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Dieci lunghi mesi fa ho deciso di dare un taglio più o meno netto alla mia vita da epicurea, per interrompere la vergognosa scalata dei chilogrammi di sovrappeso che, nel frattempo, si era tramutato in obesità di primo livello. Più o meno nello stesso periodo, qualche settimana più tardi, la mia collega nemesi è finalmente rimasta incinta, dopo sette anni di tentativi e di patimenti. Così, mentre io diminuivo dapprima piuttosto rapidamente, poi in modo più cadenzato e regolare, lei iniziava a levitare: prima il seno, mentre il mio, come già più volte lamentato, sfioriva e si sgonfiava; poi le gambe e i fianchi, adorni giorno dopo giorno, di nuovi centimetri e rotondità; infine, ovviamente, la pancia che è riuscita a sconfiggere la naturale tensione di quell’odiosa pancia concava e ha iniziato fare spazio per l’erede in divenire. Intanto io scivolavo sempre con meno fatica in pantaloni che non avevo gettato al vento un paio di anni prima, solo per questa fissazione che ho di non buttare via nulla, ‘che un domani potrebbe servire’ e che poi, matematicamente, serve quando mi sono decisa a liberarmene; e i miei amati reggipetto americani iniziavano ad andare larghi sul torace e ad avere sempre più spazio nella coppa, dove un tempo ero costretta a stipare e strizzare tutto il mio ben degli dei. Abbiamo iniziato a scherzare: “tutto quello che perde una, lo prederà l’altra” e via di questo passo. E alla fine, per un piccolissimo scarto, è proprio così che è andata: al momento io sono a -19 kg mentre lei è a +17,5 kg e le ho promesso che le presterò i miei improbabili pantaloni di peluche rosa shocking zebrato e ce li ho davvero) mentre lei mi minaccia con improbabili tailleur D&G e JC. Mentre lei è praticamente a termine (tra settimane si scinde) io sono a metà dell’opera e il timore che quest’osmosi si inverta, quando lei tornerà ad essere l’odiosa gnocca che era prima di rimanere inguaiata, è smorzato solo dalla speranza che quello che si è instaurato tra di noi sia dettato dal principio dei vasi comuncianti e svuotandosi quindi lei, io possa riprendere a diminuire, regalandole malignamente qualche chiletto da portarsi dietro, vita natural durante.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:49 |
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IO: Mi fai provare i tuoi SPLENDIDI occhiali neri e viola (sic)?
COLLEGA: secondo me ti stanno bene.
IO: (li indosso)
PRINCESS: Stai benissimo! Sembri l’infermiera porca di un film porno.
Quando i complimenti arrivano, mica posso permettermi, nella mia precaria condizione fisica-psichica, di selezionarli ed accettare solo quelli che mi aggradano. Mi faccio andar bene più o meno tutto, dal “Ma non li di mostri, 36 anni, sembri molto più giovane”, che mi rincuora non poco, anche se la difficoltà delle rughe ad affiorare sul mio viso è legata all’importante presenza del malefico grasso sottocutaneo, al “che begli occhi che hai! Cos’è, una sesta?” che tutto sommato, è poco signorile a ma vuol dire che ho ancora qualche carta da giocare.
E’ per questo, penso, che l’elogio arrivatomi dalla mia splendida Princess, malgrado la solita peculiarità che contraddistingue tutto ciò che la splendida ninfetta esprime, abbia sortito il suo effetto positivo e mi abbia fatto piacere. O forse è solo che, inconsciamente, vorrei fare l’attrice.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:32 |
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Ma che avete capito?!?! Io non c'entro. Princess e Tonty si sposeranno, quasi sicuramente, tra circa nove mesi. E stanno frequentando il corso per fidanzati. Settimana scorsa il prete che li istruisce e redarguisce (vorrei tanto essere mosca per vederli seguire almeno una lezione) li ha informati che questa settimana, invece che frequentare la canonica lezione, si sarebbero tutti recati in chiesa per "Le Quattro Stagioni". Princess è riuscita per un soffio a bloccare Tonty dall'esultare urlando "Che figata! Mangiamo la pizza al cartone sui banchi di chiesa!"
A volte sospetto che Princess si inventi questi aneddoti da raccontarmi quando mi vede triste e depressa come oggi. poi ripenso all'unico incontro che ho avuto con Tonty e mi rendo conto che non è necessario inventasi nulla, su di lui.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:43 |
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Tutto cambia, nulla cambia. Lo stravolgimento ai vertici è avvenuto senza terremoti o smottamenti. I soliti quattro burattinai hanno tirato i soliti fili e nulla sembra cambiato, visto da quaggiù. Ma dall'alto delle loro pile di denaro, potere e infamia, i padroni della baracca hanno iniziato a far rotolare le pietre che, non c'è da stupirsi, presto arriveranno a schiacciare le già stremate maestranze che attendono disincantate, a fondovalle.
Quando gli elefanti lottano, è sempre l'erba a rimanere schiacciata.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 21:33 |
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La dea della fertilità è tornata! Quella sciagurata spara-figli di cui sono platonicamente innamorata da anni è rientrata dalla terza-sì-ho-detto-terza maternità. Ed è tornata ad un mese dall’uscita di scena della mia collega-nemesi, che nel frattempo si è presa invidia e ha voluto anche lei contribuire a sovrappopolare il globo con un'altra creaturina inquinante/irritante/urlante. L’alchimia perfetta ha fatto sì che la dea della fertilità, per il prossimo anno (se non ci saranno gli stravolgimenti di cui sotto), sarà la mia nuova compagna di banco.
E questa è l’unica situazione positiva della mia attuale vita lavorativa.
Per il resto, sconforto e desolazione in ogni angolo. Il supercapo ha dato le dimissioni da supercapo, lasciandoci orfani e in balia degli sciacalli che stanno decidendo chi prenderà il suo posto. Gli scenari che si prospettano nel mio futuro sono uno più difficile del precedente.
Nel caso A dovrei trovarmi senza lavoro entro la fine dell’anno. Nel caso B, potrei veder rivisto il mio mansionario, con il rischio di dover fare da segretaria a qualche dott.comm. cerebroleso con deliri di onnipotenza. Nel caso C potrei dover affrontare un semi-pendolarismo a base settimanale sull’asse Milano-Roma che mi veda nella capitale un paio di giorni a settimana. Nel caso D dovrei mettermi a cercare un appartamentino in affitto a Genova, dove vivere dal lunedì al venerdì, dato che il quartier generale . Quale che sia il caso, verrà discusso dopodomani. Qualunque sia il caso, ho il sospetto che a sto giro la mia proverbiale fortuna (quella che non mi ha mai fatto perdere uno stipendio dal 1995 e non certo quella che, solo raramente, mi ha fatto lavorare con individui dotati di intelletto) abbia tutta l’intenzione di abbandonarmi.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:27 |
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Con questa testa affollata di pensieri fatico a concentrarmi, nel periodo dell’anno che richiede, da parte mia, un surplus di concentrazione fuori dalla norma.
