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Utente: haroldandmaude
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    mercoledì, 15 aprile 2009
    Zio Joe, arrivo!!!!
    Tour di Joe R. Lansdale in Italia per presentare il suo nuovo romanzo, “Sotto un cielo cremisi”, in uscita in libreria il 22 aprile:
     
    Domenica 26 aprile:
    ore 12.00: Libreria Nuova Europa, centro commerciale I Granai, via Rigamonti, 10 - Roma
    ore 18.00: Libreria Fanucci, piazza Madama, 8 - Roma
     
    Lunedì 27 aprile:
    ore 18.00: Libreria Feltrinelli, via Appia Nuova, 427 - Roma
     
    Giovedì 30 aprile:
    ore 11.00: Libreria Feltrinelli, via Melo 119 - Bari
     
    Lunedì 11 maggio:
    ore 14.00: Libreria Egea, via Bocconi 8 - Milano
    ore 18.00: Libreria Feltrinelli, corso Aldo Moro, 3 - Varese
     
    Martedì 12 maggio:
    ore 17.30: Libreria Feltrinelli, via XX settembre, 21 - Pavia
    Potrei anche farmi una tripletta e fare Milano, Varese e Pavia in due giorni... questo ed altro, per Zio Joe!
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:08 | link | commenti (2) | categoria: bücher, liebe
    giovedì, 25 settembre 2008
    La pazienza ha un limite

    Che una piccola casa editrice, che visceralmente odio e amo (pubblicano Lenore, uno dei miei fumetti preferiti,e fanno anche venire l’autore in Italia – Hurray – ma lo fanno venire a Roma un giorno prima che ci capiti anche io – booh! –)  non possa sobbarcarsi la pubblicazione di tutte le opere inedite in Italia di un autore tutto sommato sconosciuto, posso anche capirlo; ma che dopo il successo di  Un lavoro sporco, nessun altro editore abbia preso in considerazione l’eventualità di pubblicare i passati libri di Christopher Moore, è veramente scocciante.

    Va be’, ammetto che, per quel che mi riguarda, più che di pazienza, dovrei parlare di pigrizia, perché per leggere in lingua originale (inglese o francese che sia), mi trovo a dover attivare una o due sinapsi in più rispetto al solito piattume cerebrale che mi contraddistingue.

    Sommando poi la mia psicopatologia da monomaniaca, per cui quando trovo un autore, regista, musicista, attore o altro artista che mi smuove qualcosa dentro (siano una risata, una commozione o un brivido di libido) poi devo impadronirmi di tutto il suo operato, in una sorta di rito cannibale (se me lo mangio tutto intero, una sua parte starà sempre con me), finisce che questo timido assaggio di un paio di libri suoi mi abbia lasciato estremamente insoddisfatta e bramosa di affondare nuovamente le mie meningi nella sostanza dei suoi romanzi, che in Italia continuano a non arrivare.

    Tutto questo per dire che, se non sapete cosa regalarmi a natale, i suoi libri in lingua originale sono facili da reperire.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:53 | link | commenti (4) | categoria: bücher, launisch
    martedì, 19 agosto 2008
    I am legend, he is legend, we all are legends
    E sì che mi sentivo risoluta. Ero convinta che il mio "no" fosse perentorio. Ma la noia di una calda note agostana produce anche questo; lassismo, morbosità e pedanteria mi hanno spinto dove avevo giurato che non mi sarei mai trovata: davanti alla trasposizione cinematografica hollywoodiana di uno dei miei romanzi preferiti.
     
