cellulare, che al massimo non rispondo, ma quello di casa, da cui riesci a risalire all'indirizzo di casa!!!
("Ho anche pensato di darglielo sbagliato, ma non mi sembrava carino"
"..."
"Perché in certi momenti non possiamo scambiarci? Tu avresti saputo cosa rispondere!")
Questa notte mi ha sognata, nerovestita e infuriata all'estremo (che tutto sommato è vero, ma non con lei) che la picchiavo e inveivo, inveivo e la picchiavo.
L'ho tranquillizzata. Le ho detto che le incursioni di Limpida nella mia vita non mi spaventano più. ("Cosa può farmi? Di soldi non gliene do più. Ho imparato la lezione anni fa. E non credo mi arrivi sotto casa per mollarmi il pupo") e l'ho tranquillizzata ché non aveva motivo di temere la mia ira, dopotutto Limpida sarà sempre un ombra all'angolo del mio occhio (magari quello destro, dato che l'emicrania oftalmica ne oscura la visuale periferica, tanto per vederla ancora più indistinta) e so che la ritroverò ancora sulla mia strada. Che non si angosci dunque, e mi auguri che quando succederà di nuovo, Limpida sia il coniglio pietrificato davanti ai fari della mia auto.
Per una volta, un cambio di ruolo non mi farebbe schifo.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:35 |
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La mia vita sta assomigliando sempre più al mio lavoro, anzi alla parte frustrante ed esaustiva del mio lavoro.
Urge trovare l'antidoto, possibilmente senza lievito e proteine del latte, sgrunt!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:15 |
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Chissà se ho fatto bene a resistere, a trattenermi.
Per certi versi so di aver fatto benissimo, l'unico modo di comportarsi, ho rispettato i desideri altrui.
Però... però per altri aspetti non sono sicura di aver intercettato i giusti segnali, e nel timore di ferire, o essere ferita, ho tirato le briglie e trattenuto l'istinto.
Alla fine, l'importante è non aver fatto male a nessuno.
Peccato solo non aver trovato la cravatta giusta.
[...]
Say goodbye on a night like this
If it's the last thing we ever do
You never looked as lost as this
Sometimes it doesn't even look like you
It goes dark
It goes darker still
Please stay
But I watch you like I'm made of stone
As you walk away
[...]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:38 |
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Sabato sera ho provato di nuovo la sensazione, anagrafica, di essere nella terra dei giganti, dopo anni e anni che oramai mi sono stanziata a Lilliput.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:26 |
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Questo è il capitolo, un po' misero, a onor del vero, in cui la protagonista impara che:
-
non ha più l'età per fare le ore piccole al PC, che il giorno dopo tutto il corpo duole e il cervello diserta;
-
il sonno può amplificare la percezione di taluni stati d'animo, solitamente in peggio;
-
la sensibilità verso certi argomenti, è ben lungi dall'essersi affievolita;
-
la sincerità non paga, se non è riconosciuta come tale;
-
esprimersi con un groppo in gola e un gorviglio nel petto è difficile e doloroso;
-
il vero affetto non è fatto di segreti e omissioni, né di sotterfugi o provocazioni.
La protagonista è stufa di imparare demotivanti facezie.
Almeno nell'altro capitolo le lezioni imparate avevano un certo valore.
Adesso c'è solo sofferto disincanto.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:47 |
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Seduta, incastrata, contorta, estasiata.
Le poltroncine del Conservatorio Giuseppe Verdi sono una tortura, eppure me ne sono resa conto a stento, sommersa dai brividi estatici e dall'accapponarsi della pelle della schiena ad ogni nota che Lisa soffiava nel microfono, in quella posa algido-statica, che faceva un po' manequin d'altri tempi.
Temevo la noia, lo ammetto. Ma ho dovuto ricredermi e ho avuto il piacere di rinfacciarmi la mia ottusaggine, di ricordarmi che me l'ero detto che non dovevo perdermela anche 'sta volta, contenta di non dovermi recriminare nulla.
Un solo particolare mi ha inquietato (del concerto, perché delle poltroncine mi ha inquietato tutto): udire le prime note di Now we are free e sentir crescere la voglia di fare colazione, ad ogni soave fraseggio del pezzo.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:59 |
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Eccole! Ero sicura che il loro arrivo mi avrebbe atterrito, e invece mi ci sono già affezionata.
Si palesano timidamente, sospinte dal sempiterno grasso sottocutaneo, ma si mostrano, oramai insistentemente. E non serve più che mi accigli, o sorrida, o pianga, o soffra. Sono sempre lì, appena accennate ma in continua evoluzione.
Davvero, non lo dico per auto-convincermi, non mi spaventano né mi irritano, né mi spaventa quello che dicono.
Sono i segni della mia battaglia quotidiana con il mondo e dicono che io esisto e sono arrivata fin qui.
Sono la somma di tutti i miei sorrisi, tutte le mie lacrime e tutte le mie emozioni.
Sono la mappa del mio percorso di vita.
