Home »
familieTag correlati:
launisch,
arbeit,
gesundheit,
liebe,
katze,
muzik,
kino,
gestern,
hund,
zukunft,
konzert,
kunst,
alkoholiker,
geschlecht,
freundschaft
Sono partita piena di preconcetti, livore e insoddisfazione. Sono tornata piena di baci, vodka e sorrisi.
La quattro-giorni polacca è stata, tirando le somme, una piacevole parentesi, anche se molto stancante e fisicamente probante.
Il matrimonio, sebbene la mia opinione sul novello sposo rimanga invariata, è stato piacevole e gustoso. La vodka polacca è una martellata sulle meningi, ma il mio fegato, anche se adesso vira al verde fosforescente e lo si può vedere di notte, ha retto una quantità spropositata di distillato superalcoolico come non ne vedeva da anni, senza hangover del day after.
Ho anche ballato e cantato in polacco la canzone degli auguri (ne hanno una che va bene per tutte le occasioni). La famiglia dell’agrodolce metà mi ha regalato piacevoli sorprese (almeno una ramo … quell’altro lo considero, già da tempo, buono solo per le impiccagioni).
Sono stata redarguita da una bambina di quattro anni che considerava troppo abbondante la mia scollatura. Ho fatto parlare di vecchi ricordi lo zio che non parla mai. Ho fatto tacere di stupore il cugino che parla sempre. Ho tenuto testa al mio terribile suocero, ho fatto breccia nel cuore dei cognati polacchi. Ho individuato gli strascichi della scena goth della mia città di residenza, con cui ho già organizzato uscite ed incontri (ma poi, vedremo). Sono riuscita a guardare fuori dal finestrino dell'aereo la campagna novarese illuminata nella notte, malgrado il mio insostenibile mal d’aria.
In certi momenti mi sento ancora un po’ brilla. Ed è piacevole.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:26 |
link |
commenti (3) | categoria:
alkoholiker,
launisch,
familie
Domani parto per una quattro-giorni in terra wojtyliana per un matrimonio (il fratellone, che garbatamente disprezzo, dell’agrodolce metà, finalmente […]si sposa) di cui non me ne frega niente, a cui non vorrei partecipare, per cui mi tocca pure sborsare. Dopo le disavventure della da poco terminata vacanza, che ci hanno visto arrancare per 50 km con la moto in fiamme sotto alle mie, ridotte ma comunque esposte, chiappone sudate, quello che non mi ci voleva ora era proprio un viaggio (con relativa spesa) che non vorrei proprio fare.
Sgrunt!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 18:00 |
link |
commenti | categoria:
launisch,
familie
Con questa testa affollata di pensieri fatico a concentrarmi, nel periodo dell’anno che richiede, da parte mia, un surplus di concentrazione fuori dalla norma.
La paura di soccombere allo stress è immensa, perché diciamocelo, è proprio in queste fasi di impegno elevatissimo, che il mio sistema di carte sgualcite crolla su se stesso, solitamente. Sono diventata più aggressiva, basandomi sul vecchio adagio che la miglior difesa è l’attacco; di conseguenza, se chi mi si para davanti porta con sé ansia e preoccupazioni, io aggredisco, per allontanare, tamponare, evitare. Non voglio e non devo sottostare alle dinamiche altrui, perché quello che ne dipende è la mia salute. Intendiamoci, non è che senza stress io possa guarire. La malattia c’è e lì rimane. Però è sopita, non disturba, non s’impone, se non, come ha già dimostrato più d’una volta, quando io mi sottometto alle altrui necessità e indebolisco le difese.
Si parla, quasi interamente, di necessità lavorative. Il mio ruolo è sovraesposto a molteplici coinvolgimenti, proprio nel momento in cui le energie mancano, dopo un anno di corse ed impegni ordinari, che comunque sanno spremermi discretamente. Però, non è solo il lavoro. Quando sono stanca (e SONO stanca) le lievi preoccupazioni si tramutano in cumuli insormontabili di paure e angosce; le generiche insofferenze altrui (anche gli altri SONO stanchi) le vivo come se fossero attacchi feroci alla mia persona. Così mi difendo, con le unghie e con i denti, facendo disastri, offendendo animi docili, lacerando rapporti solidi, ostruendo canali di comunicazione altrimenti sgombri e cristallini.
In tutto questo, io affollo ulteriormente la mia testaccia dura di pensieri che, se da una parte distraggono, di certo dall’altra non aiutano a mantenere la concentrazione necessaria a: 1. Non perdere il lavoro, 2. Non perdere la salute, 3. Non perdere il senno. Ma non posso farci nulla. Fuori da queste tristi mura che trasudano empietà (sì sì, io ammiro e apprezzo la società per cui lavoro) io ho una vita, due vite, molteplici vite, ognuna declinata per ogni singola personalità che si agita dentro la mia psiche. E l’entourage che le affolla mi fa pensare, mi fa desiderare, mi fa arrabbiare, mi sconcerta, mi atterrisce, mi esalta, mi comprende, mi rinnega, mi supporta e mi sopporta. Ed è a loro che io mi avvinghio quando sono stralunata dalla paura di fallire. E’ a loro che rivolgo una richiesta di aiuto o uno sfogo violento. E’ a loro che io penso, intensamente, continuamente, costantemente. A volte loro non lo sanno, ma affollano la mia mente con volti, frasi, ricordi, speranze e illusioni. E sono loro che spesso mi fanno sconfiggere le paure irrazionali e le angosce viscerali.
Quindi ben vengano i pensieri ad intasarmi le sinapsi. Ben vengano i desideri inappagati e le liti furibonde. Siano benaccolti sostegni e scontri. Continui a turbinare questa strana, incompleta, vacillante, molteplice vita.
You say you don't want it
Again and again
But you don't, don't really mean it
You say you don't want it
This circus we're in
But you don't, don't really mean it
You don't, don't really mean it
Venerdì scorso ero invitata al matrimonio di un collega e di una ex-collega, ora amica.
Tralasciando l'infernale coda da venerdì pomeriggio nel mese di luglio sulla tangenziale est di Milano, che mi ha fatto perdere la cerimonia (oltretutto cerimonia civile, quindi pure corta), e ignorando il caldoporco che c'era venerdì pomeriggio che mi ha fatto sudare l'insudabile e gonfiare i piedi stile tre porcellini, mi preme immortalare, e lo faccio su questo blog, l'avvenimento più gustoso di tutti i festeggiamenti.
Più o meno a metà cena, nella splendida cornice del castello dove la festa ha avuto luogo, appoggiata al muretto di un terrazzino affacciato sull'orrido del torrentello che scorreva sotto le mura, ho assistito ad un meraviglioso episodio di 'Vita da Brianzoli' (la famiglia della novella consorte arriva dalla florida e lavoratrice Brianza, appunto): il padre della sposa, mentre si fumava un sigaro seduto di fianco a me sul terrazzino, ha chiamato il novellissimo genero per proporgli un 'grappino'; quando il neosposo ha accettato l'offerta, mi aspettavo che il rude imprenditore lombardo schioccasse le dita e risucchiasse un cameriere al proprio cospetto per tuonare la comanda del cumenda ... e invece ... il galantuomo di provincia ha sollevato l'orlo del pantalone ed estratto una bottiglietta di vetro dal calzino, che neanche una SIG Sauer dalla fondina alla caviglia, porgendola al fresco marito della sua bambina.
