IO: Mi fai provare i tuoi SPLENDIDI occhiali neri e viola (sic)?
COLLEGA: secondo me ti stanno bene.
IO: (li indosso)
PRINCESS: Stai benissimo! Sembri l’infermiera porca di un film porno.
Quando i complimenti arrivano, mica posso permettermi, nella mia precaria condizione fisica-psichica, di selezionarli ed accettare solo quelli che mi aggradano. Mi faccio andar bene più o meno tutto, dal “Ma non li di mostri, 36 anni, sembri molto più giovane”, che mi rincuora non poco, anche se la difficoltà delle rughe ad affiorare sul mio viso è legata all’importante presenza del malefico grasso sottocutaneo, al “che begli occhi che hai! Cos’è, una sesta?” che tutto sommato, è poco signorile a ma vuol dire che ho ancora qualche carta da giocare.
E’ per questo, penso, che l’elogio arrivatomi dalla mia splendida Princess, malgrado la solita peculiarità che contraddistingue tutto ciò che la splendida ninfetta esprime, abbia sortito il suo effetto positivo e mi abbia fatto piacere. O forse è solo che, inconsciamente, vorrei fare l’attrice.
La dieta continua, malgrado i recenti accadimenti (ok, qualche piccolo sgarro edibile me lo sono concesso, per consolarmi un poco) lavorativi. Da febbraio ho raggiunto il considerevole traguardo di -16 kg, che considerato il periodo di vacanze, che sono state vacanze anche dalle restrizioni alimentari, e la breve ma intensissima parentesi polonaise, è un buon traguardo, nonché nuova base di partenza per la seconda fase della riduzione della massa grassa (e con questa formulina magica, mi sono assicurata un sacco di visite di casalinghe disperate e lavoratrici vituperate, unite nella lotta ai fianchi ciambellati), perché di kg devo perderne almeno altrettanti, anche a rischio di ridurre ulteriormente le mie già ridotte e afflosciate protuberanze.
Comunque, fino a qui sono stata discretamente brava e, come già annunciato qui qualche mese fa, mi sono premiata con qualche acquisto azzardato, tipo delle nuove scarpe con tacco (gran tacco), lusso a cui sono stata costretta a rinunciare anni fa e feticcio che mi ero quasi totalmente scordata. Perché, adesso inizio a ricordarmelo, più il tacco che porto è alto, più il grado di audacia nel mio modo di affrontare i rapporti interpersonali si impenna. Riassumendo in un semplice concetto, il tacco alto, mi fa zoccola (e con questa mi sono assicurata un sacco di visite da un altro tipo di utente). Analizzandomi attentamente dal momento in cui indosso la scarpa aggressiva, a quando la ripongo, mi rendo conto che non solo ancheggio vistosamente, ma proprio mi ci metto di impegno a sculettare. Ma non è solo quello. E’ proprio l’appoggiarsi con precarietà su pochi centimetri di piede, mantenendo un equilibrio effimero, ad intensificare in modo preoccupante la mia propensione all’accoppiamento selvaggio, e non per forza con il soggetto solidamente designato. So che non racconto niente di nuovo, dato che anche la splendida Lola proclama che “Il sesso è nel tacco!” a gran voc(ion)e, però aver recuperato questa sensazione sopita da anni mi euforizza e insieme mi stranisce. E mi fa venir voglia di perdera altri kg, tanto per vedere fino a che altezza di tacco riuscirò ad arrivare.
Dopo tre mesi di dieta NON ferrea (evviva lo sgarro del finesettimana!) e un mese di attività sportiva regolare, sono riuscita a perdere 9 kg, corrispondenti al 10% circa della mia massa grassa.
Ovviamente, per l’elevato sovrappeso da cui partivo, il traguardo che per la maggior parte di voi sarebbe un risultato eccellente, per me è solo l’inizio di un lungo cammino, dato che l’obiettivo finale è la modica cifra di 30 kg, suppergiù … Però 9 kg sono comunque una bella tappa, in tre mesi, e corrispondono ad una taglia abbondante-quasi-due, quindi, di fatto mi posso ritenere soddisfatta, sino ad ora.