La paura di soccombere allo stress è immensa, perché diciamocelo, è proprio in queste fasi di impegno elevatissimo, che il mio sistema di carte sgualcite crolla su se stesso, solitamente. Sono diventata più aggressiva, basandomi sul vecchio adagio che la miglior difesa è l’attacco; di conseguenza, se chi mi si para davanti porta con sé ansia e preoccupazioni, io aggredisco, per allontanare, tamponare, evitare. Non voglio e non devo sottostare alle dinamiche altrui, perché quello che ne dipende è la mia salute. Intendiamoci, non è che senza stress io possa guarire. La malattia c’è e lì rimane. Però è sopita, non disturba, non s’impone, se non, come ha già dimostrato più d’una volta, quando io mi sottometto alle altrui necessità e indebolisco le difese.
Si parla, quasi interamente, di necessità lavorative. Il mio ruolo è sovraesposto a molteplici coinvolgimenti, proprio nel momento in cui le energie mancano, dopo un anno di corse ed impegni ordinari, che comunque sanno spremermi discretamente. Però, non è solo il lavoro. Quando sono stanca (e SONO stanca) le lievi preoccupazioni si tramutano in cumuli insormontabili di paure e angosce; le generiche insofferenze altrui (anche gli altri SONO stanchi) le vivo come se fossero attacchi feroci alla mia persona. Così mi difendo, con le unghie e con i denti, facendo disastri, offendendo animi docili, lacerando rapporti solidi, ostruendo canali di comunicazione altrimenti sgombri e cristallini.
In tutto questo, io affollo ulteriormente la mia testaccia dura di pensieri che, se da una parte distraggono, di certo dall’altra non aiutano a mantenere la concentrazione necessaria a: 1. Non perdere il lavoro, 2. Non perdere la salute, 3. Non perdere il senno. Ma non posso farci nulla. Fuori da queste tristi mura che trasudano empietà (sì sì, io ammiro e apprezzo la società per cui lavoro) io ho una vita, due vite, molteplici vite, ognuna declinata per ogni singola personalità che si agita dentro la mia psiche. E l’entourage che le affolla mi fa pensare, mi fa desiderare, mi fa arrabbiare, mi sconcerta, mi atterrisce, mi esalta, mi comprende, mi rinnega, mi supporta e mi sopporta. Ed è a loro che io mi avvinghio quando sono stralunata dalla paura di fallire. E’ a loro che rivolgo una richiesta di aiuto o uno sfogo violento. E’ a loro che io penso, intensamente, continuamente, costantemente. A volte loro non lo sanno, ma affollano la mia mente con volti, frasi, ricordi, speranze e illusioni. E sono loro che spesso mi fanno sconfiggere le paure irrazionali e le angosce viscerali.
Quindi ben vengano i pensieri ad intasarmi le sinapsi. Ben vengano i desideri inappagati e le liti furibonde. Siano benaccolti sostegni e scontri. Continui a turbinare questa strana, incompleta, vacillante, molteplice vita.
You say you don't want it
Again and again
But you don't, don't really mean it
You say you don't want it
This circus we're in
But you don't, don't really mean it
You don't, don't really mean it
Prima Pensa Poi Parla Perché Parole Poco Pensate Possono Produrre Parecchie Puttanate
Ainos è una collega relativamente nuova, nel senso che è qui già da un anno, ma è talmente sopra le nuvole, per non dire totalmente stordita, che quando te la trovi tra i piedi, ancora ti stupisce con il suo blaterare senza senso.
Era fotografa. Dopo cinque anni (cinqueanni!) di apprendistato si è resa conto che la stavano sfruttando (alla buon ora) e che doveva cercare altrove. Così, ha fatto un colloquio da noi e la mia collega-nemesi, probabilmente frastornata dai bombardamenti ormonali a cui la sottoponevano allora, l’ha presa a scatola chiusa.
A prescindere dai seri problemi logistici che crea a tutto tondo tutto intorno a sé e oltre, Anios è pure un problema della micro socialità d’ufficio, che qui ho già analizzato in un paio di occasioni. Ma a parte quando riesce a mettere tutte contro tutte con un semplice sguardo vuoto al soffitto e un suono rauco da animale in trappola che le esce fastidioso dalla gola, mentre cerca di esprimere un concetto, ogni tanto riesce anche a creare paradossali situazioni di ilarità, di cui, ovviamente, non si rende minimamente conto. Forse la più surreale ce l’ha regalata durante un pranzo e io corro qui a riportarla pari - pari perché si fissi da qualche parte e non venga cancellata dalla mia stanca e pigrissima memoria.
Collega1(leggendo il menù): Cosa si intende qui, per lonza? Perché dalle mie parti è un affettato.
Collega2(che poi sarei io): E’ una parte del …
Anios (interrompendomi): eohhhhhhh... beh, la lonza è un animale. Cioè, tipo il tacchino, però più saporito. Cioè, capito no che animale?
C2: Non è che ti stai confondendo con la lontra, che è sì un animale, ma non si mangia?
Anios: No no! La lonza *è* un animale, cioè, tipo il tacchino. Io la prendo sempre.
C1: l’affettato delle mie parti è fatto con il maiale, Anios, e si chiama lonza, appunto. Mi sa che ti sbagli.
C2(cercando di metterla sul ridere): non è che ti confondi con il dodo?
Anios: No, no. Il dodo è specie protetta. (il dodo si è estinto. NdR)
C2: Anios, la lonza è una parte del maiale. Siamo sicure.
C1: Va be’ dai, tanto non volevo nemmeno prenderla…
Anios: Ecco perché mia madre non la vuole mai comprare e devo prenderla io. Lei non compra il maiale. Uhuhuh, che rrrridere!
C1: …
C2: …
C1(al cameriere): Scusa, possiamo ordinare?
E va be’, questa era innocente. Agghiacciante, ma innocente. Ma oggi ha superato se stessa: è passata a trovarci un’ex-collega, che sta a Milano, ma è de L’Aquila. Siamo finite per andare a pranzo assieme e discutevamo del terremoto, le chiedevamo notizie di famigliari e amici, cercavamo di tirarla un po’ su di morale (la sua famiglia sta bene, ma non hanno più la casa e sua sorella ha perso il lavoro, dato che il negozio dove lavorava, semplicemente, non esiste più). Insomma, un minimo di solidarietà in cui ognuno diceva la sua. Quando Anios ha aperto bocca, la sala in cui mangiavamo ha raggiunto velocemente una temperatura in cui il mercurio avrebbe potuto solidificarsi. Vado ad esporre.