    Ho letto "Io sono leggenda" l'estate dei miei 19 anni, subito dopo la maturità. Ma il titolo era "I vampiri", perché era contenuto in un vecchissimo tomone rilegato dell'Urania, o roba simile. Ricordo le ore canicolari riarse dal sole di luglio, che tanto ci aveva impiegato a venir fuori e che quindi voleva recuperare alla grande tutto il tempo passato dietro le nuvole di giugno, e ricordo la luce che scolpiva le ombre come se fossero blocchi di ossidiana tagliente. Sentivo la sofferenza di Robert Neville, ma sentivo anche la sua noia, la sua disperata necessità di un contatto sociale. Ricordo di aver pianto alla morte del cane. Ricordo la malinconia che mi invadeva le viscere mentre leggevo e la difficoltà a staccarmi dal filo narrativo. Ricordo il finale, un po' ostico, ma geniale, sofferto, stravolgente e stravolto.
    Immagine di I vampiri - ­Tre millimetri al giorno - ­Io sono Helen Driscoll - ­Regola per sopravvivere 
    E adesso ho visto il film, malgrado, come dicevo, mi ero ripromessa di non farlo. Wil Smith (proprio quello della legge...) tutto sommato non è male. La New York apocalittica è ben resa. E poi basta. La trama è raffazzonata. Il protagonista mitizzato e pompato. I flashback smozzicati. I mutanti plasticosi. Il cane disneyano. E il finale... Il finale... Il finale... è una cagata pazzesca. Ma soprattutto, di tutte le migliaia di ignoranti (nel senso che ignorano il romanzo) che hanno visto il film, mi chiedo se ce ne sarà stato almeno uno che si sia posto la domanda "Perché il titolo è *Io* sono leggenda?"
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:49 | link | commenti (2) | categoria: kino, bücher, kunst, launisch
    venerdì, 06 giugno 2008
    Esercizio senza stile.
    Mi sono messa a giocare con quella catena stupida "gli incipit dei cinque libri che più hanno significato per te" o "che più ti sono piaciuti" o "che meglio ti ricordi", ed è saltato fuori quanto segue (con tanto di anno in cui li ho letti la prima volta)...
     
     
    (1979 - questo è stato il libro, che, verso i miei 7 anni, mi ha fatto capire che leggere era davvero divertente.)
    Eravamo in quattro - George, William Samuel Harris, io e Montmorency. Eravamo seduti nella mia stanza, fumando e parlando di come eravamo messi male - intendo messi male da un punto di vista medico, ovviamente. Ci sentivamo tutti giù di morale, e la cosa ci preoccupava molto. Harris disse che a volte veniva sopraffatto da attacchi di vertigine così forti da non sapere più cosa stava facendo; e allora George disse che anch'egli soffriva di attacchi di vertigine da non sapere più cosa stava facendo. Per quanto mi riguardava, era il mio fegato ad essere in disordine. L'avevo saputo leggendo le indicazioni di una confezione di pillole per il fegato, in cui erano descritti i diversi sintomi dai quali si più capire di avere il fegato in disordine. Io li avevo tutti.
    J. Klapka Jerome - Tre uomini in barca
     
    (1981 - questo è il libro che mi ha fatto amare la radio, perché l'ho ascoltato per un'estate intera)
    Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l'ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d'Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell'ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d'andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s'era vista disubbidienza più grave.
    Italo Calvino - Il barone Rampante
     
    (1984 - questo è il libro che mi ha fatto guardare oltre lo steccato di Tom...)
    La scena di questa cronaca è la cittadina di Dawson's Landing, sulla sponda del Mississippi dal lato del Missouri, a mezza giornata di viaggio, in vaporetto, a sud di St. Louis.
    Nel 1830 era un piccolo agglomerato compatto di modeste case di legno a uno o due piani, con le facciate a calce seminascoste da un groviglio di rose rampicanti, di caprifogli e di campanule. Davanti a ogni casa c'era un giardinetto recintato da una staccionata bianca e riccamente fiorito di malvarose, calendole e altri fiori che usavano allora, e sui davanzali si allineavano cassette di legno e vasi di terracotta, dove cresceva una varietà di geranio dal colore rosso intenso che accendeva come una vampata sulle facciate rivestite di rose. Quando sul davanzale, oltre ai vasi e alle cassette, c'era spazio per il gatto, il gatto era lì, nelle giornate di sole, sdraiato in tutta la sua lunghezza, sonnolento e beato, col pancino peloso al sole e una zampa arricciata intorno al naso.
    Mark Twain - Wilson lo svitato
     