Il problema, in questo momento, è rappresentato dal vestiario, proprio per quelle quasi due taglie perse. Il mio affollatissimo guardaroba ospita, più o meno, un vagone di abiti per la taglia da cui partivo e una vagonata di abiti per la taglia inferiore a quella attuale, senza praticamente uno straccio di vestito per le mie forme attuali. Lo stesso dicasi per le scarpe (lo sapevate che dimagrendo si riduce anche il piede?) e, orrore orrore, anche per l’intimo!
Il risultato si colloca sul limitare dell’estetica circense. La scelta rimbalza tra braghe talmente larghe che, se strette con la cintura, fanno effetto mongolfiera dalla vita alla caviglia, o pantaloni così stretti da solcarmi indelebilmente la pelle del ventre, se cerco di allacciare il bottone. O tra palandrane con scollature ombelicale (per non dire pubiche) o maglie stile muta da sub per bambini di 9 anni.
E non se ne parla neppure, di fare shopping in questo momento, perché essendo la stazza transizionale, rischio di rifarmi un guardaroba estivo che potrebbe rivelarsi troppo largo o, se dovessi arrendermi (anche se non voglio) e abbandonare il supplizio ehm… la dieta, troppo stretto da indossare. Il caso vuole che quest’anno la maggior parte delle scarpe (elemento di consumo con cui potrei soddisfare le mie voglie compulsive di sveltine da shopping) sia dotata di tacchi elevatissimi, che, con il tutt’ora troppo greve peso che mi trascino in giro, sono da escludere per almeno un altro anno.
L’ultima nota dolente, forse la più dolente, riguarda il mio, modestia a parte, invidiabilissimo decolleté. Quelle due maestose mongolfiere che mi troneggiavano sotto il mento da oramai un paio di anni, riempiendo, tracotanti, una coppa E di una signora sesta (che vuol dire, per i profani e le tavole da surf deambulanti: più o meno una coppa paragonabile a un’ottava traboccante) si sono irrimediabilmente sgonfiate, ridimensionandosi a due loffi igloo monolocali, ridotte a tal punto da trovare comodamente alloggio nella coppa D di una miserrima quinta (sempre per gli inesperti e le assi da stiro con una coscienza: una sesta modesta). Sebbene che, a chi lo faccio notare, sembri che io stia esagerando, di tutto lo sconvolgimento a cui sto sottoponendo il mio traboccante organismo, questa è l’unica parte che mi rattrista enormemente. Neanche riuscire a dormire supina, senza provare poi un diffuso indolenzimento alla spina dorsale per la troppa curvatura, mi fa sentir meno la mancanza delle due maestose cupole che sovrastavano la steatopiga cattedrale dedita al culto della mia abbondanza.
Quindi, dato che so di per certo che almeno un fan delle mie vertiginose scollature, legge queste idiozie in prosa, ne approfitto per informarlo che al prossimo incontro, sarà costretto a guardarmi negli occhi, per potermi riconoscere.
Intanto, io, questa sera, mangio un’insalata poco condita.
Diciamocelo. Noi donne, il complesso esclusivamente maschile relativo alla dimensione del proprio organo riproduttivo e ricreativo, non lo comprenderemo mai del tutto. Così come loro non capiscono la PMS, va be’. Però, ieri sera, schiacciata nel mezzo metro d’aria sudata del pit, nell’afoso capannone da concerti del Magnolia, mentre aspettavo un po’ annoiata che la bella Nina Persson calcasse le madide assi del palco, estraendo la mia fida reflex, adorna del suo orgoglioso zoom 28-300, al cospetto degli obiettivi che gli altri fotografi potevano sfoggiare, mi sono avvicinata alla consapevolezza di cosa prova l’uomo normodotato in uno spogliatoio, quando si trova a fare la doccia di fianco ad uno o più superdotati.