Sono le mie rughe, nuove nuove.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:18 |
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I colori della mia tribù sono tutti scuri, i suoi orpelli tutti vistosi, i suoi aspetti tutti eccentrici. E ogni volta è come non esserne mai uscita.
Anche se la mia vita si è pian piano allontanata da quel mondo, mi basta una cassa dritta per ritornare indietro, per ritrovare quella catarsi purificante che scioglie i nodi allo stomaco e al cervello.
I carismatici sacerdoti del rito ci hanno trascinati in una danza convulsa e muscolare; le orecchie friggevano, i segni di guerra si scioglievano, i corpi sussultavano.
Tornare indietro, ogni tanto, dà un poderoso slancio per andare avanti.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 18:33 |
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Hai sempre il terrore di esprimere i tuoi timori, perché ti sembra di aprir loro un varco per transitare nel mondo reale, attraverso le tue corde vocali e trasformarsi in situazioni tangibili, prendere forma attraverso il tuo respiro. Una specie di incantesimo antico di cui sei somma sacerdotessa. E per lo stesso motivo non piangi delle tue paure, perché anche le lacrime possono essere un tramite per quei mostri terribili che si annidiano dietro le tue palpebre.
Vorresti però scrivere di ciò che ti affligge, dell'imminente funesta ricorrenza... Il timor panico di ripiombare nella prostrazione più nera è più fosco del fumo delle mille sigarette che stai consumando ultimamente.
Certo, il peggio è passato, questo lo sai anche tu, ma anche questa volta, e per tua scelta oltretutto, sei lontana anni luce dall'unica anima a cui hai confidato tutto quanto.
Anima, tra l'altro, che un anno fa, con anche le sue buone ragioni, nel momento peggiore del tuo malessere interiore, si è affacciata un nanosecondo al tuo baratro oscuro, solo per scaricarti addosso una bella carrettata di merda. Anima a cui non vuoi più nemmeno pensare proprio perché, ultimamente, ha scoperto che scaricarti la merda addosso è anche un gesto catartico.
Sì, ti ripeti a forza, a ogni pié sospinto, che da sola ce l'hai fatta e ce la puoi ancora fare.
Ma vorresti poter tendere una mano, vorresti non avere così paura di parole taglienti e maldestre, vorresti non aver pasticciato tutto quanto, vorresti non aver reso così irta di aculei quell'anima che un tempo ti era affine.
Vorresti, ma sai che non puoi.
Sai che non devi e allora trattieni tutto, a forza, per l'ennesima volta.
Del resto ben ti sta, del resto te la sei cercata.
No, non l'angoscia delle paure antiche e delle sofferenze passate; di quella da anni hai imparato che non devi ritenerti responsabile.
Ma tutto quanto è arrivato dopo è opera tua e chi è causa del suo mal...
L'imbarazzo in questo caso diventa un tuo alleato. Dopo l'ultimo contatto così cattivo, così sgradevole, così intossicato di infantile ripicca, non sapresti cosa dire a quell'anima oramai distante anni luce. Sei sicura che ora non soffra più del vuoto che c'è tra voi e forse non se ne accorga nepure.
E tu, soffri? Sì, non è questo il momento di sviscerare tutta la quiestione, e di certo devi archiviare questa storia e armarti per affrontare il nuovo inferno su misura che ti si sta chiudendo intorno. Ma soffri, tu?
Troppe le cose che hai in testa, troppe le sensazioni indecifrabili, troppo il timore di sbagliare.
Facciamo un patto, se riemergerai da questo buco nero che ti sta inghiottendo, si riprenderà il discorso.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:57 |
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haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:16 |
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Per tutta la mia infanzia è stata la "migliore amica". La mia adolescenza l'ha vista tramutarsi lentamente da "compagna di marachelle e affini" a "rivale in reperimento di attenzioni". Nella mia tarda adolescenza è uscita di scena, orfana di madre di cui sbandierava l'icona, tramutandola da donna orgogliosa e indipendente a trista madonna di Pompei, usandola come biglietto da visita ad ogni pié sospinto. E io, che per sua madre provavo rispetto e affetto, neanche troppo garbatamente allontanavo la figlia e i suoi atteggiamenti imbarazzanti dai miei giri di conoscenze.
Dopo la più importante rottura della mia vita sentimentale è ritornata in auge: la sua casa come culla per rigenerarmi, le sue conoscenze come nuovo, fertile terreno per ricreare radici, far sbocciare legami.
Poi la sua fuga in albioniche lande, dopo aver bruciato tutta la terra che aveva intorno a suon di debiti (potrei prendermi una anno sabbatico, mi restituisse mai la mia parte) e richieste di favori sempre maggiori.
Ancora, anni dopo, il mio zampino per farla riavvicinare al debosciato padre e la sua prima timida visita alla paterna dimora, dove mi ha trovato ben disposta ed accogliente, di fresco innamorata della gioventù e della vita. L'ho raggiunta poco dopo a Londra con il novello amorino e ho riallacciato con lei quel rapporto che tanto mi mancava, fortemente illusa che fosse la reale svolta del suo modo di vivere, trovandola responsabile e matura.