    (1988 - questo è stato il mio approccio individualista alla fantascienza e al fantasy)
    Io conosco un posto dove non esiste né lo smog né il problema del parcheggio né l'esplosione demografica... né la Guerra Fredda né le bombe all'idrogeno né i caroselli televisivi... né le Conferenze al vertice, né gli aiuti all'estero, né le imposte indirette... neppure le tasse sul reddito. Il clima è simile a quello che la Florida e la California si vantano di possedere (e non hanno), il panorama è incantevole, gli abitanti amichevoli e ospitali con i forestieri, le donne sono bellissime e compiacenti...
    R.A. Heinlein - La via della gloria
     
    (1992 - questo è stato il primo libro che mi ha fatto piangere)
    Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro.
    Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l'abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perché in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.
    Richard Matheson - Io sono leggenda
     
    (1995 - questo è il libro che ogni donna dovrebbe leggere)
    Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c'è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano, come una merce a buon mercato e di largo consumo. L'allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi, pieni di soldi. L'allegria va conservata nello champagne; mentre la cachaça tuttalpiù consola dalle disgrazie, quando consola.
    Jorge Amado - Teresa Batista stanca di guerra
     
    (1997 - questo è il libro che mi ha fatto capire che io Pennac l'avrei pure potuto sposare)
    Il bambino era inchiodato alla porta come un uccello del malaugurio. I suoi occhi plenilunio erano quelli di una civetta.
    Loro erano sette e salivano le scale quattro a quattro. Naturalmente ignoravano che questa volta gli avevano inchiodato un moccioso alla porta. Pensavano di avere già visto tutto e quindi correvano verso la sorpresa. Ancora due piani e un piccolo Gesù di sei o sette anni avrebbe sbarrato loro la strada. Un bimbo-dio inchiodato vivo a una porta. Chi può immaginare una cosa simile?
    Daniel Pennac - Signor Malaussène
     
    (1998 - questo è il libro in cui rifugiarsi per ricercare quelle sensazioni che da adulto ti sei scordato che esistano)
    E' notte e mi sveglio di soprassalto in un punto della casa. Il solaio va a fuoco. Il fumo mi asfissia. Tra meno di un mese compio dieci anni e sto già per morire. Comincia proprio bene, la vita!
    E' colpa mia. Devo aver fatto "la" grossissima cavolata. Da noi, ogni volta che qualcuno fa "la" grossissima cavolata, la casa va a fuoco. Non è solo nei temi che bisogna evitare le ripetizioni. Anche negli incendi.
    La prima gorssissima cavolata, è stato mio fratello Roland, a farla. Abitavamo ancora alla Grand-Rue, non molto lontano da qui. Ha dato fuoco a dei vecchi stracci in solaio per non dover tornare al Centro di formazione professionale. Le macchine dell'officina gli facevano paura.
    "Taci. Se il signore dell'assicurazione ti sentisse, tuo fratello finirebbe in prigione."
    Sento la voce della mamma nell'orecchio. Il destro, quello delle storie prima di addormentarmi. La mamma è sempre al mio fianco. Fluttua nell'aria, non dorme mai, vola, appare, scompare, mi si infila sotto le palpebre, nella tasca dei pantalonicini, o in cartella. Sono fortunato, ho una mamma Peter Pan.
    Daniel Picouly - Il campo di nessuno
     
    (2002 - questo libro è terribile e molto dolce)
    Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.
    Nel diario delle medie avevo ricopiato un verso di un poeta spagnolo, Juan Ramón Jiménez; era stata mia sorella a farmelo conoscere. "Se vi danno un foglio squadrato, scriveteci sopra dall'altro lato".
    Alice Sebold - Amabili resti
     
    (2004 - questo è il libro che mi ha fatto sentire scosse elettriche nelle dita mentre lo leggevo)
    Il problema delle storie è che le racconti a giochi fatti.
    Anche le telecronache di baseball alla radio, gli home-run e gli strikeout, persino quelli sono in ritardo di qualche minuto. Persino i programmi TV in diretta arrivano un paio di secondi dopo.
    Persino il suono e la luce non superano una certa velocità.
    Un altro problema è chi la storia la racconta. Il chi, il cosa, il dove, il quando e il perché del giornalismo. la forma che il messaggero dà ai fatti. Quello che i giornalisti chiamano Il Guardiano. Il fatto che il modo in cui si presenta una storia è tutto.
    La storia è dentro la storia.
    Chuck Palahniuk - Ninna Nanna
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:47 | link | commenti (2) | categoria: bücher, liebe
    venerdì, 04 aprile 2008
    Bloodcorn