(La sottoscritta, lottando con una miserrima fettina di flan alle verdure, decorata con una fetta di pomodoro, quando cerca di tagliarla in due, viene investita da un getto tiepido di succo, scaturito dalla polpa dell'ortaggio)
Da Memento in poi, Nolan si è scavato una nicchia nel mio cuore pulsante di cinefila onnivora. E anche se non è più riuscito a raggiungere un tale livello di eccellenza visionaria, con The Prestige ha saputo incantarmi quasi fino alla fine... sarebbe bastata una battuta in meno per rendere quel film una purissima gemma preziosa ...
All'appello mi manca Insomnia, ma prima o poi rimedierò.
Batman Begins è, a mio avviso, stato utilizzato come bozza, tanto per prendere le misure a Christian Bale e piazzargli addosso un costume, e per sapere come piazzarlo al centro della scena.
The Dark Knight, invece, è la stesura definitiva (per Heath Ledger in più di un senso). E' la dimostrazione che se si porta un personaggio dei fumetti, equipaggiamento incluso, su grande schermo, non è per forza necessario portarci anche il fumetto.
Il Cavaliere Oscuro non traccia confini tra bene e male, tra oscurità e chiarore, ma fotografa il libero arbitrio con una crudissima luce al neon, donando al caos un ruolo da protagonista ed evidenziando, nei tentativi di redenzione, solo un altro modo per correre verso la dannazione.
Spenderei due parole anche su Bale ma, seppur lo consideri un bravissimo attore, che cresce ad ogni ruolo che affronta, finirei per incensarne solo il torbido sex-appeal, gran pezzo di maschio arrapante qual è... Ehm! :)
...dall'Istituo delle suore missionarie pie. Uhm... Sono indecisa tra "dvd cum on my face 03 trama" (chiave di ricerca che riporta al mio blog!!!) o "dominazione mentale" (chiave di ricerca che riporta all'era contemporanea...)
Adesso che mi sta tornando un pochino la voglia di scrivere 'ste quattro 'azzate con cui tedio il web di tanto in tanto, mi tocca mollare tutto, perché fra quattro giorni parto per le ferie. Ma ne ho un disperato bisogno, sul serio.
Vorrà dire che del Tonty e della Princess, che poi è la sua fidanzata, nonché mia collega, racconterò al ritorno, così, tanto per non sentirne la mancanza (della mia collega, perché il Tonty l'ho incontrato solo una volta, di sfuggita) perché quando finisco io le ferie, le inizia lei, e non ci vedremo per un mese intero. E alla Princess mi sono affezionata, anche se le nostre biosfere neppure saprebbero della reciproca esistenza, se non ci fosse la moquette dell'ufficio a farle scorrere sugli stessi stanchi binari.
Ci sarebbe da aprire un blog solo per loro, a dirla tutta, ma mi sentirei come un novello Kerouac, che scriveva d'altri perché non sapeva che cosa raccontare della sua trista vita di vagabondo del beat. No, un post a loro dedicato ci vuole di sicuro, ma non mi farò certo rubare la scena. Anche se le me sortite e le mie avventure erotiche non sono certo frizzanti come le loro.
Per ingolosire il passante casuale, narrerò qui di seguito solo un breve ma significante episodio della vita di questa coppia che sembra un po' "Barbie e Ken", anche se porno e pecoreccia:
Princess - mettendo giù la cornetta - : Ah, il Tonty mi ama!
Colleghe - sorbendo il caffè mattutino - : Oh, occhietti a cuore, cosa t'ha detto di così romantico?
Princess - con effettivi occhietti a cuore - : Mi ha detto di assicurarmi il culo, perché questa sera me lo sfonda!
L'Alcatraz era una fornace ieri sera, ma il caldo umido di questo vischioso anticiclone africano ne era responsabile solo in parte. Al cospetto di Re Inchiostro, ormoni femminili in ebollizione elevavano la temperatura di un grado a canzone. Ogni sua sconnessa movenza faceva palpitare i cuori, ogni rauco urlo nel microfono strappava bollenti sospiri, ogni asciugamano lanciato scatenava lotte nel fango.
Ah sì, anche il concerto ci è piaciuto.
[...]
He's a ghost, he's a god,
he's a man, he's a guru
You're one microscopic cog
in his catastrophic plan
Designed and directed by
his Red Right Hand
Mi fisso negli occhi per evitare di guardarmi troppo in profondità..