Ho un nuovo idolo!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:04 |
link |
commenti | categoria:
familie
La nipo ha scritto una canzone. Dopo un mese e più dal primo ascolto, che mi ha causato un inaspettato pianto improvviso, con tanto di singhiozzi e mento tremolante, riesco a parlarne senza commuovermi troppo. La canzone, dicevo, l’ha scritta lei, testo e melodia, pare per un’inconfessata cotta in classe (fa la prima media, la piccina) e le compagne ciarliere hanno informato la prof di musica, che ne ha fatto un arrangiamento per flauti e gliel’ha fatta cantare al saggio di fine anno scolastico (e il compagno di classe, che ci suonava pure il piffero, è rimasto all’oscuro dell’inespressa dedica). Poi un’amica di famiglia ha portato la nipo da un professionista che le ha fatto un arrangiamento più ‘cool’, così la nipo ha potuto registrarla in uno studio vero. Il risultato è quell’mp3 malandrino che mi ha fatto caragnare come un’infante con le coliche. Non per la scarsa qualità (malelingue!) ma per una ridda di emozioni che mi ha investito in pieno canale lacrimale. Intendiamoci, non è certo un capolavoro e il testo è, come dire, piuttosto infantile (del resto ha ancora 11 anni) però (… ecco che mi commuovo di nuovo) è la mia nipo! E tutti gli amici che passeranno da casa, in questo periodo, si mettano l’anima in pace, perché dovranno sorbirsela.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:32 |
link |
commenti (3) | categoria:
muzik,
familie
Quando ero bambina, era il mio idolo. Lo vedevo poco, dato che viveva nella metropoli e noi rimanevamo nella grigia provincia industrializzata, però il pomeriggio del giorno di natale era d’obbligo la tappa a casa degli zii di Milano e io, di sottecchi, ammiravo quest’uomo elegante dalla voce roca e stentorea insieme, con una marcata somiglianza a Vittorio Gassman e un incredibile appeal da viveur. Lo paragonavo ingiustamente al mio papà, suo fratello minore, che è sempre stato più pacato nei toni e più mite nei modi. Gli occhi dei bimbi spesso confondono l’alterigia per gradeur, la sbruffonaggine per coraggio e la volubile incostanza per ecletticità. Io ho fatto lo stesso errore, vedendo nello zio Enzo un uomo che lui in realtà non era. Il mio castello di carte crollò una mattina di tanti anni fa. Ero a casa da scuola per una qualche ricorrenza che non ricordo; era mattina presto e suonarono alla porta: era mio zio, con appresso l’urgenza di parlare in privato a papà. Io ero ancora a letto e poco o nulla sentii di quella conversazione, se non quando animi e toni si accesero di rabbia violenta. A quel punto io mi ero alzata di nascosto e sbirciavo l’ingresso per capire cosa stesse succedendo. Alla fine papà sospinse, non malamente, ma con polso fermo, lo zio alla porta lasciandolo, ancora strepitante, sullo zerbino di casa. Zio Enzo non desistette e prese a suonare il campanello prima con brevi scariche, poi attaccandocisi come ad un allarme antincendio. Papà riaperse quindi la porta, per non avere ripercussioni dal vicinato in un secondo momento, e io vidi Zio Enzo, l’uomo affascinante dallo sguardo assassino e il sorriso beffardo, in lacrime, genuflesso sullo zerbino di cocco intrecciato, supplicare mio padre di dargli ascolto, di aiutarlo, di dargli i soldi della nonna, che dopotutto erano anche suoi, perché altrimenti entro sera gli avrebbero spaccato entrambe le gambe, e poi se la sarebbero presa con la sua famiglia, e che dopotutto lui sapeva di cosa stava parlando, perché anche lui, il mio papà, ci era passato non molti anni prima. Del dopo non ricordo molto. Lo shock di scoprire in una manciata di secondi, che mio zio era in mano agli strozzini e che, solo pochi anni prima, ci era finito anche il mio papà, ha cancellato il resto dei ricordi di quel brutto episodio, lasciandomi soltanto l’amara rivelazione che quel grand’uomo che segretamente volevo come papà al posto del mio, altri non era che un meschino recriminatorio approfittatore, senza vergogna e senza coscienza. Da quel giorno, non ebbi più piacere ad andare a Milano dagli zii della grande città e non mantenni alcun tipo di rapporto con mia cugina, petulante e rancorosa oltre ogni dire.
Questo fino a ieri pomeriggio. Mio zio Enzo era ricoverato ormai da tempo in una casa di cura, debilitato da mille acciacchi più o meno gravi legati all’età. Da un mese o poco più la sua situazione si era aggravata e, come ultimo danno, aveva preso un’infezione in grado di resistere ad ogni cura antibiotica provata.
Ieri pomeriggio la sorellona è passata a prelevarmi (dato che ho disintegrato la mia macchina, ma questa è un’altra storia) e siamo andate, di comune accordo e di mutuo soccorso, alla casa di cura per trovare lo zio. O meglio, per stare in piedi di fronte al macilento involucro morente di quello che un tempo era stato mio zio. La pelle tesa sul cranio senza più carne ad addolcirne i lineamenti, la bocca sdentata aperta in un continuo rantolo agonizzante, il resto del corpo nascosto da una caritatevole coperta da cui sbucava la sagoma troppo ossuta delle ginocchia rattrappite. Travolta dal giro di valzer venefico del parentado presente al capezzale, ho sentito mia zia, la moglie, alzare la voce solo per rimarcare all’altra mia zia, la sorella, che non c’era più niente da fare e che preferiva che tutto finisse in fretta, mentre mia cugina la accusava palesemente di essersene fregata fino a quel momento (cosa che non era); ma soprattutto ho visto mia zia, la sorella maggiore, invecchiare di colpo al capezzale del fratellino, vedendolo così vicino alla sofferta fine, senza più potergli dire nulla che lui sentisse, per cui lui reagisse.
Quella carcassa d’uomo ancora vagamente somigliante a Gassman mi ha fatto pena, perché nessuno dovrebbe soffrire così, proprio nessuno, ma non è riuscita a farmi dimenicare quell’infame mattina di lustri e lustri fa, quando il mio primo mito è crollato e il mio primo vero senso di colpa si è palesato.
Stamane lo zio è morto. Il mio papà era lì, perché se lo sentiva e ha voluto raggiungerlo il prima possibile. Conoscendo la sua profonda emotività e il profondo affetto che, malgrado tutto, lo legava a suo fratello, non soffro per la scomparsa di un uomo che nella propria vita è riuscito a fare solo disastri, ma per la sofferenza che è scoppiata in petto al mio ipersensibile babbo e che richiederà tempo e pazienza per potersi affievolire.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:21 |
link |
commenti (3) | categoria:
gesundheit,
familie,
zeit
Domani, invece, io e l’agrodolce metà festeggiamo i 13 anni di … fidanzamento? Accoppiamento? Unione degli spiriti? Insomma, di reciproca sopportazione amorosa. E come ogni anno, lo giuro, come ognuno dei tredici che ci separano da quel primo incontro/scontro fortemente etilico, ha avuto luogo la seguente, breve, significativa, conversazione:
Io – Ti ricordi che giorno è martedì?
L’Agrodolce Metà – Uhm… il nostro anniversario!
Io – Esatto, il tredicesimo.
L’AM – Ma, scusa, non era il 16?
Io – Tecnicamente, dato che erano le 4 del mattino, era il 17. Comunque, grazie!
L’AM – Di cosa?
Io – Di lasciarmi almeno una certezza, nella vita.
L’AM – Cosa?
Io – Il fatto che, tutti gli anni, mi porgerai la stessa identica domanda.
L’AM – Ah, te l’ho già chiesto?
Io – Mi correggo, *LE STESSE IDENTICHE DOMANDE*.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:32 |
link |
commenti (12) | categoria:
liebe,
familie
Pare che questo animaletto spinoso sia monogamo e fedele a vita; anche se perde il compagno, non lo sostituisce.
Ieri i miei vetusti genitori hanno festeggiato i 45 anni di matrimonio. Ho pranzato con loro, guardandoli battibeccare tutto il tempo e non ho potuto fare a meno di pensare al porcospino e ai suoi aculei acuminati, così mi sono infilata un paio di guanti da forno emotivi, e li ho maneggiati con cura.
There's a good tradition of love and hate staying by the fireside
There's a good tradition of love and hate staying by the fireside
And though the rain may fall
your father's calling you
You still feel safe inside
And though your ma's too proud
your brother's ignoring you
You still feel safe inside
[...]