Anios: Beh, se pensate che le scosse si sono sentite fino a Roma e oltre, è proprio una gran FORTUNA che i danni siano stati così minimi. Poteva andare peggio.
Ammettiamolo, che non si sia devastata mezza Italia è sì una cosa positiva, ma forse, e dico forse, dire in faccia ad una persona che ha perso la casa tre giorni fa, che poteva andare peggio, perché si è distrutta solo una città, ripeto, forse, non ha seguito la legge delle 12 P.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:26 |
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Al bar, in pausa pranzo.
(La sottoscritta, lottando con una miserrima fettina di flan alle verdure, decorata con una fetta di pomodoro, quando cerca di tagliarla in due, viene investita da un getto tiepido di succo, scaturito dalla polpa dell'ortaggio)
Collega: ti ha schizzato?!
Io: peggio di un attore porno...
Collega: Ma... !!!
Io: Ho reso l'idea, o no?
Collega: In effetti...
Io: Appunto...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:36 |
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...di questo posticino tranquillo, ma sono giornate aride e non riesco a spremere fuori proprio nulla.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:09 |
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Se già avevo approfittato di queste pagine per allietarvi con la testosteronica interpretazione del Tonty della Legge di Murphy, secondo i dettami di Hollywood, non posso ora esimermi dal pubblicare l’altrettanto preziosa perla di competenza che la di lui futura consorte, la mia adorata collega Princess, ha da poco concepito:
Princess: – Santi Lumi! –
Io: – Princess, si dice “Santi Numi!” –
Princess: – Ma no, si dice “Santi Lumi!”, perché i Lumi esistono, i Numi no –
Beh dai, da un punto di vista intrinsecamente progressista, non avrebbe neppure torto.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:24 |
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Si possono dire tante cose negative del mio capo, senza tema di smentita, ma devo, malgrado tutto, ammettere che non manca certo di senso dell’umorismo e di una certa dose di autoironia.
Oggi era in ufficio con noi, perché quando non ha voglia di lavorare, si rinchiude nel micro loculo che divido con la mia collega. Avevo quindi una precisa visione del profilo del suo cranio, stempiato ai limiti della pelata. Malgrado solitamente sia sempre molto curato, ultimamente mi accorgo che si dimentica di tenere corti i capelli avanzati sulla chierica, con il risultato che a metà giornata si ritrova un nido di rondine accrocchiato alla nuca. Mentre la mia mente divagava sulla questione, una scintilla di memoria mi ha portato davanti agli occhi della mente un’immagine ben precisa, che tosto mi sono premurata di condividere con la mia collega-nemesi. Non appena l’ha vista, non siamo riuscite a trattenere un moto di ilarità, presto sfociato in un esplosione di risa convulse che non siamo più riuscite a frenare, finendo per dover svelare anche a lui il motivo del nostro diletto. Dopo aver soffocato una risata, averci dato delle stronze e aver negato ogni somiglianza, ha promesso rappresaglia. Siamo in attesa.
L’immagine, ovviamente, è quella a sinistra di questo scritto senza senso e giuro sui fratelli Baudelaire, che la somiglianza è incredibile.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:39 |
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Alla nipotina, per l'undicesimo compleanno, è stato regalato un gattino tutto nero. Ha il muso un po' egizio, quindi sì è beccato Cous Cous come nome per affrontare il mondo... Pare che ci sia qualche piccolo problema di adattamento. Mentre davo consigli alla sorellona su come instradarlo verso la lettiera, piuttosto che sull'ultimo copriletto rimasto, sentivo una parte di me urlare "dallo a me! dallo a me!", perché al nostro unico incontro, io e Cous Cous ci siamo innamorati.
Ieri guardavo un documentario (unico programma televisivo frubile, quando è l'agrodolce metà a detenere il telecomando) e per la prima volta, dopo migliaia di visioni sofferte di cuccioli di foca sbranati da mamme orse e conseguenti sofferti dilemmi su cosa mi facesse più soffrire, se il cucciolo di foca dilaniato o il cucciolo d'orso che muore di fame, per la prima volta ho guardato un attacco organizzato ad opera di un branco di leoni ,ai danni di un indifeso impala terrorrizzato, senza quesiti nè corrucciamenti, solo godendomi lo spettacolo della natura per quello che è, splendido e terribile.
Oggi è venuto a mancare il suocero della mia collega-nemesi. L'ho vista spaventata e affranta, bisognosa di accorrere al cospetto del consorte per portargli un poco di conforto. mi sono sentita persa, inutile, agitata, spaesata. Se lei va in pezzi, io la seguo a ruota. Empatia.
Da qualche tempo, un paio di mattine a settimana inizio il viaggio in treno con un voluttuoso bacio sulla guancia e un veloce abbraccio che suscitano l'uinvidia di tutta la parte femminile della banchina. Insomma, è un bel viaggiare, questo, malgrado Trenitalia.
Non sto dedicando molto tempo a questo blog e questo post ne è il miserrimo risultato. Lo so, e mi scuso con il mio unico lettore (you know who you are). non prometto di migliorare in fretta, ma giuro che farò quel che posso.
Ho scoperto che MySushi produce la "chocowasabi mousse" e DEVO assaggiarla. Io ADORO il wasabi!
Giusto, quasi dimenticavo, sono tre giorni che desidero scrivere un post sul album solista di Amanda Palmer, ma dato come vanno le cose qui rimando il mio affezionato one-man-public alla recensione di prossima pubblicazione su Babylon Magazine (in effetti, anche lì sto scrivendo pochissimo)
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 23:43 |
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Adesso che mi sta tornando un pochino la voglia di scrivere 'ste quattro 'azzate con cui tedio il web di tanto in tanto, mi tocca mollare tutto, perché fra quattro giorni parto per le ferie. Ma ne ho un disperato bisogno, sul serio.
Vorrà dire che del Tonty e della Princess, che poi è la sua fidanzata, nonché mia collega, racconterò al ritorno, così, tanto per non sentirne la mancanza (della mia collega, perché il Tonty l'ho incontrato solo una volta, di sfuggita) perché quando finisco io le ferie, le inizia lei, e non ci vedremo per un mese intero. E alla Princess mi sono affezionata, anche se le nostre biosfere neppure saprebbero della reciproca esistenza, se non ci fosse la moquette dell'ufficio a farle scorrere sugli stessi stanchi binari.
Ci sarebbe da aprire un blog solo per loro, a dirla tutta, ma mi sentirei come un novello Kerouac, che scriveva d'altri perché non sapeva che cosa raccontare della sua trista vita di vagabondo del beat. No, un post a loro dedicato ci vuole di sicuro, ma non mi farò certo rubare la scena. Anche se le me sortite e le mie avventure erotiche non sono certo frizzanti come le loro.