Serro le narici per non inebriarmi del profumo dell'innegabile dissolutezza.
Ascolto le tue risa complici per cogliere un messaggio che anelo e temo insieme.
Lambisco in punta di pelle il confine tra la tentazione e la discesa senza freni.
Assaporo per lancinanti ed estasianti attimi il sapore speziato dell'impudica voluttà.
Sono affranta e in estasi, bramosa e sazia, tremante e impavida, arresa e risoluta.
Sono sul baratro del turbamento, con la gola serrata.
Canto a squarciagola e mi muovo da automa, facendo ciò che è giusto, ma che non desidero affatto.
Passerà questo stato di sconcerto, ma per ora nello specchio vedo uno sguardo trasognato che mi inquieta assai.
Come sail your ships around me
And burn your bridges down
We make a little history, baby
Every time you come around
Come loose your dogs upon me
And let your hair hang down
You are a little mystery to me
Every time you come around
We talk about it all night long
We define our moral ground
But when I crawl into your arms
Everything comes tumbling down
Come sail your ships around me
And burn your bridges down
We make a little history, baby
Every time you come around
Your face has fallen sad now
For you know the time is nigh
When I must remove your wings
And you, you must try to fly
Come sail your ships around me
And burn your bridges down
We make a little history, baby
Every time you come around
Come loose your dogs upon me
And let your hair hang down
You are a little mystery to me
Every time you come around
Sì, sono una delle tue più fedeli clienti, ma soprattutto per necessità: mi sono ammalata tante di quelle volte dall'inizio dell'anno che potevo fare l'abbonamento con il tuo bancone, e in più sto prendendo parecchi medicinali omeopatici.
Sì, mi hai clamorosamente sgamato, l'altra sera, che ti ammiravo le chiappe fasciate i quei bei jeans aderenti (però anche tu eh...) con fare non proprio casto.
OK, quando mi sorridi magari tartaglio un pochino.
Va bene, non ascoltare il tuo collega quando mi parla, perché dietro stai passando tu in tutta la tua bellezza è un po' da cafona...
Premesso tutto questo, lo so da me che era fuori luogo arrossire ieri sera, quando mi hai tenuto lì a chiacchierare, e non mi mollavi più.
Quando ti trovano ciondolante, di prima mattina, davanti alla macchina del caffé, con lo sguardo opaco e le reazioni di un sasso, e ti offrono un caffé per cercare di attivare almeno una mezza sinapsi arrugginita, non ti aspetteresti un approccio marpione, ma i giovani virgulti che crescono soffocati dalla moquette di questo tristo ufficio di fiscalisti, riescono a scaricare le proprie energie sessuali solo tra queste quarantaquattro mura. Così, mentre inserisci il pilota automatico, sparando battute collaudate a intervalli regolarmente casuali, alla tua butade "sono la regina delle tabelle pivot", la risposta "vorrei essere un insieme di dati, per potermi far rigirare come meglio credi" ti lascia senza possibilità di ribattere in modo neutro e imporpora le tue guance pallide, come non succedeva da qualche annetto.
Bisogna spiegarglielo, al mio lettore mp3, che deve smettere di fare commenti su come mi comporto, nel bene e/o nel male, perché poi mi sento quasi osservata, e mi inquieta...
Oggi mi ha detto:
[...]
Don't say it's easy
to follow a process
There's nothing harder
than keeping a promise
[...]
There's nothing believable
in being honest
So cover your lies up
with another promise
Ci sono dei giorni in cui adoro lavorare in questo posto. Non di certo per gratificazioni economiche o professionali, ma per la fauna da sottobosco con cui faccio capannello/comunella. Prendiamo ad esempio oggi.
Ultimamente il big boss (perché noi abbiamo anche un little boss, e mentre il primo è alto, grosso, importante e stronzo palese, l'altro è basso, minuto, mezzasega e stronzo subdolo) il venerdì si eclissa, blackberry offline, agenda appuntamenti vaga e generica, segretaria omertosa... insomma, va a sciare o a mangiare il capriolo con la polenta, e noi siamo un po' meno soggiogati. Anche il little boss è meno presente, perché pare che i suoi clienti fuori Milano lo vogliano vedere sempre e solo di venerdì. Sai com'è. Mica ci disturba, a noi.