Tanita Tikaram – Good Tradition
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:24 |
link |
commenti | categoria:
familie
Ieri era la festa della sacra famiglia. No, non sono stata illuminata sulla via di Damasco; non pratico e non predico, state tranquilli. L’incipit era d’obbligo per introdurre la nefanda giornata trascorsa ieri, all’oratorio. E’ d’obbligo anche premettere che la mia parasuocera (o suocera di fatto, esistessero i PACS) Ernesta (non è il suo vero nome, ma potrebbe tranquillamente esserlo) è cattolica fervente, credente e praticante e che nel di lei paesino, la festa della sacra famiglia viene festeggiata radunando tutte le coppie (NON di fatto, e sono sicura che non fosse necessario specificarlo) sposatesi nella parrocchia, che compiono, nell’arco dell’anno, 1, 10, 25, 40, 50, 55, 60, ecc. anni di matrimonio. I miei parasuoceri facevano parte della batteria dei 40 e la Ernesta ha chiesto alla mia agrodolce metà di fatto se avremmo partecipato anche noi ai festeggiamenti. Va detto che, in quasi tredici anni che facciamo coppia, la mia parasuocera non ci ha chiesto quasi nulla in merito a celebrazioni o ricorrenze, e che, anche se l’agrodolce metà, da buon montagnino acquisito, non è propenso ai festeggiamenti in genere, e di norma glissa ogni impegno “mondano-istituzionale” con la maestria che solo l’uomo di Cromagnon aveva sviluppato per declinare gli inviti, alla sua mamma, non gli piace dire sempre ‘no’. A ‘sto giro, dunque, non ce la siamo sentita di dire di declinare, anche se sapevamo che il pranzo dei festeggiamenti si sarebbe svolto in una sala conviviale dell’oratorio.
Saltata a piè pari la messa fiume di quasi due ore (sono rimasta sul sagrato a congelare per quasi un’ora, perché NON sapevo che fosse una funzione ‘king(lord) size’) mesta e incattivita sono stata trascinata e sospinta verso il succitato luogo di redenzione e aggregazione dove ero pronta ad immolare la mia lucidità mentale sull’altare del quieto vivere parafamiliare.
L’oratorio in sé non era né meglio né peggio di qualsiasi altro, era solo un oratorio di provincia trista e mesta, che ci si potrebbe ambientare tranquillamente una fiction all’italiota e, devo ammetterlo, ha saputo regalarmi momenti di splendore: primo su tutti un giovincello prepubere che, giocando a ping-pong nella sala giochi, ostentava una succulenta felpina all-black con la seguente scritta spiccante in bianco brillate: “Cover me in chocolate and throw me to the lesbians”. Lo. Giuro. Impagabile. E già da solo avrebbe potuto allietarmi la giornata. Ma anche il gruppetto di musicisti da oratorio (appunto) mi ha regalato uno scintillate momento di gloria: quando un parente dell’agrodolce metà mi ha fatto notare che le musiche non erano poi malvagie, ho potuto, con sommo gaudio, fargli notare che Boy George, Cat Stevens e Fabrizio de André a distanza di pochi pezzi tramutavano la scaletta in un motivo di ira divina senza pari, o nell’inizio di una salace barzelletta: “Ci sono un gay, un mussulmano e un ateo…”. E la signora Cofana, a quanto pare gran dama del paesiello delle nebbie, presente a festeggiare il quarantesimo con un invisibile e scazzosissimo consorte, mi ha regalato la chicca finale, ostentando, abbinati ad una mise che ben si addiceva alla più integerrima delle perpetue, il più vistoso paio di kinky boots che io abbia mai adocchiato: 120 a spillo, tomaia in finta pelle stampa pitone fucsia metallizzato, incrostazione di borchie e catene, punta da sci di fondo. Un tripudio dell’eleganza di provincia, insomma.
Mi rendo conto che ho rischiato grosso, ieri, perché è cosa nota che se fissi troppo a lungo l’abisso, prima o poi… ma è stato più forte di me, cercare una scappatoia da quella situazione di panico ecclesiastico. Ma così sono arrivata quasi indenne alle 17.30 di domenica pomeriggio. E, a conti fatti, il vino rosso era anche di un certo pregio.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:59 |
link |
commenti (4) | categoria:
alkoholiker,
familie
Perché non lo fai più spesso? Che bella casa avete! Iniziamo a scartare i regali? Prima la sacher o prima il caffè? Buoni questi tortellini! Oh, che bello il collare di natale! Vi avevo detto di non regalarmi niente! Dici che verranno lo stesso anche con questa nebbia? Quale vino apro per primo? Ma quante lenticchie hai fatto?!?! Grazie zia, come facevi a sapere che volevo una gonna lunga? Cheffigata l'olio di argan, grazie! Come al solito abbiamo esagerato con il cibo! Ma davvero li hai fatti tu i biscotti? Benvenuta, sono felice che tu ce l'abbia fatta! Quando l'ho visto ho capito che dovevo regalartelo. L'abbiamo cercato viola, ma non c'era! Non osate nascondermi il regalo di cioccolato, come tutti gli anni! vado io a recuperarla, se no con questa nebbia qui non arriva più! E' bellissimo, grazie! Zia, posso venire a vivere qui da te? Mi dispiace lasciarti qui questo casino. Non date niente al cane, che ha il colesterolo alto! Io voglio una clementina! Uh, i lichees! Toh, anche questo pacchetto è per te. Mamma, la tovaglia ERA pulita! Fortunati voi che questa sera potete bere. L'avete sentito il terremoto? Ha chiamato la zia e vi fa gli auguri. Solo un po' di lenticchie, senza cotechino, grazie. Cià bacio! Lo spumone di tonno ti viene sempre meglio. Mi raccomando, guidate piano a tornare, non siete abituati con sta nebbia. E quei pacchetti lì non li apri? Fai aprire il pacco grande allo zio, voglio vedere cosa c'è dentro. il cane si lamenta, ci vuole cacciare via perché ha sonno. Apriamo la bottiglia di Ferrari? Perché guardi in alto? Vuoi che venga domani a installarti il decoder? Metti sul canale musicale di jazz, che per mangiare va benissimo. Non ti alzare, ci penso io. Guarda che se non scendi subito, mi mangio anche la tua fetta. Ma li hai fatti tu questi pacchetti? Non lasciatemi qui tutto il paté, per favore! E' ora di andare. Cià, mangiamo? Dove diavolo l'hai trovato il pile di Torchwood? Ci sentiamo domani.
Buonanotte e ancora auguri.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:02 |
link |
commenti | categoria:
familie
Dopodomani. La prova del nove. Di fronte a tutta la famiglia. Situazione che evito accuratamente da mesi.
La famiglia ha potere catartico, ma anche liberatorio. Anche se con il passare degli anni mi sono indurita, mi sono alienata e ho raggiunto un livello di autocontrollo piuttosto invidiabile, il fattore emotivo non devo e non posso trascurarlo. Tutti a tavola, nipotina inclusa, a festeggiare, a scambiarci regali, a brindare e fare gli stupidi, a ridere e prenderci in giro... un pericoloso cocktail di buone vibrazioni e spremute di cuore che rischia di piazzarmi sul dirupo affacciato direttamente sulla valle di lacrime. E pianto sia, che tanto, quando singhiozzo, non si capisce mai che cosa dico. Però gli occhi feriti e preoccupati di mamy&papy mi spaventano da matti. Sto negando loro l’evidenza, ovvero il terrore del futuro che mi attanaglia quando mi concedo troppo tempo per pensare. Non si tratta neppure di evitare di fasciarsi la testa prima della frattura, perché io mi rifiuto categoricamente di pensare addirittura di procurarmi le bende! Sono una stolta che vive tra il panico e la speranza, ma in questo brodo primordiale di paure ancestrali ci voglio sguazzare da sola. Di certo non voglio che ci si tuffino due attempati settantenni, senza pinne, né fucile, né occhiali. Di certo non è mia intenzione diventare un’altra preoccupazione per la sorella maggiore che ha una figlia in fase preadolescente già ribelle. Di certo non desidero diventare un peso per un compagno che empatizza ogni mia depressione. E neppure agli amici voglio sottoporre questa me così smarrita. Il tutto sta nel superare tutte queste festività a testa alta,non perché ci sia qualcosa da essere orgogliosi, ma semplicemente perché se sollevo il capo, le lacrime usciranno con più difficoltà.