Per ingolosire il passante casuale, narrerò qui di seguito solo un breve ma significante episodio della vita di questa coppia che sembra un po' "Barbie e Ken", anche se porno e pecoreccia:
Princess - mettendo giù la cornetta - : Ah, il Tonty mi ama!
Colleghe - sorbendo il caffè mattutino - : Oh, occhietti a cuore, cosa t'ha detto di così romantico?
Princess - con effettivi occhietti a cuore - : Mi ha detto di assicurarmi il culo, perché questa sera me lo sfonda!
Devo aggiungere altro?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 23:42 |
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Dialogo telefonico tra una collega e il di lei fidanzato:
[...]
- Eh Tonty, è la legge di Murphy...
- Seee, la legge di Wil Smith ...
- Tonty, cosa c'entra?
- Eh, se c'è la legge di Eddie Murphy, c'è pure quella di Wil Smith!
- ...
[...]
Dovevo dirlo prima, che il suddetto fidanzato è superdotato?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:28 |
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Né tantomeno segretaria.
In un ufficio dove se non sei dottore commercialista o avvocato, puoi essere *solo* una segretaria, io sono riuscita a non farmi mai definire tale.
Anche il mio capo ha dovuto cedere quando gli ho fatto presente che sono un HR assistant, NON un HR manager assistant, e che i suoi biglietti del treno se li deve oridnare da solo (bel traguardo, neh...).
Soprattutto NON sono la segretaria della mia collega-nemesi, che è sì superiore in grado a me, ma fa un lavoro complemetare al mio con punti di contatto e, per fortuna, parecchie divergenze.
Oggi uno dei capi dello studio dove lavoro mi ha definita, appunto, segretaria di suddetta collega. Beh, fa piacere rendersi conto che in più di sette anni si è lasciato un segno così indelebile nella memoria dei propri capi, anche se quello in questione è un cinquantenne rincoglionito a cui hanno trapiantato troppo in profondità il ritrovato ciuffo da vecchio marpione, neodivorziato, che va al Just Cavalli a rimorchiare ballerine di baciata e merengue...
E' solo che non ho ancora imparato a non prendermela...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:52 |
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Chi l'avrebbe mai detto che tra le squallide mura di design innovativo di questo posto triste io potessi, superati sostanziosamente i trent'anni, aver trovato un'anima tanto affine da poterla chiamare non più collega ma a pieno titolo amica?
Ebbene, come dice il suo fantasmagorico secondogenito (una versione bellissima dello Stewie Griffin di Family Guy) che, a tre anni di vita, deve ancora affinare l'arte della fonologia: "Ciuccède".
La SuperMamma ha un anno più di me, ha scelto una vita diametralmente opposta alla mia attuale (sposata, con prole, divide la villetta con giardino con i suoceri) e vive, ahimè, dall'altra parte dell'hinterland milanese. Malgrado ciò e soprattutto malgrado le nostre frequentazioni rimangano confinate all'interno dell'orario di lavoro, in questi ultimi dieci mesi ho visto crescere un reciproco sentimento di affetto spontaneo, sorretto da stima, interesse e simpatia sempre più radicati. Ormai ci basta uno scambio di sguardi per raggiungere un'intesa che non ha dell'inquietante solo perché è vibrante di sincero stupore appagato. Molto spesso ci telefoniamo nello stesso istante per chiederci la stessa identica cosa ("Caffè?" "A pranzo usciamo insieme?" "Hai visto il tal film, ieri sera?") e altrettanto spesso sviluppiamo opinioni e reazioni uguali in relazione a situazioni e persone che incrociano il nostro cammino sulla moquette dell'ufficio.
Dunque, la SuperMamma sta per fare il terzo strike. Ovviamente mi sono accorta che era incinta praticamente subito e lei si è accorta che io me ne sono accorta altrettanto immediatamente, ma ne abbiamo parlato solo qualche mese dopo, dato che già da subito non si è rivelata una gravidanza facile e la scaramanzia è ancora una presenza scomoda, in questo incerto XXI secolo.
Così per l'Earth Day sto cercando informazioni su pannolini biodegradabili (anche se l'immagine mi riempie di orrore e mi fa ricordare l'inizio di "Signor Malaussène"), metodi di risparmio energetico e riduzione di impatto ambientale legati all'allevamento di un pargolo. E questo perché quando io mi innamoro di qualcuno tendo a superare le divergenze di opinione, trovando punti di contatto e interazione, fossero anche un pannolino lavabile e un omogeneizzato prodotto con riduzione dei kg di CO2 emessi per vasetto. Perché diciamolo, fare il terzo figlio nel 2008 è un po' da ecoterroristi, anche se si viene spinti da tutte le migliori motivazioni del cuore.
Forse dire che mi sono innamorata di quest'ecoterrorista dall'utero prolifico è forse esagerato, essendo io irrimediabilmente eterosessuale, ma di certo i moti di affetto che ho nei suoi confronti e questa mia arrendevolezza nel non contestare questa decisione che normalmente considererei malsana, mi suggeriscono che l'infatuazione per questa meravigliosa madre e donna, sia un sentimento di amicizia così forte da farmi rimanere piacevolmente stordita e inebriata.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:38 |
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Era lì, a poche centinaia di metri da me... ERA LI', e io sgobbavo su inutili quisquilie, CAZZO ERA LI', al NHOW, che dista davvero 400 metri dal mio ufficio. Di martedì mattina, un martedì che c'ero (data la cagionevolezza dei mesi scorsi, ho controllato anche i certificati medici per farmi ancora più male) CAZZOCAZZOCAZZO ERA LIIIIIIIIIII''''... un mese fa, e ovviamente lo scopro questa sera per caso...
E non ci sono ancora informazioni certe su un possibile suo concerto a Milano. Ma soprattutto, CAZZO, era lì.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 23:13 |
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Quando ti trovano ciondolante, di prima mattina, davanti alla macchina del caffé, con lo sguardo opaco e le reazioni di un sasso, e ti offrono un caffé per cercare di attivare almeno una mezza sinapsi arrugginita, non ti aspetteresti un approccio marpione, ma i giovani virgulti che crescono soffocati dalla moquette di questo tristo ufficio di fiscalisti, riescono a scaricare le proprie energie sessuali solo tra queste quarantaquattro mura. Così, mentre inserisci il pilota automatico, sparando battute collaudate a intervalli regolarmente casuali, alla tua butade "sono la regina delle tabelle pivot", la risposta "vorrei essere un insieme di dati, per potermi far rigirare come meglio credi" ti lascia senza possibilità di ribattere in modo neutro e imporpora le tue guance pallide, come non succedeva da qualche annetto.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:57 |
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Lavoro
Una settimana e più senza capo, a casa ammalato, potrebbe essere rilassante, se solo non ci fossero nuovi collaboratori psicotici da gestire, vecchi collaboratori e i di loro legali, psicotici uguali, da congedare, richieste internazionali da evadere, caporioni su caporioni da accontentare e la posta da presidiare, perché il capo è ahimè dotato di blackberry e ciò significa che legge le mail, risponde e comanda. Potrebbe, ma di fatto mi sono sentita un robottino caricato a molla e preso a calci per giorni e giorni.