    Immagine di La notte del drive-in  Se avessero iniziato a tradurre e distribuire Lansdale in Italia a tempo debito, la mia copia di "La notte del drive-in" ora sarebbe nelle stesse precarie condizioni de "Il Talismano" di King/Straub. Sarebbe stato il mio scrittore horror preferito, al pari di Stephen King, non c'è dubbio. Purtroppo lo sto leggendo solo ora  e devo lasciare libero sfogo alla mia tredicenne interiore per poterne godere appieno.

    [...]
    - Dove diavolo siamo? - chiese Timothy
    - Be', Toto, credo che non siamo più nel Kansas.
    - Kansas? Siamo stati nel Kansas? E chi è Toto?
    - Chiudi la bocca e cammina.
    Qualche volta non serve a niente leggere o guardare vecchi film. Nessuno capisce di cosa stai parlando.
    [...]

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:15 | link | commenti (2) | categoria: bücher, launisch
    lunedì, 11 febbraio 2008
    Appunti di viaggio
    Lavoro
    Una settimana e più senza capo, a casa ammalato, potrebbe essere rilassante, se solo non ci fossero nuovi collaboratori psicotici da gestire, vecchi collaboratori e i di loro legali, psicotici uguali, da congedare, richieste internazionali da evadere, caporioni su caporioni da accontentare e la posta da presidiare, perché il capo è ahimè dotato di blackberry e ciò significa che legge le mail, risponde e comanda. Potrebbe, ma di fatto mi sono sentita un robottino caricato a molla e preso a calci per giorni e giorni.
     
    Salute
    Ah beh, quando c'è quella... Il dente s'è cariato e andava devitalizzato. Un canale l'abbiamo otturato, ma il secondo s'è schiantato e due afte ma regalato, che la guancia hanno gonfiato. Il dentista ha bestemmiato ma il canale ha liberato e l'antibiotico m'ha dato. Ora il gonfiore è ridimensionato ed il dente è sempre bucato.
    Quando non c'è la salute, rimane la poesia...
     
    Famiglia
    La famiglia non te la scegli e, almeno in questo aspetto della mia vita, posso vantarmi di essere stata fortunata. Non ci sono né geni né eroi, né santi o martiri, però c'è amore, declinato in migliaia di forme e gesti. E radunarsi attorno al tavolo in quelle tre o quattro occasioni annuali è sempre un pantagruelico piacere. Più dello gnocco di zucca o dell'ossobuco alla milanese, mi sono saziata di rituali prese in giro collaudate, rimbrotti ritriti e complicità gastronomiche. Mi hanno anche strappato la promessa di andare al concerto di Avril Lavigne con la nipo... Cosa non fa, l'amore...
     
    Cinema&Spettacolo
    Fine settimana fruttuoso, rispetto al piattume degli ultimi, quantomeno.
    Venerdì sera sono finalmente riuscita, dopo anni di sfortunati inseguimenti, ad assistere a Caos, dei dinamici Quelli di Grock. Uno spettacolo di teatro-danza (ma più teatro-movenza) che rimane innovativo malgrado gli anni che ha, coraggioso nei temi musicali e semplice nell'immediatezza d'impatto.
    Sabato sera ho portato la dolce metà a vedere un film di fantascienza, per evitare le carnevalate ambrosiane che avremmo trovato in qualsiasi altro locale del milanese, un po' scettica ma preparata. E' andato a finire che Cloverfield è piaciuto più a me che a lui. Visione estremamente soggettiva del terrore puro causato dall'ignoto distruttivo. Nausea da riprese amatoriali a parte, l'ho trovato un'idea originale (e per favore basta paragonarlo a The Blair Witch Project...) Ecco, magari potevo aspettare di vederlo in TV ed evitare la spesa dei biglietti.
    Ieri sera abbiamo smesso di rimandare ancora la visione di Sunshine, quello di Danny Boyle. Il risultato è un lieve indolenzimento della zona cervicale, dovuto a tensione spasmodica nei momenti salienti del film, insieme però ad una placida soddisfazione. Davvero ben costruito, malgrado le piccole pecche. Andava visto.
     