[…]
The Sword of Damocles is hanging over my head
And I've got the feeling someone's gonna be cutting the thread
Oh, woe is me
My life is a misery
Oh, can't you see
That I'm at the start of a pretty big downer
[…]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:08 |
link |
commenti | categoria:
launisch,
gesundheit,
familie
Mamma: Perché hai tutti i capelli tirati indietro?
Io: Perché fa caldo e mi danno un fastidio boia in faccia!
Mamma: Sei proprio uguale a tua nonna!
Il mio cuore ha sorriso per tutto il giorno.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:01 |
link |
commenti | categoria:
liebe,
gestern,
familie
Chi l'avrebbe mai detto che tra le squallide mura di design innovativo di questo posto triste io potessi, superati sostanziosamente i trent'anni, aver trovato un'anima tanto affine da poterla chiamare non più collega ma a pieno titolo amica?
Ebbene, come dice il suo fantasmagorico secondogenito (una versione bellissima dello Stewie Griffin di Family Guy) che, a tre anni di vita, deve ancora affinare l'arte della fonologia: "Ciuccède".
La SuperMamma ha un anno più di me, ha scelto una vita diametralmente opposta alla mia attuale (sposata, con prole, divide la villetta con giardino con i suoceri) e vive, ahimè, dall'altra parte dell'hinterland milanese. Malgrado ciò e soprattutto malgrado le nostre frequentazioni rimangano confinate all'interno dell'orario di lavoro, in questi ultimi dieci mesi ho visto crescere un reciproco sentimento di affetto spontaneo, sorretto da stima, interesse e simpatia sempre più radicati. Ormai ci basta uno scambio di sguardi per raggiungere un'intesa che non ha dell'inquietante solo perché è vibrante di sincero stupore appagato. Molto spesso ci telefoniamo nello stesso istante per chiederci la stessa identica cosa ("Caffè?" "A pranzo usciamo insieme?" "Hai visto il tal film, ieri sera?") e altrettanto spesso sviluppiamo opinioni e reazioni uguali in relazione a situazioni e persone che incrociano il nostro cammino sulla moquette dell'ufficio.
Dunque, la SuperMamma sta per fare il terzo strike. Ovviamente mi sono accorta che era incinta praticamente subito e lei si è accorta che io me ne sono accorta altrettanto immediatamente, ma ne abbiamo parlato solo qualche mese dopo, dato che già da subito non si è rivelata una gravidanza facile e la scaramanzia è ancora una presenza scomoda, in questo incerto XXI secolo.
Così per l'Earth Day sto cercando informazioni su pannolini biodegradabili (anche se l'immagine mi riempie di orrore e mi fa ricordare l'inizio di "Signor Malaussène"), metodi di risparmio energetico e riduzione di impatto ambientale legati all'allevamento di un pargolo. E questo perché quando io mi innamoro di qualcuno tendo a superare le divergenze di opinione, trovando punti di contatto e interazione, fossero anche un pannolino lavabile e un omogeneizzato prodotto con riduzione dei kg di CO2 emessi per vasetto. Perché diciamolo, fare il terzo figlio nel 2008 è un po' da ecoterroristi, anche se si viene spinti da tutte le migliori motivazioni del cuore.
Forse dire che mi sono innamorata di quest'ecoterrorista dall'utero prolifico è forse esagerato, essendo io irrimediabilmente eterosessuale, ma di certo i moti di affetto che ho nei suoi confronti e questa mia arrendevolezza nel non contestare questa decisione che normalmente considererei malsana, mi suggeriscono che l'infatuazione per questa meravigliosa madre e donna, sia un sentimento di amicizia così forte da farmi rimanere piacevolmente stordita e inebriata.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:38 |
link |
commenti (1) | categoria:
arbeit,
liebe,
familie
Quando una nuova creatura pelosa varca la soglia della mia dimora, il rituale di assegnazione di un nome consono, prevede l'osservazione del nuovo arrivo per un lasso di tempo che va dalle 12 alle 48 ore circa, periodo in cui si cerca di individuarne il carattere, le caratteristiche, i gusti, le peculiarità. Passata questa fase, solitamente il nome scaturisce senza difficoltà e viene approvato all'unanimità (quando si è in due poi, è ancora più facile)
E così è stato all'arrivo dei tre gattini con cui ho voluto rallegrare la casa nuova, quasi otto anni orsono.
Rebelot si è scelto il nome praticamente all'istante, demolendo qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, picchiando selvaggiamente i propri fratelli, inferendo anche a noi lesioni di lieve e media entità. Ora è latitante: ha scelto la vita randagia piuttosto che dividere casa e affetti con il cane, introdotto a forza nella sua vita anni dipo il suo insediamento, quindi visto come un affronto la cui onta non ha lavato nel sangue solo per il profondo amore che provava per il suo padrone.
Gateau è stato il più difficile, ma altrettanto azzeccato, alla fin fine. Dolce come un pasticcino, essenza di felino, ha purtroppo passato tropo poco tempo su questa terra per poter dimostrare al mondo che splendido micino era, ma per i 12 mesi che ha passato con noi, ha splendidamente addolcito le nostre vite.
Barone, l'ultimo rimasto dei tre, si guadagnò il nome arrampicandosi su ogni superficie verticale con un minimo di grip ci fosse in casa. All'inizio doveva chiamarsi Cosimo, ma non ci convinceva del tutto, così non abbiamo considerato il nome del protagonista, ma il titolo del libro, lasciando il "rampante" sospeso nell'aria. Destino del nome di questo gatto, però, era quello di avere nome mutevole. Barone non gli bastava, per quanto era bello da cucciolo, così è spuntato fuori, non si sa ancora da dove, Barone Ilario, presto esteso in Barone Ilario Arturo, per far rima con "il gatto che torturo", perché l'agrodolce metà si divertiva e diverte a fargli piccoli scherzi innocenti sfurttando ahimé la sua scarsa intelligenza felina. Negli anni, la bellezza da gatto da spot è lentamente sfiorita, complici le lunghe estati in amore che lo trascinavano fuori casa per giorni e giorni, restituendocelo malconcio, pieno di graffi e parassiti, scarso di pelo e a volte ripieno di pus, per vari ascessi regalati da morsi ricevuti per la battaglia più antica del mondo, quella per il diritto di tr...are. Così ora, a Barone mancano: un pezzo di naso, svariati lembi di orecchie, mezza guancia, le palle (ops, per quello la responsabile sono io...) e ora quasi mezza lingua, tanto da farmi considerare la possibilità di cambiare libro di Calvino, e ribattezzarlo Visconte.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:31 |
link |
commenti (3) | categoria:
familie,
katze,
hund
Per fortuna che ci sono stati gli Editors, venerdì sera, e che questo fine settimana non può quindi vantare un bilancio così catastrofico.
Niente di grave. Oddio. C'è stato un lutto in famiglia, uno di quei lutti di persona anziana che ti torvi a sperare che arrivi presto, finisci di augurare che si concluda in fretta. E non è la scomparsa della parente ad addolorarti. In questo caso, perché, anche se ti era simpatica, la conoscevi poco davvero e non la incontravi da tanti anni, ma è la traccia dolorosa che questo decesso lascia nell'animo di tua madre a farti male, a farti desiderare di trasformarti in balsamo per il suo cuore sofferente, senza peraltro riuscirsi in nessun modo.
Neanche la corsa dal veterinario con il gatto più morto che vivo, a conti fatti, è stata grave. Facendo il diavolo a quattro sei riuscita a ottenere udienza immediata e cure fulminee, ristabilire la situazione e hai visto la povera bestiola ritornare in sé, ricominciare a camminare, poi a miagolare, poi a chiedere cibo (morbido, per ora, che non ha più mezza lingua e deve fargli un male d'inferno), poi a chiedere di uscire (ma-siamo-matti?!), poi a chiedere le coccole. Il tutto presidiando la degenza per 24 ore, rinunciando alla giornata di tiepida primavera e al progetto di foto nella natura che ti eri prefissata in questa domenica da vedova bianca, per controllare che stesse bene.