Salute
Ah beh, quando c'è quella... Il dente s'è cariato e andava devitalizzato. Un canale l'abbiamo otturato, ma il secondo s'è schiantato e due afte ma regalato, che la guancia hanno gonfiato. Il dentista ha bestemmiato ma il canale ha liberato e l'antibiotico m'ha dato. Ora il gonfiore è ridimensionato ed il dente è sempre bucato.
Quando non c'è la salute, rimane la poesia...
Famiglia
La famiglia non te la scegli e, almeno in questo aspetto della mia vita, posso vantarmi di essere stata fortunata. Non ci sono né geni né eroi, né santi o martiri, però c'è amore, declinato in migliaia di forme e gesti. E radunarsi attorno al tavolo in quelle tre o quattro occasioni annuali è sempre un pantagruelico piacere. Più dello gnocco di zucca o dell'ossobuco alla milanese, mi sono saziata di rituali prese in giro collaudate, rimbrotti ritriti e complicità gastronomiche. Mi hanno anche strappato la promessa di andare al concerto di Avril Lavigne con la nipo... Cosa non fa, l'amore...
Cinema&Spettacolo
Fine settimana fruttuoso, rispetto al piattume degli ultimi, quantomeno.
Venerdì sera sono finalmente riuscita, dopo anni di sfortunati inseguimenti, ad assistere a Caos, dei dinamici Quelli di Grock. Uno spettacolo di teatro-danza (ma più teatro-movenza) che rimane innovativo malgrado gli anni che ha, coraggioso nei temi musicali e semplice nell'immediatezza d'impatto.
Sabato sera ho portato la dolce metà a vedere un film di fantascienza, per evitare le carnevalate ambrosiane che avremmo trovato in qualsiasi altro locale del milanese, un po' scettica ma preparata. E' andato a finire che Cloverfield è piaciuto più a me che a lui. Visione estremamente soggettiva del terrore puro causato dall'ignoto distruttivo. Nausea da riprese amatoriali a parte, l'ho trovato un'idea originale (e per favore basta paragonarlo a The Blair Witch Project...) Ecco, magari potevo aspettare di vederlo in TV ed evitare la spesa dei biglietti.
Ieri sera abbiamo smesso di rimandare ancora la visione di Sunshine, quello di Danny Boyle. Il risultato è un lieve indolenzimento della zona cervicale, dovuto a tensione spasmodica nei momenti salienti del film, insieme però ad una placida soddisfazione. Davvero ben costruito, malgrado le piccole pecche. Andava visto.
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Ho finito Mattatoio N. 5 e mi sto ancora chiedendo come ho fatto senza Vonnegut fino ad oggi. Ho bevuto ogni pagina di quel libro, provando emozioni soffocanti e liberatorie, tremando e sobbalzando. Ha reso l'orrore della guerra in un modo magistrale, ha reso l'idea di cosa sia stata veramente quella carneficina inumana, è riuscito a penetrare nel mio cervello anestetizzato ed insensibile come un punteruolo rovente. Così va la vita.
Ho anche visto l'anteprima del nuovo video degli Elii. E adesso mi siedo e lo aspetto impaziente, questo Studentessi.
Mercoledì, cioè dopo domani, vado a dare l'addio a Wayne Hussey e soci. Quando mi riempivo le orecchie solo di chitarre distorte, urla disumane e batteria con doppia cassa impazzita, 20 anni or sono, erano tra i pochi a riuscire a strapparmi un sospiro e uno sguardo sognante. Li ho già visti dal vivo, ma questo è il farewell tour (vero, non alla The Cure, che oramai sono all'ottavo last tour...) e ci voglio essere. Ovviamente, ho l'onore (onere?) di poter scrivere il live report...
E sempre per quanto riguarda la scrittura, li sono accaparrata la recensione di "Alles Wieder Offen" e ora non so da che parte iniziare. Come si fa ad osannare gli dei della lamiera ondulata, gli operai della musica sperimentale, gli dei del suono industriale, senza risultare affettata, schematica e rigida? Dovrò capirlo in fretta...
Mi sento come l'ultimo tubetto di dentifricio che campeggia sulla porcellana del mio lavandino. Spremuta, sfruttata all'osso, schiacciata da forze più grandi di me, svuotata e prossima ad essere sostituita.
Passi la settimana di lavoro che ho dovuto recuperare perché quella scorsa ero ammalata, passi il preventivo del dentista che è aumentato di 100 euro in un botto, dato che il cratere che mi ha scavato oggi nel premolare dovrà essere devitalizzato, passo il WE che passerò ad imbottirmi di antidolorifici perché il suddetto cratere è rimasto a cielo aperto e ci rimarrà fino a lunedì sera, passi l'ennesima settimana in cui ho deciso di ignorare i benefici che un'oretta o due di pilates potrebbero avere sulla mia cervicale, passi che domenica mi sono auto-invitata a pranzo dalla mamma e me ne sono già pentita, perché in questo periodo è di un umore amabile come un fico d'india acerbo masticato con la buccia, passi tutto questo e anche tanto altro, ma la mia collega-nemesi sta seriamente ponderando di dare le dimissioni settimana prossima e io sto cadendo in depressione.
Il sottile, precario ma funzionale equilibrio delle nostre psicopatologie ci ha permesso di arrivare più o meno indenni fino a questo punto. Gli insulti a raffica, il rutto libero, la bestemmia obbligatoria, le critiche distruttive, le pesanti prese per il culo, tutto di ordine quotidiano, hanno fatto sì che le nostre personalità dissonanti e le nostre vite antitetiche si intersecassero in una saldissima coalizione dettata dalla disperazione professionale. Entrambe chiamate a rispondere di massimi e minimi sistemi, costrette a rimestare nel torbido per conto degli altri, additate come capri espiatori di indole malaussèniana, utilizzate come scudo umano nei conflitti di palazzo, Mata Hari del debole al soldo del potente, ci siamo sempre sorrette, seppur presenti su due diversi livelli di percezione lavorativa (all'inizio del nostro antagonistico sodalizio le feci notare che le montagne di merda che doveva spalare lei erano sì più grandi, ma che la sua pala era d'oro, mentre la mia era di ferro già un po' arrugginito).