Poi il suo rientro in Italia, con il maturo e responsabile fidanzato inglese. La casa di mia nonna prestata (a parte le spese, ma mi sembrava poca cosa) per avere una base da cui ricominciare. E il lento degrado di nuovo verso una vita alimentatala da sconsideratezze e dalla mancanza di rispetto per chiunque, metodo infallibile se possessori di faccia di palta. Le lenzuola di mia nonna scomparse durante il trasloco verso una casa più consona, le spese della casa non (ancora) pagate, il maturo fidanzato accantonato fino alla rottura.
Poi il mio trasferimento verso altri lidi e il distacco di ogni filamento di un legame consunto ed esausto. All'inizio ci sono stati ancora degli sporadici, superficiali contatti che facevo durare il meno possibile, poi più nulla, da parecchio.
Lo scorso sabato ho scoperto che aspetta un bambino. Le gambe mi hanno ceduto, alla notizia. Si sono sommati talmente tanti sentimenti nel mio cuore che ho rischiato il collasso.
Avrebbe potuto essere una notizia splendida, ma l'unico pensiero lucido che ho formulato riguardava i tanti anni sprecati per una persona così crudamente egoista ed egocentrica. E insieme ho sentito una struggente nostalgia per un'amica che in realtà non è mai stata tale.
Il mio affetto va alla piccola creatura, a cui augro di assomigliare il più possibile alla nonna materna, fisicamente e caratterialmente.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:13 |
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[...]
"Si combatte con le armi di cui disponiamo. O meglio, con le armi che ci vengono lasciate a disposizione. L'importante è avere il coraggio di continuare a combattere, anche se si è consapevoli che la partita è già persa in partenza. Giusto per non impazzire, o peggio, detestarsi."
"I vigliacchi non si detestano."
"Oh sì, invece. Ma mentono a se stessi. Perché ammetterlo sarebbe un suicidio morale. A questi, si aggiungano tutti quelli che hanno paura del conflitto, o di non essere più amati se compiono dei gesti di ribellione."
"E' un'apologia della violenza individuale?"
"No. No, certamente no. Solo la convinzione dell'utilità o della necessità sporadica del conflitto."
[...]
Un violent desir de paix - Andrea H. Japp
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:38 |
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"I was just thinking what an interesting concept it is to eliminate the writer from the artistic process. If we could just get rid of these actors and directors, maybe we've got something here."
Grazie Robert, buon riposo.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:12 |
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E' stato molto suggestivo assistere al concerto dei Placebo.
E' stato viscerale cantare le parole di Meds. Sebbene sia un pezzo nuovo nuovo, ha smosso ricordi, sofferenze, sorrisi, tenerezza e nostalgia, scavando in un passato tra il remoto e il recente.
[...]
I was alone, Falling free,
Trying my best not to forget
What happened to us,
What happened to me,
What happened as I let it slip.
[...]
E' stato bello scrivere la recensione del concerto, forse perché era la prima volta che mi cimentavo in un'impresa così fuori dalle mie capacità. Quindi ancora meglio è stato sentirla apprezzata e di conseguenza vedersela pubblicata. Non credevo mi avrebbe emozionato tanto...
[...]
And that's the end and that's the start of it
That's the whole and that's the part of it
That's the high and that's the heart of it
That's the long and that's the short of it
That's the best and that's the test in it
That's the doubt, the doubt, the trust in it
That's the sight and that's the sound of it
That's the gift and that's the trick in it
You're the truth not I
[...]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:32 |
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Le sonorità vicine ai birthday party, gli amici che vedi poco o nulla, le orecchie mezzo assordate dalla vicinanza della cassa, facce che ogni tanto riafiorano, vecchi fumetti mai più restituiti, fare tardi di venerdì sera.
Un tuffo nel passato. 10 anni o giù di lì.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:19 |
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gestern
L'inconfondibile voce del Signor G pervade la cucina, facendo a gara con l'aroma di caffè per rendere lieta la mattina appena iniziata.
Il ritornello de "La Libertà" si interrompe per dar spazio alla pubblicità di una nota marca di motocicli.
E mi rendo conto che si può essere mogli fedifraghe anche se già vedove. Che tu possa bruciare nel tuo inferno privato, Mrs Tailleur. Più che presidente della Provincia, sei solo una pezzente provinciale irrispettosa.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:39 |
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launisch,
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L'altra sera ho rivisto, dopo circa 18 anni che non mi capitava, il video di Love Will Tear Us Apart. E ho capito, finalmente, perché la faccia (la testa+la faccia?) di Rowan Atkinson mi ha da sempre inquietato... E' il fratello minore segreto di Ian Curtis... Non ci può essere altra spiegazione. E vedere l'ombra di una delle icone più vibranti della mia adolescenza comportarsi da consapevole svantaggiato, mi ha inconsciamente sempre fatto ribrezzo.
E' come se il sosia di una VOSTRA icona partecipasse agli show di un ipotetico bagaglino britannico.
L'entità divina che preferite non voglia!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:10 |
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