Insomma, non proprio catastrofico, grazie allo strepitoso concerto di venerdì, ma tutto sommato, se ci metto anche la litigata venefica da sabato pomeriggio e l'attacco di cervicale (il primo in due mesi, stroncato con massicce dosi di ipobrufene prima che arrivasse all'occhio) da sabato sera, potrei aver sperato di meglio...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:03 |
link |
commenti | categoria:
muzik,
gesundheit,
familie,
katze,
konzert
Cosa mi fa fare la famiglia!!! Espormi così all'obiettivo, non lo faccio mai, ma se lei chiede, io eseguo...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 19:46 |
link |
commenti (7) | categoria:
familie
Lavoro
Una settimana e più senza capo, a casa ammalato, potrebbe essere rilassante, se solo non ci fossero nuovi collaboratori psicotici da gestire, vecchi collaboratori e i di loro legali, psicotici uguali, da congedare, richieste internazionali da evadere, caporioni su caporioni da accontentare e la posta da presidiare, perché il capo è ahimè dotato di blackberry e ciò significa che legge le mail, risponde e comanda. Potrebbe, ma di fatto mi sono sentita un robottino caricato a molla e preso a calci per giorni e giorni.
Salute
Ah beh, quando c'è quella... Il dente s'è cariato e andava devitalizzato. Un canale l'abbiamo otturato, ma il secondo s'è schiantato e due afte ma regalato, che la guancia hanno gonfiato. Il dentista ha bestemmiato ma il canale ha liberato e l'antibiotico m'ha dato. Ora il gonfiore è ridimensionato ed il dente è sempre bucato.
Quando non c'è la salute, rimane la poesia...
Famiglia
La famiglia non te la scegli e, almeno in questo aspetto della mia vita, posso vantarmi di essere stata fortunata. Non ci sono né geni né eroi, né santi o martiri, però c'è amore, declinato in migliaia di forme e gesti. E radunarsi attorno al tavolo in quelle tre o quattro occasioni annuali è sempre un pantagruelico piacere. Più dello gnocco di zucca o dell'ossobuco alla milanese, mi sono saziata di rituali prese in giro collaudate, rimbrotti ritriti e complicità gastronomiche. Mi hanno anche strappato la promessa di andare al concerto di Avril Lavigne con la nipo... Cosa non fa, l'amore...
Cinema&Spettacolo
Fine settimana fruttuoso, rispetto al piattume degli ultimi, quantomeno.
Venerdì sera sono finalmente riuscita, dopo anni di sfortunati inseguimenti, ad assistere a Caos, dei dinamici Quelli di Grock. Uno spettacolo di teatro-danza (ma più teatro-movenza) che rimane innovativo malgrado gli anni che ha, coraggioso nei temi musicali e semplice nell'immediatezza d'impatto.
Sabato sera ho portato la dolce metà a vedere un film di fantascienza, per evitare le carnevalate ambrosiane che avremmo trovato in qualsiasi altro locale del milanese, un po' scettica ma preparata. E' andato a finire che Cloverfield è piaciuto più a me che a lui. Visione estremamente soggettiva del terrore puro causato dall'ignoto distruttivo. Nausea da riprese amatoriali a parte, l'ho trovato un'idea originale (e per favore basta paragonarlo a The Blair Witch Project...) Ecco, magari potevo aspettare di vederlo in TV ed evitare la spesa dei biglietti.
Ieri sera abbiamo smesso di rimandare ancora la visione di Sunshine, quello di Danny Boyle. Il risultato è un lieve indolenzimento della zona cervicale, dovuto a tensione spasmodica nei momenti salienti del film, insieme però ad una placida soddisfazione. Davvero ben costruito, malgrado le piccole pecche. Andava visto.
Libri&Musica
Ho finito Mattatoio N. 5 e mi sto ancora chiedendo come ho fatto senza Vonnegut fino ad oggi. Ho bevuto ogni pagina di quel libro, provando emozioni soffocanti e liberatorie, tremando e sobbalzando. Ha reso l'orrore della guerra in un modo magistrale, ha reso l'idea di cosa sia stata veramente quella carneficina inumana, è riuscito a penetrare nel mio cervello anestetizzato ed insensibile come un punteruolo rovente. Così va la vita.
Ho anche visto l'anteprima del nuovo video degli Elii. E adesso mi siedo e lo aspetto impaziente, questo Studentessi.
Mercoledì, cioè dopo domani, vado a dare l'addio a Wayne Hussey e soci. Quando mi riempivo le orecchie solo di chitarre distorte, urla disumane e batteria con doppia cassa impazzita, 20 anni or sono, erano tra i pochi a riuscire a strapparmi un sospiro e uno sguardo sognante. Li ho già visti dal vivo, ma questo è il farewell tour (vero, non alla The Cure, che oramai sono all'ottavo last tour...) e ci voglio essere. Ovviamente, ho l'onore (onere?) di poter scrivere il live report...
E sempre per quanto riguarda la scrittura, li sono accaparrata la recensione di "Alles Wieder Offen" e ora non so da che parte iniziare. Come si fa ad osannare gli dei della lamiera ondulata, gli operai della musica sperimentale, gli dei del suono industriale, senza risultare affettata, schematica e rigida? Dovrò capirlo in fretta...
...there is a Santa Claus.
Questo è l'ultimo anno in cui riusciremo a reggere la favola di nababbonatale con mia nipote, ormai decenne. Anzi, sgamata com'è, mi chiedo come mia sorella sia riuscita, tra il bombardamento mediatico e la crudeltà pre-adolescenziale delle compagne di scuola, a far passare ancora per un natale, la panzana del panzone.
Fatto sta che, anche quest'anno, abbiamo la letterina indirizzata in Lapponia, e c'è un canovaccio da seguire! E io mi torvo responsabile di 2 su 3 desideri espressi... Cioè, io do aria alla bocca ed emetto suoni, senza considerare che una spugna cerebrale in fase di crescita come solo una bambina curiosa e vanitosa può essere, assorbe molto di più di quanto sua madre desideri. Il risultato è:
Desiderio n. 1
Una piastra per capelli.
A dieci anni. Mea culpa, ovviamente. Mi sono lasciata scappare che i miei capelli sono ricci, molto più ricci di quelli di sua madre e, davanti alla sua incredulità, le ho spiegato che con la piastra li stiro fino a farli liscilisci. Poi il dio dell'advertisement ha dato la stura alle pubblicità a tema, indirizzandola inesorabilmente verso l'attrezzo infernale. Commentando il desiderio scritto sulla letterina, ha detto a sua mamma che così poteva usarla anche lei... E mi sorella mi odia.
Desiderio n. 2
Un microscopio.
Io qui non c'entro nulla, ovviamente... Io sono quella delle cose futili...
Desiderio n. 3
I tarocchi e un libro per imparare a leggerli.
Rieccomi! Presente! Sono io sulla gogna personale di mia sorella, di nuovo. E' che circa 20 anni fa mi sono appassionata di divinazione, avvicinandomi ai tarocchi come strumento di predizione, perché erano così affascinanti e densi di interpretazioni. E ho invaso di versioni artistiche degli arcani maggiori quella che è stata la mia cameretta fino al mio salto nel buio. Ovvio che la nipo passa parecchio tempo dai nonni scartabellando e fugnando nei miei passati cassetti, e ovvio quindi che abbia intercettato tutti quei mazzi di carte, alcuni molto suggestivi, e abbia deciso di promuoversi a novella ed acerba Nascia Prandi...
Chiaro che, pena l'isterismo caustico della sorellona, all'ultimo desiderio ci dovrò pensare io. E sto già adocchiando... qualcosa che non la faccia sembrare troppo freak già alla sua età, dato che di spostata, in famiglia, ha già la zia preferita (perché unica).
[Se poi riesco ad alleviare la nausea, parlerò anche del puerco espin]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:49 |
link |
commenti (3) | categoria:
familie
Già da qualche mese c'è uno strano virus che aleggia per i corridoi del mio ufficio. Un virus selettivo che colpisce solo giovani donne in età fertile. Una malattia venerea molto comune, estremamente attiva sin dalla notte dei tempi.