Il millimetrico bilanciamento che sorregge la nostra altalenante situazione lavorativa è ormai da anni l'unico caposaldo che mi consente di affrontare le giornate lavorative sadicamente strutturate qui dentro. Se lei se ne va, perdo materialisticamente l'unica possibilità di ottenere un seppur pallido aumento di stipendio ogni tre anni, dato che lei mi sponsorizza molto di più e molto meglio del mio atarassico, anemico e asfittico responsabile, ma soprattutto, perdo un'amica, perdo una confidente, perdo un appoggio tenace e un punching ball emotivo di tempra invidiabile.
Il fatto è che da tre anni sta cercando, senza successo e con tanti drammatici effetti collaterali, di avere un bambino, e le hanno chiaramente spiattellato in faccia che un pendolarismo da 50+50 km al giorno è stressante, dannoso e inficiante. Insomma, se vuole una qualche speranza di rimanere gravida, DEVE cambiare stile di vita. Il marito preme, il padre appoggia, il treno ritarda sempre di più, l'orologio biologico ticchetta e i capi qui dentro, invece che riconoscerle il valore aggiunto che obiettivamente si meriterebbe, la sballottano a destra e a manca senza criterio e senza tatto, demotivandola ogni ora di più.
Se l'inizio di settimana prossima proseguirà così com'è finita questa, la sua lettera di dimissioni planerà sulla scrivania del legale rappresentante a velocità sostenuta. Io la sorreggo, le dico che deve seguire i consigli di suo marito, che è giusto che si prenda le sue soddisfazioni, ovunque voglia trovarle, ma intanto sento la nausea crescere e il timor panico invadermi.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:42 |
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Lo so, sono un poco ossessionata dai miei capelli, ma quando si ha la faccia da bulldog spiaggiato come la sottoscritta, la pettinatura sbagliata può far scattare la telefonata d'allarme all'accalappiacani, con il rischio che mi facciano anche far tardi al lavoro...
Insomma, undici (svengo...) anni fa ho deciso di tagliare la mia folta e lunga chioma, per poter sperimentare colori e tagli dei più disparati e disperati, sotto le sapienti e creative mani della mia amica peluchera (anche se adesso che sta in Spagna, pare che faccia la barista...)
Poi, più o meno un anno fa, ho deciso di farli ricrescere, un po' per curiosità, un po' su accorata richiesta del fidanzato, che per anni ho bellamente ignorato. E' iniziata così la via crucis verso l'allungamento tricotico. No perché, oltre ad avere la faccia da molossoide, ho anche un cranio idrocefalo, di dimensioni considerevoli, quindi lasciar crescere la chioma allo stato brado era totalmente impensabile. I miei capelli non crescono verso il basso, no! Loro si allungano orizzontalmente sui lati e verticalmente sulla sommità del capoccione. E sono mossi. Molto mossi. Come il mare d'inverno. Durante una tempesta. Alle bocche di Bonifacio.
La soluzione è stata, quindi, un impiastro infernale che li ha sì domati, in parte, ma piegandone forza e volontà, spezzando loro non solo le reni, ma anche le punte e la struttura, costringendomi ad accendere un mutuo per potermi procurare le quantità di balsamo a malapena necessarie per tenerli in vita, mentre moooooooooooooolto lentamente cercavano di protendersi verso l'esterno (a quel punto, credo per sfuggire dalla sottoscritta, e non per compiacerla).
Lenti, ma inesorabili (devono aver preso dalla nonna) si sono quindi avventurati nel mondo, malgrado le vessazioni e i continui soprusi a cui li sottoponevo (ho capelli bianchi a pacchi, soprattutto, ma non solo, sulle tempie! Non potevo mica smettere di tingermi!), lottando altresì con phon, spazzola e piastra lisciante a 200°, fino a raggiungere, nell'ultimo mese, una lunghezza tale da essersi meritati un premio, o meglio, una vacanza. Dai, diciamo un part-time.
La prima reazione, in ufficio, è stata una feroce presa per il culo. Lunedì mi hanno perseguitato, tutto il santo giorno, con Rivombrosella: avevo i ricci, timidi ed increduli, fermati da molli mollette mimetiche, con un risultato ottocentesco e blasé. I giorni seguenti, in cui ho intrappolato parte della capigliatura in una coda spartana, la cosa più carina che mi hanno detto è stata "Sembri Lady Oscar". La mia collega-nemesi mi ha chiesto se mi era esploso il cervello. I capi mi guardano di sottecchi con un enorme punto interrogativo sulla fronte. "SI', SONO RICCIA!" mi verrebbe voglia di gridargli dietro... ma a che pro?
Fatto sta che adesso ho mille molle rosso-viola che erompono dal cranio. Non sto bene, ma non faccio neppure pena come qualche mese fa.
Ma soprattutto, non è che liscia fossi 'sta strafiga! Quindi, che si godano la vacanza a ricciolandia, queste povere creature!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:03 |
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Quando oramai i 34 stanno sfiorendo e scivolando insesorabilmente verso la chiusura del quinto ciclo di vita; quando oramai mi sono "sistemata" nella sedia a cinque razze di questo tristo e pesto studio fiscale, dove amministro umanamente esanimi disumani; quando oramai ogni verve cognitiva e di apprendimento se n'è andata giù per lo scarico, sospinta dallo sciacquone dell'imbolsimento mentale; quando ormai non ci sono più oramai, ho scoperto cosa avrei potuto studiare dopo il diploma: antropologia sociale e culturale. Ma l'ho scoperto solo lavorando dove lavoro, vivendo come vivo, avendo fatto le esperienze che ho fatto, avendo incontrato le persone che ho incontrato. Quindi, devo intenderlo come un segno del fatto che potrei ancora mettermi in gioco, oppure come un segno che il destino è quel che è, non c'è scampo più per me?
A voler considerare il livello di energia residuo in questo venerdì pomeriggio, la risposta spontanea sarebbe "La seconda, la seconda!". Se poi vogliamo dar retta alle considerazioni di Oddifreddi sull'università italiana, sarebbe anche uno sperco di energie, già esauste. Non prendo neppure in considerazione la possibilità dell'autodidattica. Con la maglia ai ferri e all'uncinetto ha funzionato, ma con l'antropologia? Non è che devo prendere la creta e modellare un uomo (quello pare sia un hobby creativo da divinità), oppure fabbricarlo all'uncinetto n. 6 con filato secco 100% materia animale... Ho scoperto, ma questo tanto tempo fa, che se inizio un lavoro fisico, manuale, da autodidatta posso benissimo cavarmela da sola, ma ho scoperto anche che è una forma di autismo, e che funziona solo con gomitoli, aghi, fili di metallo e lana cardata...