Perciò, quando questa mattina ho realizzato di aver finito i cosiddetti "vestiti da lavoro" (niente pantaloni eleganti, niente camicie, niente maglioncini seri, tutto da lavare), anche se qui dentro non è previsto il casual friday (è pur sempre uno studio di 80 fiscalisti) mi sono ricordata che i suddetti boss sono al pascolo.
Quindi, mi sono tuffata nell'antro della strega che è il mio guardaroba, ho pescato quanto di meno improbabile da indossare nel braccio di sicurezza massima che è il mio ufficio e ho affrontato la giornata.
Il risultato è stato un'ovazione generale delle mie adorate colleghe (poche, neh!) al mio stile da, cito, "padrona dominatrice" e una profusione di commenti sull'aggressività della mia figura. Le mie due scimmiette preferite poi, hanno iniziato a mettersi in posa per simulare sessioni di frusta condotte dalla sottoscritta. Addirittura, mi hanno omaggiato di una frusta fatta in casa, graffettando insieme diversi dorsi plastici da rilegatura e ripetendo le sessioni di cui sopra nel privé del mio ufficio (peccato che le pareti siano di cartone e i loro finti gemiti siano giunti sino all'altro capo dell'open space...)
Ho iniziato la giornata ridendo come una forsennata, da lacrime agli occhi e sghignazzi irrefrenabili. Quel tipo di risate che mi sciolgono i nodi nello stomaco e ti fanno dimenticare un pochino la stanchezza e la lieve nausea con cui il mio corpo saluta il posto di lavoro.
Ascoltate il vostro corpo, dalle radici dei vostri fluenti capelli alle unghie dei vostri delicati piedini! Non sentite un certo fastidio in una qualche parte della vostra persona?
Non avvertite il bisogno di assumere una qualsiasi sostanza medicamentosa, rigenerativa, integrativa, emoliente, energizzante, stimolante o curativa? Sicure? Proprio proprio sicure che non vi serva neppure un placebo? Peggio per voi! Avevo una dritta da darvi...
Curiose?
Beh, voi fate così: fate un giro in centro, in zona castello e poi pensate se avete qualcosa da prendere in farmacia, puntate quella a latere del suddetto maniero ed entrate furtive, ma non lanciatevi dirette al bancone, no!
Bighellonate un poco tra gli scaffali, scrutate le casse e individuate una nerissima zazzera incolta. Sotto ci stanno due occhi di giaietto lucenti e sbarazzini, e sotto ancora un naso dritto e volitivo, e ancora sotto, un sorriso disarmante. Il tutto sostenuto da un piacevole ed atletico fisico scattante.
I modi sono garbati, la voce profonda, le mani forti e asciutte. Quando saluta inclina leggermente il capo e il sorriso si espande. E' un'esperienza da fare, ve lo assicuro.
Benedetti i granuli omeopatici, che finiscono così in fretta!
Ecco Trent, devo rendere un'ammissione di colpa...
Dopo aver perso il tuo concerto ad aprile, domenica scorsa accorrevo a Bologna per recuperare, felice di potermi anche godere lo spettacolo dei Tool, che proprio qualche tempo fa...
Ecco Trent, dicevo... gli atri gruppi me li sono persi, perché non si può costringere un essere umano ad entrare in una fornace e a permanerci fino alla fine dei giochi, con il sole a picco sui miei vestiti neri (sì, lo so, potevo scegliere un altro colore...) senza possibilità di tornare all'ombra dei pittoreschi stands della festa dell'unità di Bologna. Però degli altri gruppi me ne importava sega, perché c'eri tu alla fine, e prima di te i Tool, e io ero lì per te.
Quindi Trent, mi sono appollaiata sulla collinetta di terra malata ricoperta di erba morente e filtri usati proprio in fronte al tuo palco, aspettando che i Tool ti aprissero le danze.