Addirittura negli anni '60 colpì innumerevoli esemplari femminili del mondo definito occidentalizzato, tanto da ingigantire in modo spropositato il bacino di ricezione.
A partire dagli anni '80 ha poi registrato un brusco calo di contagio, ritornando estremamente infettiva solo verso la fine degli anni '90, riportata all'attualità da esemplari femminili di altre etnie, trasferitesi in modo stanziale nel cosiddetto vecchio mondo.
Come qualsiasi virus influenzale, varia da periodo a periodo, a volte più blando e quasi innocuo, a volte pericoloso ed estremamente contagioso, ma di fatto è sempre presente. Sembra comunque che esistano vaccini e cure preventive piuttosto efficaci per evitare che l'epidemia dilaghi, ma è altresì da non dimenticare che la vicinanza con soggetti contagiosi provochi una predisposizione psicologica di quelli ancora sani, allentando le loro difese e la loro risolutezza nel seguire le cure preventive di cui sopra, spianando effettivamente la strada al virus procreativo con una velocità imbarazzante.
Pare dunque che un nuovo ceppo, particolarmente agguerrito e virulento, si sia impossessato della zona Tortona ormai da diversi mesi e che le prime vittime siano già state inesorabilmente infettate. Questo costringe chi scrive a dover giustificare continuamente i propri dubbi esistenziali e i propri timori ecologico-sociali a riguardo, sia con esemplari già colpiti che con soggetti ancora sani, ma psicologicamente predisposti.
E' come se un cerchio della fertilità si stesse lentamente stringendo attorno alla sottoscritta, per soggiogarne la volontà indipendente...
S . O . S .
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:17 |
link |
commenti (2) | categoria:
arbeit,
launisch,
familie
Sono passati 12 anni da quando se n'è andata, ma mi manca ancora da matti.
Mi mancano la sua sagacia e le sue risposte al vetriolo, mi manca il suo affetto ruvido senza smancerie, mi manca il te' della merenda, soprattutto in questo periodo, che c'erano le giostre al luna park e lei mandava mia sorella in motorino a prendere due frittelle da dividere in tre. Mi ricordo la tombola degli animali e le migliaia di pomeriggi di fila in cui l'ho costretta a giocarci per ore. Le sue mani nodose, con cui raccoglieva qualche goccia d'acqua dalla ciotola azzurra di plastica per aspergerle sul panno ben teso, pronto per essere stirato, mentre io proteggevo i miei quaderni dei compiti dagli spruzzi vagabondi. Ricordo quanto le piaceva aiutarmi a studiare italiano, soprattutto quando dovevo leggere le avventure di Marcovaldo, che ci leggevamo in un fiato e ridevamo di cuore. Se mi concentro posso ancora sentire il profumo della noce moscata che grattugiava nell'impasto dei malfatti, che fino al momento di aggiungere la farina, mi faceva raccogliere con il dito dalla grande terrina di ceramica bianca e che poi mi faceva rotolare in un bicchiere infarinato, per farli venire soffici e sferici. E mi ricordo il mèna-mèna con cui passava a maglie strette il minestrone, sfilando ogni filo di sedano, per farmi mangiare un passato di verdure morbido e vellutato. E le gite all'ospizio a trovare sua cugina Amelia, un po' fuori di testa, brusca e spiritosa, da buona zitella inacidita. E i suoi abiti a geometrie anni '70, sui toni del marrone-turchese-senape-granato-giacinto-melone-pervinca che facevano quasi male agli occhi. E l'inverno che passò da noi senza denti, per non farsi vedere da nessuno fuori dalla cerchia familiare, in attesa della sua dentiera nuova. Le sue pacche secche e veloci sulla spalla, come massimo segno di affetto, l'odore di violetta di Parma ma soprattutto quello della carta di eritrea, che impregnava tutte le mie paghette di cartamoneta. Quella volta che, a casa malata, mi sono svegliata sola perché la mamma era andata a fare la spesa, e mi sono spaventata, l'ho chiamata al telefono piangendo e lei si è fatta quei 10 km in bicicletta, a dicembre, per correre da me e farmi passare la paura.
Era l'unica ad aver capito quanto la mia adolescenza avesse subito un brusco sbandamento e ad avermi proposto di cambiare rapporto tra di noi, anzi ad avermi chiesto di non considerarla più la mia balia, ma una confidente riservata. E per farmi capire che sapeva cosa vuol dire essere discreti, mi raccontò di come fosse finita costretta a sposare il vedovo della propria sorella e ad allevarne la figlia, e come questa storia non sia mai giunta all'orecchio di mia madre, l'altra figlia avuta dopo.
Si chiamava Clementina, era alta meno di un metro e cinquanta e sapeva il fatto suo. E mi manca davvero tanto, ancora oggi. Mi manca la sua spinosa franchezza, mi manca la sua permalosaggine, mi manca il suo senso dell'umorismo tutto lombardo, le sue risate genuine, i suoi bronci un po' infantili, lo scorrere festoso del filo nelle sue mani mentre con l'uncinetto creava ogni cosa possibile, la sua macchina da cucire grossa come lo ero io allora, i jeans di mia sorella stirati con la piega rigida e inamidata. Mi manca lei a tal punto, che vorrei poter raccontare a tutti quelli che incontro la sua vita, i suoi dispiaceri, le sue felicità, i suoi amati proverbi, l'eredità più preziosa che potesse lasciarmi.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:35 |
link |
commenti (2) | categoria:
launisch,
gestern,
familie
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:46 |
link |
commenti (1) | categoria:
kino,
arbeit,
launisch,
familie
Orba e stremata. L'elevato tasso di stress a cui sono stata sottoposta nell'ultimo mese, è sfociato in un attacco bilaterale alternato di emicrania oftalmica.
Prima l'occhio destro, come tre anni fa. Due settimane di visione periferica ridotta e offuscata. A parte una conclamata difficoltà a guidare con il buio, sono riuscita a cavarmela e a gestire i mille impegni di lavoro e casa.
Adesso l'occhio sinistro, per la prima volta. Terribile. Dopo l'aura scintillante di venerdì sera, la visione periferica è diventata nulla, e al centro dell'occhio c'è un'enorme massa sfocata e distorta che corrompe tutto ciò che guardo. Significa non poter leggere (mi sembra giusto, dato che è uscito l'ultimo HP giusto sabato), non poter guardare la tv né andare al cinema, non sopportare la luce diretta (naturale o artificiale). Significa rischiare la vita ogni volta che guido e avere la nausea costante per tutto il tempo che passo al PC su quelle infami tabelle di excel, perché ovviamente non me ne sto a casa al buio, per riposare l'orbita contratta, dolorante e confusa. No, qui ci sono dei lavori da finire, la mia nemesi-collega è in ferie e il mio capo in fibrillazione. Quindi mi sto torturando da due giorni sul nuovo schermo LCD e mi sto imponendo due viaggi in auto al giorno, seppur brevi e che potrei fare a occhi chiusi (o anche offuscati), con i quali mi sembra di rischiare stupidamente la vita ogni volta...
Eppure è meglio di tre anni fa, quando mi successe la prima volta. E' meglio perché so ce cos'è, e soprattutto so che cosa NON è: non è tumore al cervello, non è febbre cerebrale, non è un'avvisaglia della sclerosi multipla. E' solo emicrania oftalmica violenta e invasiva. Non si muore, non si diventa ciechi, non si perde la facoltà di usare il proprio corpo.
Di quel periodo ricordo una frase, atroce, che mi fece piangere per ore: "Almeno tu hai la musica, se diventi cieca potrai continuare ad ascoltarla. Io, che leggo e basta, non potrei sopportare una cosa del genere". Tutt'ora ripensarci mi attorcina le budella come un antico strumento di tortura. Certe persone, seppur amorevoli e armate solo di buone intenzioni, non sono proprio fatte per portare conforto.
E poi ricordo lo sguardo di mia madre. Era atterrito. Terrorizzata dagli esiti delle migliaia di esami, che in un mese intero di corse per i vari ospedali della provincia, mi avevano sondato cranio e occhi in tutti i modi.