Che confusione... Che illusione... Avrei già anche in mente l'argomento della tesi... Ma lo so, a lungo andare, sarebbe solo un'altra perdita di tempo.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:50 |
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Domani sono a casa. E' l'unica cosa, oggi, che tiene lucida la mia mente annebbiata da:
emcirania da manipolazione cervicale
quattro ore scarse di sonno
cervello pieno di rivelazioni sconcertanti e dense di significato, ricevute ieri sera dalla mia più cara amica, che non vedevo da quasi due anni.
l'idea che questa sera DOVREI andare al concerto dei Subsonica.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:33 |
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Ci sono dei giorni in cui adoro lavorare in questo posto. Non di certo per gratificazioni economiche o professionali, ma per la fauna da sottobosco con cui faccio capannello/comunella. Prendiamo ad esempio oggi.
Ultimamente il big boss (perché noi abbiamo anche un little boss, e mentre il primo è alto, grosso, importante e stronzo palese, l'altro è basso, minuto, mezzasega e stronzo subdolo) il venerdì si eclissa, blackberry offline, agenda appuntamenti vaga e generica, segretaria omertosa... insomma, va a sciare o a mangiare il capriolo con la polenta, e noi siamo un po' meno soggiogati. Anche il little boss è meno presente, perché pare che i suoi clienti fuori Milano lo vogliano vedere sempre e solo di venerdì. Sai com'è. Mica ci disturba, a noi.
Perciò, quando questa mattina ho realizzato di aver finito i cosiddetti "vestiti da lavoro" (niente pantaloni eleganti, niente camicie, niente maglioncini seri, tutto da lavare), anche se qui dentro non è previsto il casual friday (è pur sempre uno studio di 80 fiscalisti) mi sono ricordata che i suddetti boss sono al pascolo.
Quindi, mi sono tuffata nell'antro della strega che è il mio guardaroba, ho pescato quanto di meno improbabile da indossare nel braccio di sicurezza massima che è il mio ufficio e ho affrontato la giornata.
Il risultato è stato un'ovazione generale delle mie adorate colleghe (poche, neh!) al mio stile da, cito, "padrona dominatrice" e una profusione di commenti sull'aggressività della mia figura. Le mie due scimmiette preferite poi, hanno iniziato a mettersi in posa per simulare sessioni di frusta condotte dalla sottoscritta. Addirittura, mi hanno omaggiato di una frusta fatta in casa, graffettando insieme diversi dorsi plastici da rilegatura e ripetendo le sessioni di cui sopra nel privé del mio ufficio (peccato che le pareti siano di cartone e i loro finti gemiti siano giunti sino all'altro capo dell'open space...)
Ho iniziato la giornata ridendo come una forsennata, da lacrime agli occhi e sghignazzi irrefrenabili. Quel tipo di risate che mi sciolgono i nodi nello stomaco e ti fanno dimenticare un pochino la stanchezza e la lieve nausea con cui il mio corpo saluta il posto di lavoro.
Thanks Mistress, it's friday!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:55 |
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Già da qualche mese c'è uno strano virus che aleggia per i corridoi del mio ufficio. Un virus selettivo che colpisce solo giovani donne in età fertile. Una malattia venerea molto comune, estremamente attiva sin dalla notte dei tempi.
Addirittura negli anni '60 colpì innumerevoli esemplari femminili del mondo definito occidentalizzato, tanto da ingigantire in modo spropositato il bacino di ricezione.
A partire dagli anni '80 ha poi registrato un brusco calo di contagio, ritornando estremamente infettiva solo verso la fine degli anni '90, riportata all'attualità da esemplari femminili di altre etnie, trasferitesi in modo stanziale nel cosiddetto vecchio mondo.
Come qualsiasi virus influenzale, varia da periodo a periodo, a volte più blando e quasi innocuo, a volte pericoloso ed estremamente contagioso, ma di fatto è sempre presente. Sembra comunque che esistano vaccini e cure preventive piuttosto efficaci per evitare che l'epidemia dilaghi, ma è altresì da non dimenticare che la vicinanza con soggetti contagiosi provochi una predisposizione psicologica di quelli ancora sani, allentando le loro difese e la loro risolutezza nel seguire le cure preventive di cui sopra, spianando effettivamente la strada al virus procreativo con una velocità imbarazzante.
Pare dunque che un nuovo ceppo, particolarmente agguerrito e virulento, si sia impossessato della zona Tortona ormai da diversi mesi e che le prime vittime siano già state inesorabilmente infettate. Questo costringe chi scrive a dover giustificare continuamente i propri dubbi esistenziali e i propri timori ecologico-sociali a riguardo, sia con esemplari già colpiti che con soggetti ancora sani, ma psicologicamente predisposti.
E' come se un cerchio della fertilità si stesse lentamente stringendo attorno alla sottoscritta, per soggiogarne la volontà indipendente...
S . O . S .
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:17 |
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Da questa mattina, ho già incontrato sei o sette persone che mi hanno chiesto se andava tutto bene, sicure che avessi appena smesso di piangere, cosa che non era. Non ho neppure, per dire, il raffreddore ad arrossarmi gli occhi, cosa che potrebbe farlo pensare. Sono solo mortalmente stanca, perchè da lunedì faccio il lavoro mio e della mia collega, nel nostro ufficio già di per sé sottodimensionato, cosa che non dovrebbe essere. Non ho voglia di leggere, scrivere, guardare la tv, andare al cinema, fare sport...
E' una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità
io sto bene io sto bene
io sto male io sto male
io non so io non so
come stare dove stare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
io sto bene io sto male io non so
cosa fare non ho arte non ho parte
non ho niente da insegnare
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità
[CCCP]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:30 |
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Sabato volevo ravvivare il mio mogano violaceo con una tinta leggermente più intensa. Adesso sono di nuovo nera, con dei fugaci riflessi viola. Sei mesi a schiarire la chioma senza brutalizzarla, svaniti nel nulla. Ho voglia di tagliarli di nuovo corti da maschiaccio (o da lesbica, mi ha detto qualcuno) proprio adesso che stanno superando la linea delle spalle, dopo 11 anni dall'ultima volta.
E va be'. Non è che adesso faccio schifo mentre prima ero strafiga. Ho solo cambiato il colore di capelli, però non volevo farlo adesso...
Ma son cose che capitano.
Ieri ho scoperto che per una mia svista, il mio ufficio ha pagato 1600 EURO. AL MESE. IN PIU'. a un Associata. Che ovviamente si è guardata bene dal farlo notare. E sì che è anche ricca di famiglia e il marito guadagna 5 volte lei... In ogni caso oggi ho scoperto perché il mio inconscio mi ha fatto annerire i capelli. Per gli shampoo a ripetizione che mi dovrò sorbire da qui alla fine dell'anno almeno...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:56 |
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Vorrei parlare d'altro, ma ho il blocco della paturnia, nel senso che non riesco a metterla in versi o prosa.
Così mi appunto solo un promemoria: lunedì ho un colloquio telefonico.
Non ne faccio da parecchio, da più di due anni.