    Libri&Musica
    Ho finito Mattatoio N. 5 e mi sto ancora chiedendo come ho fatto senza Vonnegut fino ad oggi. Ho bevuto ogni pagina di quel libro, provando emozioni soffocanti e liberatorie, tremando e sobbalzando. Ha reso l'orrore della guerra in un modo magistrale, ha reso l'idea di cosa sia stata veramente quella carneficina inumana, è riuscito a penetrare nel mio cervello anestetizzato ed insensibile come un punteruolo rovente. Così va la vita.
    Ho anche visto l'anteprima del nuovo video degli Elii. E adesso mi siedo e lo aspetto impaziente, questo Studentessi.
    Mercoledì, cioè dopo domani, vado a dare l'addio a Wayne Hussey e soci. Quando mi riempivo le orecchie solo di chitarre distorte, urla disumane e batteria con doppia cassa impazzita, 20 anni or sono, erano tra i pochi a riuscire a strapparmi un sospiro e uno sguardo sognante. Li ho già visti dal vivo, ma questo è il farewell tour (vero, non alla The Cure, che oramai sono all'ottavo last tour...) e ci voglio essere. Ovviamente, ho l'onore (onere?) di poter scrivere il live report...
    E sempre per quanto riguarda la scrittura, li sono accaparrata la recensione di "Alles Wieder Offen" e ora non so da che parte iniziare. Come si fa ad osannare gli dei della lamiera ondulata, gli operai della musica sperimentale, gli dei del suono industriale, senza risultare affettata, schematica e rigida? Dovrò capirlo in fretta...
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:25 | link | commenti (6) | categoria: muzik, kino, theater, bücher, arbeit, liebe, gesundheit, familie, konzert
    venerdì, 04 gennaio 2008
    Per chi dice di leggermi come un libro aperto...
    ... mi auguro si renda conto che ha davanti il Manoscritto Voynich.
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 11:40 | link | commenti (5) | categoria: bücher, launisch
    Senza un senso
    Bevo i tuoi remoti silenzi, sussultando al tuo voluttuoso tacere.
    Inspiro i tuoi fugaci sorrisi, percependone il volubile sentore della mutevolezza.
    Ascolto l'ondeggiare dei tuoi cupidi pensieri, lasciandomi aammantare di lubriche vaghezze.
    Sfioro a palmo aperto la solidità del tuo tardivo nerbo, assorbendo i contraccolpi dell'intermittente risolutezza.
    La mia bocca rimane serrata, arida di gusti proibiti, concetti inesprimibili, domande improponibili.
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 11:16 | link | commenti | categoria: bücher, launisch
    venerdì, 14 dicembre 2007
    Non è mai troppo tardi. Oppure sì?
    Quando oramai i 34 stanno sfiorendo e scivolando insesorabilmente verso la chiusura del quinto ciclo di vita; quando oramai mi sono "sistemata" nella sedia a cinque razze di questo tristo e pesto studio fiscale, dove amministro umanamente esanimi disumani; quando oramai ogni verve cognitiva e di apprendimento se n'è andata giù per lo scarico, sospinta dallo sciacquone dell'imbolsimento mentale; quando ormai non ci sono più oramai, ho scoperto cosa avrei potuto studiare dopo il diploma: antropologia sociale e culturale. Ma l'ho scoperto solo lavorando dove lavoro, vivendo come vivo, avendo fatto le esperienze che ho fatto, avendo incontrato le persone che ho incontrato. Quindi, devo intenderlo come un segno del fatto che potrei ancora mettermi in gioco, oppure come un segno che il destino è quel che è, non c'è scampo più per me?
    A voler considerare il livello di energia residuo in questo venerdì pomeriggio, la risposta spontanea sarebbe "La seconda, la seconda!". Se poi vogliamo dar retta alle considerazioni di Oddifreddi sull'università italiana, sarebbe anche uno sperco di energie, già esauste. Non prendo neppure in considerazione la possibilità dell'autodidattica. Con la maglia ai ferri e all'uncinetto ha funzionato, ma con l'antropologia? Non è che devo prendere la creta e modellare un uomo (quello pare sia un hobby creativo da divinità), oppure fabbricarlo all'uncinetto n. 6 con filato secco 100% materia animale... Ho scoperto, ma questo tanto tempo fa, che se inizio un lavoro fisico, manuale, da autodidatta posso benissimo cavarmela da sola, ma ho scoperto anche che è una forma di autismo, e che funziona solo con gomitoli, aghi, fili di metallo e lana cardata...
    Che confusione... Che illusione... Avrei già anche in mente l'argomento della tesi... Ma lo so, a lungo andare, sarebbe solo un'altra perdita di tempo.
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:50 | link | commenti | categoria: bücher, arbeit, launisch, gestern, zukunft
    giovedì, 13 dicembre 2007
    Nemesis
    «Con te non posso mentire, no? Quindi non ci proverò nemmeno. La tua faccia non è bella. Il tuo corpo non è bello. Però tu sei bella, ed è questo che conta. E tu sai che lo penso davvero.»
    Isaac Asimov
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:46 | link | commenti (2) | categoria: bücher
    domenica, 21 ottobre 2007
    Lenore
    E ti pareva.
    Io sono sempre in ritardo o in anticipo. Nel caso specifico, sono in ritardo di un solo giorno, ma abbastanza per perdermi un evento che aspettavo (no, anzi, che speravo accadesse) da almeno 7 anni...