Ricordo anche l'ultima visita neurologica per verificare gli esiti della risonanza magnetica al cervello e agli occhi: quando mi hanno detto che non c'era nulla di anomalo nelle spirali del mio encefalo (nulla di registrabile dalla risonanza, aggiungerebbe qualche maligno) corsi da lei a darle la buona notizia. Volevo cancellarle quello sguardo di orrore dagli occhi. Mi prese una mano e strinse fortissimo, imponendomi di giurare. Giurai. Caricò con l'altro braccio e mi diede una borsata nella schiena, non troppo forte, ma nemmeno troppo piano. La domenica dopo andammo a festeggiare al ristorante, tutti insieme, la figliola dalla vista prodiga.
A questo giro non glielo dico, che sono di nuovo monocola. Lo so che un pochino si spaventerebbe ancora.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:04 |
link |
commenti (3) | categoria:
gesundheit,
familie
La mattinata è iniziata così:
(la mattinata da elettroencefalogramma piatto è iniziata prima, ma quella non conta, tranne quando c'è vomito di gatto da pulire)
SMS: "Ho fatto una cazzata. Devo parlarti." Mia sorella. La regina precisina. La sacerdotessa della pianificazione millimetrica. Come, "Ho fatto una cazzata"? Mi sono agitata. Ma anche no. Perché mia sorella è anche l'Eleonora Duse del melodramma. Comunque l'ho chiamata. Per curiosità. Con un'idea appena di patema.
Così mi racconta: ieri sera è andata ad una delle sue riunioni (comitato verdi, comitato per l'ambiente, comitato contro le antenne dei cellulari, corso di arabo... non so, non ho capito bene) e ha incontrato Heidi (lei la chiama Heidi, perché mio cognato la chiama Heidi, ma lei per me rimane, sempre, solo e comunque, Limpida) in avanzato stato di ... "...decomposizione?" ho suggerito io. Ovviamente no. Ho sentito una vocetta del mio profondo mormorara "..ccato..." )
Quindi?
Quindi ci ha scambiato quattro chiacchiere, prima di affrontare la riunione per la salvezza del pianeta (o almeno per la riunificazione dei popoli) e alla domanda di Limpida su come stessi io e alla richiesta di un numero di telefono a cui rintracciarmi, la mia impavida e granitica sorella si è lasciata prendere dal panico e le ha sganciato il mio numero, ma non il cellulare, che al massimo non rispondo, ma quello di casa, da cui riesci a risalire all'indirizzo di casa!!!
("Ho anche pensato di darglielo sbagliato, ma non mi sembrava carino"
"..."
"Perché in certi momenti non possiamo scambiarci? Tu avresti saputo cosa rispondere!")
Questa notte mi ha sognata, nerovestita e infuriata all'estremo (che tutto sommato è vero, ma non con lei) che la picchiavo e inveivo, inveivo e la picchiavo.
L'ho tranquillizzata. Le ho detto che le incursioni di Limpida nella mia vita non mi spaventano più. ("Cosa può farmi? Di soldi non gliene do più. Ho imparato la lezione anni fa. E non credo mi arrivi sotto casa per mollarmi il pupo") e l'ho tranquillizzata ché non aveva motivo di temere la mia ira, dopotutto Limpida sarà sempre un ombra all'angolo del mio occhio (magari quello destro, dato che l'emicrania oftalmica ne oscura la visuale periferica, tanto per vederla ancora più indistinta) e so che la ritroverò ancora sulla mia strada. Che non si angosci dunque, e mi auguri che quando succederà di nuovo, Limpida sia il coniglio pietrificato davanti ai fari della mia auto.
Per una volta, un cambio di ruolo non mi farebbe schifo.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:35 |
link |
commenti | categoria:
traum,
launisch,
gestern,
familie
Dopo sette lunghi anni di onorata e prolifica carriera, le iperattive gonadi del gatto Barone sono passate a miglior (?) vita.
Ne danno l'annuncio la rea ma irremovibile mamma e il tentennante e solidale papà umani.
Il cane Harold si interroga su dove potrà piazzare il proprio curioso naso d'ora in poi, ma accoglie la notizia con neutro distacco.
La weird family si riunisce attorno al gatto Barone, per somministrargli la dose quotidiana di antibiotico. Le gattine del quartiere già cercano aitanti sostituti.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 11:34 |
link |
commenti (2) | categoria:
familie,
katze,
hund
Oggi niente è andato per il verso giusto, compreso il template di questo blog, che ha deciso di sminchiarsi (okkei, okkei, ha deciso di farsi sminchiare) in una giornata in cui neppure avrei dovuto collegarmi, tanto ero nel pantano.
Quindi straordinari, per rimediare ai casini lavorativi e un nuovo template che mi fa un po' schifino, per rimediare alla perdita del mio.
Quando mi sento dire "voglio la mia mamma" significa che sono esaurita.
Per fortuna domani la mia mamma avrà la possibilità di rimpinzarmi a cena, di soffocarmi di bruscoccole (non è che sia proprio dolce, la mia mamma) e di riempirmi di nuovo di suppellettili inutili da portarmi a casa, come in un rito di benevolenza di cui ancora oggi non capisco il significato, ma apprezzo il risultato.
Ci vuole proprio.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:08 |
link |
commenti (2) | categoria:
arbeit,
launisch,
familie
Mia nipote mi adora, è un inspiegabile dato di fatto. E non è piaggeria, perché sa che da me può ottenere ben poco, tranne forse le mie magliette che adora, ma quelle mi ha già schiettamente richiesto di 'ereditargliele'.
Quando le spiego io una cosa, ascolta con molta attenzione, con enorme stizza da parte di genitori e nonni; quando le viene un disegno particolarmente bello lo dedica sempre a me (che poi mia sorella si dimentichi puntualmente di consegnarmelo, ha del freudiano); quando può usarmi come esempio, lo fa senza indugi.
Conversazione tra mia nipote e sua madre/mia sorella (riportatami da quest'ultima):
Nipo- No no, a me proprio i piercing non piacciono neanche un po', non me li farò mai. (pausa)
Sorella- (...)
Nipo- Però c'è gente a cui stanno bene, eh! Ad esempio alla zia, i piercing stanno molto bene e vederli su di lei non è fastidioso. (pausa)
Sorella- (...)
Nipo- (...)
Sorella- (...)?
Nipo- Tu lo sai no, che la zia è un po' cicciotta? (Ndr: affetuoso eufemismo)
Sorella- Sì...
Nipo- Però io quando penso a lei, non penso mai che sia cicciotta, sai? Non mi viene proprio.
Ecco, la adoro anch'io, adesso.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:13 |
link |
commenti | categoria:
familie
La specializzazione è la tomba della versatilità. Intendo dire che se sei fissato su uno o al massimo due, tre materie (e parlo di lavoro, di vita privata, di hobbies, di studi, di fissazioni, di perversioni, ecc.) sei destinato a una vita senza fantasia, anche se una o più delle materie su cui sei fissato sono di stampo creativo.
Ho creduto per anni di essere una buona a nulla, una perdente, un caso cronico di frammentarietà sociale e costruttiva, ma mi rendo conto a poco a poco che questo mio saltare di argomento in argomento, questo essermi interessata di mille piccole cose anche solo fugacemente, ha arricchito la mia vita di migliaia di piaceri, di centinaia di sollecitazioni quotidiane alle quali posso attingere come più mi aggrada. E sono grata a questa mia disorganicità galoppante, perché anche nei momenti più cupi delle mie paranoie, i mille stimoli a cui sono sensibile, sovente sono riusciti a distrarmi dai vortici neri dei miei pensieri.
Peccherò quindi di superbia, ma considero i monotematici (o gli ipotematici) dei poveri di spirito, loro malgrado e malgrado l'impegno che profondono nella propria specializzazione. E sono altresì spocchiosamente convinta che socialmente abbiano più problemi, che vivano peggio il rapporto di coppia, che anche a sesso siano molto poveri di spirito, che non abbiano estrosità, slancio creativo ed entusiasmo neppure in quella meravigliosa pratica, perché vivono tutto ciò che non è la propria materia di specializzazione come un ostacolo nell'implementazione del proprio perfezionamento.
