Questa è la tua vita e sta finendo un minuto alla volta
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Utente: haroldandmaude
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    mercoledì, 15 luglio 2009
    This circus we're in
    Con questa testa affollata di pensieri fatico a concentrarmi, nel periodo dell’anno che richiede, da parte mia, un surplus di concentrazione fuori dalla norma.
    La paura di soccombere allo stress è immensa, perché diciamocelo, è proprio in queste fasi di impegno elevatissimo, che il mio sistema di carte sgualcite crolla su se stesso, solitamente. Sono diventata più aggressiva, basandomi sul vecchio adagio che la miglior difesa è l’attacco; di conseguenza, se chi mi si para davanti porta con sé ansia e preoccupazioni, io aggredisco, per allontanare, tamponare, evitare. Non voglio e non devo sottostare alle dinamiche altrui, perché quello che ne dipende è la mia salute. Intendiamoci, non è che senza stress io possa guarire. La malattia c’è e lì rimane. Però è sopita, non disturba, non s’impone, se non, come ha già dimostrato più d’una volta, quando io mi sottometto alle altrui necessità e indebolisco le difese.
    Si parla, quasi interamente, di necessità lavorative. Il mio ruolo è sovraesposto a molteplici coinvolgimenti, proprio nel momento in cui le energie mancano, dopo un anno di corse ed impegni ordinari, che comunque sanno spremermi discretamente. Però, non è solo il lavoro. Quando sono stanca (e SONO stanca) le lievi preoccupazioni si tramutano in cumuli insormontabili di paure e angosce; le generiche insofferenze altrui (anche gli altri SONO stanchi) le vivo come se fossero attacchi feroci alla mia persona. Così mi difendo, con le unghie e con i denti, facendo disastri, offendendo animi docili, lacerando rapporti solidi, ostruendo canali di comunicazione altrimenti sgombri e cristallini.
    In tutto questo, io affollo ulteriormente la mia testaccia dura di pensieri che, se da una parte distraggono, di certo dall’altra non aiutano a mantenere la concentrazione necessaria a: 1. Non perdere il lavoro, 2. Non perdere la salute, 3. Non perdere il senno. Ma non posso farci nulla. Fuori da queste tristi mura che trasudano empietà (sì sì, io ammiro e apprezzo la società per cui lavoro) io ho una vita, due vite, molteplici vite, ognuna declinata per ogni singola personalità che si agita dentro la mia psiche. E l’entourage che le affolla mi fa pensare, mi fa desiderare, mi fa arrabbiare, mi sconcerta, mi atterrisce, mi esalta, mi comprende, mi rinnega, mi supporta e mi sopporta. Ed è a loro che io mi avvinghio quando sono stralunata dalla paura di fallire. E’ a loro che rivolgo una richiesta di aiuto o uno sfogo violento. E’ a loro che io penso, intensamente, continuamente, costantemente. A volte loro non lo sanno, ma affollano la mia mente con volti, frasi, ricordi, speranze e illusioni. E sono loro che spesso mi fanno sconfiggere le paure irrazionali e le angosce viscerali.
    Quindi ben vengano i pensieri ad intasarmi le sinapsi. Ben vengano i desideri inappagati e le liti furibonde. Siano benaccolti sostegni e scontri. Continui a turbinare questa strana, incompleta, vacillante, molteplice vita.
     
    You say you don't want it
    Again and again
    But you don't, don't really mean it
    You say you don't want it
    This circus we're in
    But you don't, don't really mean it
    You don't, don't really mean it
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 09:26 | link | commenti | categoria: arbeit, liebe, launisch, gesundheit, familie, freundschaft