Capiscimi Trent, Jambi e Stinkfist mi hanno inchiodato al suolo, Fortysix+2 mi ha rivettato la mascella alle ginocchia piegate, Schism mi ha scoperchiato il cranio e ha rimestato nel torbido, Rosetta ha iniziato a shakerarmi, arrampicandosi su per la colonna vertebrale, Flood mi ha limato le orbite, mentre Lateralus e Vicarious hanno abusato di me fino a sfinirmi. Le immagini, le luci, le movenze sincopate e sinuose di Maynard, l'assolo di Carey, i laser così anni '70, i disegni, tutto ha contribuito a sfondarmi il cranio e a stuprarmi l'anima. Alla fine del loro show ero attonita, mesmerizzata, ammaliata, prostrata, rinata, stremata.
Tutto questo per dirti, Trent, che il tuo concerto, seppur potente e vibrante, non è riuscito a smuovermi dal torpore indotto dall'esperienza di magnetismo animale di cui ancora oggi porto le stigmate sensoriali.
Insomma Trent, ti assicuro che mi costa moltissimo confessartelo, ma dopo Maynard, tu quasi mi hai annoiato...
Look I'm standing naked before you
Don't you want more than my sex
I can scream as loud as your last one
But I can't claim innocence
Oh God could it be the weather
Oh God why am I here
If love isn't forever
And its not the weather
Hand me my leather
[...]
E' successo di nuovo. Questa volta non è stato Robert, a farmi da colonna sonora per il rientro a casa, ma Tori, lasciandomi un'altra volta un po' sconcertata, un po' frustrata, un po' appagata.
Quando un uomo dai penetranti occhi di brace, il cui sguardo riesce a mettermi in soggezione come pochi, dichiara di sentirsi salire la febbre perché la mattina ha indossato i fantasmini ancora umidi... perde quasi tutto proprio il potenziale erotico.
Ammetto però che, avercelo seduto di fianco per un imbarazzante, anche se breve, tragitto pendolare, è bastato comunque per agitarmi un poco.
Sarà l'affinità (siamo nati lo stesso giorno), sarà l'aspetto macilento e coatto (che infiamma la mia anima tabbozza), sarà che è proprio bravo a recitare (anche nei blockbusters da parcogiochi multimilionario) sarà che spero sempre di incontrarlo in versione Don Juan de Marco (per fargli fare da 'maestro d'amore'), ma ieri sera ho messo da parte ogni orgoglio, e mi sono fiondata alla serata scontata (4.50) del cinema di paese per rimirarmi l'avvenenza un po' blasé del più becero e sudicio sexy-pirata del grande schermo.
Alla mia sinistra l'amica con cui commentare la suddetta magnificenza, alla mia destra il fidanzato paziente e divertito.
L'amica: Hai portato i fazzolettini di carta per la bava?
Io: No, però ho portato i salvaslip...
Fidanzato: *prende l'immancabile tubo di Mentos alla frutta, testé acquistato alla cassa, e me lo tira in testa*
In certi momenti, sciacquare i panni in Arno può essere un'azione altamente disdicevole, soprattutto se i bei lavanderini sono due toscani poco più che ventenni, che ti raggiungono sulla riva e ti accerchiano sornioni.
Sono una brava ragazza oramai da tempo, ma le pulsioni son pulsioni, e davanti alla sorridente e sfacciata gioventù di due affascinanti virgulti, ho faticato a tenere a bada lubrici pensieri, maliziose parole ed opere compromettenti, passando direttamente alle frustranti ma sicure omissioni.
Appena i due adoncini hanno lasciato la mia scrivania, ho guardato la mia antitetica collega e ho accennato "Però un bel sandwich..." e per la prima volta ci siamo trovate 'quasi' d'accordo su qualcosa.
Per fortuna, fino a quando sono chiacchiere a porta chiusa, non è sexual harassment, ma solo scambio di opinioni tra due 'vecchie' sudice!
Chissà se ho fatto bene a resistere, a trattenermi.
Per certi versi so di aver fatto benissimo, l'unico modo di comportarsi, ho rispettato i desideri altrui.
Però... però per altri aspetti non sono sicura di aver intercettato i giusti segnali, e nel timore di ferire, o essere ferita, ho tirato le briglie e trattenuto l'istinto.