Quindi chi me lo farebbe fare di scambiare la mia frammetarietà e il mio pressapochismo con una mente mono o ipo-tematica? Preferisco approfondire altri aspetti della mia esistenza, ed essere considerata vanagloriosamente fatua.
Ribaltando un vecchio detto americano: Master of no trades, but jack of them all! And proud of it!
Quelli che non ne hanno mai avuti mi guardano come se fossi un'aliena svitata.
Chi non li ama non riesce a comprendere la mia assurda felicità, e nemmeno si pone il problema.
Chi ne ha avuti e li ha persi sa bene il sollievo che provo.
Quel guerriero spelacchiato del mio gatto è stato in giro per 10 giorni. 10 lunghissimi giorni in cui il mio cuore si screpolava sempre un po' di più... E questa mattina, prepotente e sfacciato, gridava a gran voce la sua indignazione per essere stato chiuso furi di casa e pretendeva immediata attenzione, crocchette fulminee e coccolecarezze a profusione.
Il mio micio è tornato, il mio cuore si sta rigenerando, almeno un po'.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 11:51 |
link |
commenti | categoria:
familie,
katze
Escluso l'altro diretto interessato, non ho più alleati contro me stessa: anche la progenitrice ha saltato la barricata e ora parteggia per l'avversa fazione. Ovviamente non lo fa sbandierando opinioni, ma scagliando sottilissimi dardi di sagacia o allusioni poco velate sull'assenza di prole nella mia casa.
Dialogo 1:
Mamma Certo che quel nuovo terrazzo è pericoloso...
Figlia Pericoloso?
M: Certo! un bambino piccolo potrebbe farsi male!
F: Non ci sono bambini piccoli, qui
M: Mgr...mgr...
F: Eh?
M: Mi sembra ce ne siano due di troppo perché ne arrivi un altro...
Dialogo 2:
F: Ho una notizia sconvolgente... la vuoi sentire?
M: Cosa?
F: Limpida (un anno in più di me) è incinta... Ti rendi conto?!?!
M: E quindi?
F: Ma non ti sconvolge?
M: Ha 34 anni. Sarebbe anche ora! Anzi, è già quasi troppo tardi!
F: Ma io non ne facevo un fatto anagrafico! Io sto pensando alle conseguenze UMANE del suo atto procreativo!
M: Beh, sì... Però l'età è già fin troppo giusta!
Dialogo 3:
M: Ma la tua collega, di bambini non ne vuole?
F: Certo, è il terzo anno che ci prova... Ma a quanto pare hanno dei problemini...
M: Colpa sua o di lui... Colpa per modo di dire, eh!
F: Di entrambi: lei è inospitale e i girini di lui hanno il testone pesante e si arrendono prima di arrivare alla meta
M: Deficiente! Non sai spiegare le cose senza fare battute? (sogghigno)
F: No... (sorriso scemo di figlia monella)
M: Non si può iniziare troppo tardi a provarci... vedi?
F: Cosa?
M: La merda rosa!
F: Mamma!
M: Figlia!
Non capisco se questo suo cambiamento sia dato dal timore che io non la renda mai nonna (anche se da nonna non è che si diverta troppo) oppure per il terrore che io diventi come mia zia, con cui non ha mai avuto un idilliaco rapporto. In effetti qualche tratto del carattere che tanto la infastidisce affiora nella mia complessa struttura emozionale e poi anche io sono accoppiata ad un uomo più giovane e senza figli. Insomma le premesse sono buone... o no?
Comunque il suo sguardo truce, che da adolescente ho imparato a temere, e di cui, da adulta fuori casa, ho sentito spesso la mancanza, mi sta indubbiamente scrutando l'orologio biologico...
E se quest'ultimo si mettesse a ticchettare per lo spavento?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:25 |
link |
commenti (2) | categoria:
launisch,
zukunft,
familie
Quando la mamma apre bocca, la natura si flette.
No, non in generale. Io parlo del mio caso specifico, della mia mamma, amato oracolo maldestro e menagramo a tempo perso.
Se l'autunno a cui sto andando incontro è mite, basta un suo accenno a temperature rigide in agguato, che il giorno dopo mi trovo a grattar via dal parabrezza il primo ghiaccio della stagione.
Se accenna alla nebbia, sono già rassegnata a trovare una spessa coltre bianco-lattiginosa ad attendermi, ovunque vada, al successivo viaggio in auto.
Se poi mi mette in guardia da qualsiasi tipo di contrattempo, sono spesso tentata di contattare il mio puntello di turno, per avvisarlo che sarò sicuramente in ritardo per sopraggiunte cause di forza maggiore, non dipendenti dalla mia volontà.
E guai se solo oso farle notare che immancabilmente, se azzarda previsioni negative che riguardino la mia persona, quelle sue profezie diventano inevitabili realtà! Si offende, mi insulta, fa la sostenuta risentita. Insomma, non posso neppure chiederle di evitare quel tipo di esternazioni senza incappare in un litigio madre-figlia di quelli che non se ne vedono più.
Eppure. Eppure anche lei ci crede, perché sulle vacanze in moto, non ha mai espresso opinioni.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:37 |
link |
commenti | categoria:
wetter,
launisch,
familie
Il mio nome di battesimo non mi piace. E' per quello che tutti i miei cari, i miei amici e i colleghi più stretti mi conoscono come Lella.
Ho passato l'infanzia a sentirmi dire "Come la Carrà!", episodi che temo abbiano aggravato l'astio che ho nei confronti del mio appellativo.
C'è da dire, però, che da tempo tento di redimere quest'accozzaglia di vocali e consonanti stridenti (tra tutti i dittonghi armoniosi che esistono, proprio "ae" mi dovevano affibbiare...) cercando tra gli illustri personaggi del passato, un omonimo (meglio omonima) che mi riscatti, almeno nominalmente e finalmente ho trovato quello che fa al caso mio!
E non è solo il nome.. un qualcosa di mio ce lo vedo... OK, OK era una battona del Bois de Boulogne, ma dopotutto quest'elemento me la rende solo un po' più affine.
E adesso di motivi per andare a vedere la mostra di Tamara de Lempicka, ne ho uno in più.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:01 |
link |
commenti | categoria:
kunst,
familie
Qualche volta vedi due occhioni scintillanti, incastonati nel musetto di un pupo tutto sorrisi e giuggiole, e pensi "Però!".
Qualche volta vedi una manina stretta convulsamente al dito del genitore di turno e un sorriso grande come l'universo che innalza gli angoli della bocca di entrambi e ti dici "Forse..."
Qualche volta vedi un pancione macroscopico portato con fatica, orgoglio, stanchezza, gioia, dolore e speranza e immagini come starebbe su di te, che effetto avrebbe su di te.
Qualche volta pensi a quanti anni hai e senti l'orologio biologico un po' in fermento.
Qualche volta pensi ai nomi propri di persona e selezioni una rosa di candidati ricercati, ma non troppo.
Poi...
Poi fai un aperitivo con un'amica, una cara amica che non vedi da anni... e invece che ascoltare rapita i suoi racconti e aggiornarla sulla tua vita, ti ritrovi a schivare bottigliette di aperitivo rosso schizzate in giro, evitare piccole dita unte di patatine che arrancano sui tuoi jeans, alzare il tono di voce per farti sentire oltre gli schiamazzi e i trilli, mettere le mani a conca di fianco alle orecchie, per captare la voce della tua amica... E, chicca finale, scopri che quegli sciammannati di genitori che non si curano del fastidio che la loro creatura provoca agli altri avventori del bar, quei genitori che sono lì a recitare la parte, come in un set di spot di brut (scusa S.B.), hanno chiamato quel piccolo, esile troll dalla chioma bionda, niente di meno che Cheyenne!
Ecco, le urla, il fastidio, la borsa della nonna piena di campari, gli occhiali da sole della mamma unti di patatine, il palese rincoglionimento della famiglia tutta, mi hanno fatto ricordare che stanno finendo i preservativi.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:58 |
link |
commenti | categoria:
launisch,
zukunft,
familie