    Chickens Go Bok Bok Bok!
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:36 | link | commenti (3) | categoria: bücher
    giovedì, 18 ottobre 2007
    Through dangers untold and hardships unnumbered, ...

    ... I have fought my way here to the castle beyond the Goblin City, to take back the child that you have stolen, for my will is as strong as yours and my kingdom is as great. You have no power over me.

     

    Vent'anni fa.

    Minchia.

    Mi sembra ieri. E no, non è retorica da Peter Pan.

    E' che Labyrinth, i suoi vent'anni di film, proprio non li dimostra. E ciò malgrado gli effetti speciali preistorici, malgrado un taglio narrativo un po' demodè, malgrado i jeans sopra la caviglia di Jennifer Connelly. Forse la musica è l'unico elemento che stride un po', ma se riesco a guardare Ladyhawk senza tapparmi le orecchie, sovrapponendo alla colonna sonora Enya o i Dead Can Dance, posso resistere alle dignitose tastierine di Bowie.

    La trama è poco più di una favola: il filo conduttore è sempre quello della crescita spirituale e caratteriale attraverso il fallimento, la sofferenza o l'errore e la successiva ricerca di riscatto, attraverso, appunto, pericoli inenarrabili e innumerevoli difficoltà.

    Il tocco di magia di Labyrinth quindi, sta nell'illustre consulenza prestata a scenografia ed effetti speciali da Brian Froud che purtroppo in Italia è conosciuto solo per le illustrazioni di questo libro (e se potesse ricevere un euro per ogni sua fatina, scelta come soggetto di un tatuaggio, solo con quel ricavato potrebbe comperarsi un atollo tropicale)

    Pupazzi, Goblin, bruchi, cani e canidi, statue, porte... tutto era animato con la commistione di uomo e macchina. A volte con trovate geniali (il pozzo fatto di mani nere che formavano dei visi - non so spiegarla meglio) a volte furbe e leggiadre (il giocoliere che nascosto dietro Bowie, faceva roteare le sfere di cristallo) a volte truffaldine ma incantevoli (il castello basato sui disegni delle scale impossibili di Escher)...