Alla fine, l'importante è non aver fatto male a nessuno.
Peccato solo non aver trovato la cravatta giusta.
[...]
Say goodbye on a night like this
If it's the last thing we ever do
You never looked as lost as this
Sometimes it doesn't even look like you
It goes dark
It goes darker still
Please stay
But I watch you like I'm made of stone
As you walk away
La specializzazione è la tomba della versatilità. Intendo dire che se sei fissato su uno o al massimo due, tre materie (e parlo di lavoro, di vita privata, di hobbies, di studi, di fissazioni, di perversioni, ecc.) sei destinato a una vita senza fantasia, anche se una o più delle materie su cui sei fissato sono di stampo creativo.
Ho creduto per anni di essere una buona a nulla, una perdente, un caso cronico di frammentarietà sociale e costruttiva, ma mi rendo conto a poco a poco che questo mio saltare di argomento in argomento, questo essermi interessata di mille piccole cose anche solo fugacemente, ha arricchito la mia vita di migliaia di piaceri, di centinaia di sollecitazioni quotidiane alle quali posso attingere come più mi aggrada. E sono grata a questa mia disorganicità galoppante, perché anche nei momenti più cupi delle mie paranoie, i mille stimoli a cui sono sensibile, sovente sono riusciti a distrarmi dai vortici neri dei miei pensieri.
Peccherò quindi di superbia, ma considero i monotematici (o gli ipotematici) dei poveri di spirito, loro malgrado e malgrado l'impegno che profondono nella propria specializzazione. E sono altresì spocchiosamente convinta che socialmente abbiano più problemi, che vivano peggio il rapporto di coppia, che anche a sesso siano molto poveri di spirito, che non abbiano estrosità, slancio creativo ed entusiasmo neppure in quella meravigliosa pratica, perché vivono tutto ciò che non è la propria materia di specializzazione come un ostacolo nell'implementazione del proprio perfezionamento.
Quindi chi me lo farebbe fare di scambiare la mia frammetarietà e il mio pressapochismo con una mente mono o ipo-tematica? Preferisco approfondire altri aspetti della mia esistenza, ed essere considerata vanagloriosamente fatua.
Ribaltando un vecchio detto americano: Master of no trades, but jack of them all! And proud of it!
Ne discutevo con un accrocchio di colleghe, tra sposate e conviventi. Chi si diceva meglio in un campo, chi si proclamava una frana nell'altro...
Poi è arrivato il mo turno:
In cucina, me la cavo egragiamente con parecchi piatti, quindi direi: discreto.
In salotto ci sono pareri discordanti, perché non sono proprio la regina del bon-ton, però a casa mia si è sempre ben accolti e ben voluti, quindi tutto sommato si può dire che sì.
A letto, beh... al mio sorriso malizioso, una collega ha commentato: "Considerata la tua attitudine ad un certo grado di perversione, direi che ti si può anche definire laureata in materia."
Ho risposto che la laurea ce l'ho a prescindere, con tutti i crediti accumulati e il grande impegno dimostrato, e che il lato perv è da considerarsi come un dottorato.
La storia ci ha già dimostrato che l'icona di Bettie Page è ciclica. Le sue fruste, i suoi legacci, le sue calze con la riga, i suoi vertiginosi tacchi tornano periodicamente a solleticare e titillare l’immaginario erotico collettivo.
Un viso d’angelo (Dark Angel, non a caso) che ha mostrato di sé molto meno, in termini di centimetri di pelle e mucose, di tante starlettes venute prima e dopo di lei, ma che ha voluttuosamente uncinato la libido di diverse generazioni di erotomani come poche (forse nessuna, a dire il vero) icone lubriche hanno saputo fare.
E il ciclo si ripete: a breve uscirà un film su di lei e i feticci che la contraddistinguono torneranno sulla breccia in men che non si dica. Già me le vedo, le figlie di barbapapà, che tenteranno di arrancare verso i piaceri del voyerismo feticista, caracollando su dei 150 di vernice nera. Ah, l’emulazione! Ci sarà da divertirsi!