    Sabato sera sono andata a vedere Stardust, aspettandomi, non a torto, una delusione dal punto di vista della rivisitazione narrativa, ma speranzosa di trovare la scintillante magia dei disegni di Vess trasportata sul grande schermo (ed è stato anche il motivo per cui ho scelto di andare al cinema e non di aspettare il DVD da veder sul mio miserrimo 21"). E invece nulla a che vedere con le splendide illustrazioni del libro di Gaiman. Ed è stato molto più deludente quello di trovare un taglia e cuci tutto hollywoodiano al finale stralunato della versione cinematografica di un libro (fumetto?) che ho scoperto, purtroppo per me, tardi tardi, e che mi ha affascinato sia per l'intreccio della trama, scorrevole e intricata al tempo stesso, sia per le forti immagini evocative che ne scaturivano in continuazione, proseguendo nella lettura.

     

    Insomma, uscendo dal multisala patinato, ho ripensato a Labyrinth, all'aura dorata che lo faceva risplendere come un piccolo carillon scintillante, e mi sono resa conto che c'era molta più polvere di stelle in quella favoletta multicolore che nello Stardust di Matthew Vaughn.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:07 | link | commenti (6) | categoria: kino, bücher, gestern
    lunedì, 30 luglio 2007
    Muggling
    Qulacuno di voi ci ha creduto che l'occhietto sifulo sarebbe riuscito a tenermi lontano dai Deathly Hollows?
    Io di certo no, infatti sabato mattina l'ho finito e il resto del weekend l'ho passato a rileggermi i brani salienti.
    Maledetta Zia Jo!
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:33 | link | commenti (6) | categoria: bücher, launisch, geschlecht
    venerdì, 05 gennaio 2007
    Survivor
    [...]
    "Si combatte con le armi di cui disponiamo. O meglio, con le armi che ci vengono lasciate a disposizione. L'importante è avere il coraggio di continuare a combattere, anche se si è consapevoli che la partita è già persa in partenza. Giusto per non impazzire, o peggio, detestarsi."
    "I vigliacchi non si detestano."
    "Oh sì, invece. Ma mentono a se stessi. Perché ammetterlo sarebbe un suicidio morale. A questi, si aggiungano tutti quelli che hanno paura del conflitto, o di non essere più amati se compiono dei gesti di ribellione."
    "E' un'apologia della violenza individuale?"
    "No. No, certamente no. Solo la convinzione dell'utilità o della necessità sporadica del conflitto."
    [...]
    Un violent desir de paix - Andrea H. Japp
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:38 | link | commenti | categoria: bücher, launisch, gestern, zukunft
    mercoledì, 13 settembre 2006

    Happy Mask

    "Ora" dicono quelle labbra rosso Plumbago "mi racconterai la tua storia come lo hai appena fatto. Scrivila tutta quanta. Racconta quella storia, ancora e poi ancora. Raccontami la tua triste storia del cazzo per tutta la notte." Quella regina Brandy punta verso di me un dito lungo e ossuto.

    "Quando capisci" dice Brandy "che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell’immondizia" dice Brandy, "allora riusciremo a capire chi sarai."

    [Invisible Monsters - C. Palahniuk]

    E se io non avessi più nessuno a cui raccontarla. la mia storia? Non capirò mai chi sarò, temo.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:09 | link | commenti | categoria: bücher, launisch
    giovedì, 18 maggio 2006
    Macro Hiaku n. 4

    Questa sera volevo uscire. Niente di che, è giovedì e domani sarà giornata dura.

    Giusto un gelato passeggiando per il centro, con capatina in libreria aperta fino alle 22.00 per placare la mia fame di parole stampate.

    E invece vaffanculo piove.

    Vaffanculo piove.

    Vaffanculo piove.

    Andrò solo in libreria, senza gelato.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:34 | link | commenti | categoria: bücher, launisch
    martedì, 16 maggio 2006
    Macro Haiku n. 3

    Fabio Montale non è il mio ideale di uomo: ex-sbirro, un po' troppo legato al passato e con una visione della morale lievemente distorta.

    Ma è un personaggio vero, autentico, vitale, e me ne sono innamorata, come non succedeva dai tempi di Bejamin Malaussène.

    Perché diciamolo, se non mi piace tanto, è perché un po' mi ci rispecchio. E io non mi apprezzo mica troppo, sa.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:34 | link | commenti | categoria: bücher