Non ho veramente voglia di lasciare la placida comodità del posto che occupo adesso, malgrado tutta lo schifo ingoiato ultimamente, però ritengo necessario dare una lucidata alla mia portentosa faccia di c**o, perché da sempre sostengo che bisogna tenersi allenati anche per i colloqui di lavoro, come per ogni disciplina, e quindi devo darmi una smossa e rinfrescare un pochino la mia capacità di sapermi vendere, o almeno verificare di averne ancora.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 23:01 |
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haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:46 |
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Puddu è xenofoba. E non lo sa. Crede di essere una donna tollerante, ma portata all'esasperazione dal decadimento della società. anche se poi, non è che te lo spieghi proprio così. Semplicemente scolla le spalle, prima di girarle, davanti a ciò che le da fastidio.
Puddu è divertente. E' una bella giovane donna. E' spiritosa. E' fragile e insicura. Cerca continua approvazione negli altri, ma è anche molto permalosa. La sua prima reazione, se l'approvazione non la ottiene, è di rabbia infantile. Poi il timore di essere esclusa dal gruppo che lei considera vincente, le fa superare l'offesa e riesce anche a ridere delle proprie reazioni.
Puddu non mi capisce. A volte fatica anche ad ascoltarmi, soprattutto quando mi lancio in concioni interminabili sugli argomenti a me più cari: musica, cinema, libri. Dice che mi sesalto troppo, uso paroloni (!!!) e ho troppa memoria (???) Lei ascolta solo musica latinoamericana. La balla, anche. E bene. Addirittura li insegnava, i balli, insieme a quello che ora è suo marito. Ragazzo d'oro, che la ama. Che lei ama di amore egoista. Non vuole figli per non dividere l'amore di suo marito con altre persone.
Puddu è sempre coordinata: una cosa tipo ombretto-collana-cintura-scarpe della stessa tonalità di colore, perfettamente in armonia con maglia e pantalone. E squadra tutti dalla testa ai piedi per trovare difetti. non per denigrare o criticare, ma perché non comprende come un essere umano possa uscire di casa non truccato, spettinato o scoordinato.
Oggi ho portato le prime pesche del mio sparuto ma coraggioso e generoso alberello in ufficio, da offrire alla mia cricca di colleghe da caffè. Per condividere una cosa bella e assaporare con loro l'estate che arriva, lenta ma inesorabile, per portarci finalmente in ferie. Puddu ha guardato schifata le mie pesche, perché non sono esemplari da gioielleria della frutta, quei posti che, soprattutto nelle grandi città, espongono esemplari perfetti, costosissimi e spesso totalmente insipidi. Al suo 'Che schifo' ho reagito con cattiveria.
Perché Puddu, anche con tutte le considerazioni di cui sopra, mi piace. Sa ascoltare (eccetto i miei concioni) e pensa a quello che le dici. Sa tenere le cose per sé, anche se non sa trattenere facce di disgusto. Ha senso dell'umorismo. E' pratica e concreta.
Mi fa così incazzare vederla fermarsi alla superficie delle cose, sia essa la buccia di una pesca o l'opinabile gusto in fatto di abbigliamento di una collega. Perché io ho la sindrome dell'ostrica. Se mi piaci sei spacciato. Sei timido? Ti smuovo. Sei orso? Ti ingentilisco. Sei misantropo? Ti socializzo. Non sono capace di farmi i cazzi miei, se dietro la tua maschera scorgo un volto che mi attira.
Puddu lo sa. Lo ha capito. Mi sfida tutti i giorni, con il suo smalto coordinato con i collant e le sue idee integraliste di stile. E' una bella sfida, perché a entrambe piace vincere.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:27 |
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***
"Te l'ho già detto: se non fossi già fidanzata ti farei un filo spietato"
"E adesso cosa stai facendo?"
"Mando messaggi subliminali"
***
Non è tanto la broccolata in sè, che non spicca per originalità, ma le motivazioni: pare che trovare una donna con cui parlare come si fa con me, sia una cosa più che rara. Mah! :)
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:32 |
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Sono un cane pastore.
Ovvio, non sono l'unico, ce n'è altri che girano sempre attorno al gregge insieme a me, proteggendolo più da se stesso che da agenti esterni.
Capita che da un mese a questa parte il pastore abbia variato itinerari e orari di pascolo, che abbia automatizzato gli abbeveratoi ed elettrificato i recinti. Tutte modifiche che hanno creato qualche problema di assestamento per il gregge e anche per i cani loro custodi. Uno di loro, fino a poco tempo fa uno dei più fidati e uno dei più socievoli, ha iniziato a mostrare segni di insofferenza, prima manifestandoli con latrati e guaiti sempre più insolenti, poi ringhiando sommessamente al mio passaggio (pare che la mia proattività per adattarmi alle nuove regole del pastore gli abbia dato particolarmente fastidio, per motivi che posso sospettare, ma fatico a immaginare), infine mi ha aggredito, approfittando di un momento in cui il pastore era distratto e lontano, azzannandomi alla gola davanti al capo muta, che però ha preferito sedare gli animi e, non solo non mi ha difeso ('ma che cazzo di capo sei?' ho pensato), ma mi ha impedito di rispondere all'assalto.
Sul capo muta, almeno in parte, ho dovuto poi ricredermi. Al ritorno del pastore, gli ha fatto notare i segni dei ripetuti boicottaggi del cane indisciplinato, la mia ferita sanguinante, il gregge disorientato, affannato, improduttivo. Il risultato è stato che il pastore ha preso il 'ribelle' e l'ha portato nel bosco, brandendo un bastone nodoso e robusto. Non l'ha ucciso, no. Gli ha solo assestato un durissimo colpo quasi letale, come ammonimento, perché, anche se ribelle, rimane un bravo cane pastore, un gran lavoratore che ha perso per un attimo la retta via. Adesso l'insorto sta per i fatti suoi, non socializza più con gli altri cani, e se si trova alle mie spalle, sento sempre un sommesso latrato.
Penso che noi cani pastori siamo indispensabili al pastore, penso che senza di noi, il suo gregge andrebbe perso sul primo declivio, però ho capito che quel bastone è sempre in agguato. Se diventiamo, non dico pericolosi, ma solo ingestibili, per noi c'è una fine ingloriosa, un pericolo di morte, la sparizione in uno schiocco di dita. Guardo il mio nuovo auto-proclamatosi antagonista e mi chiedo se non abbia avuto ragione.
CAST
harold&muade: cane pastore narrante
il gregge: 200 dottori commercialisti
l'antagonista: il collega del controllo di gestione
il capo muta: l'HR manager
il pastore: il Managing Partner
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:35 |
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Sono talmente tanto incasinata, che se potessi dire "Sono nella merda!" sarei felice, perché significherebbe stare molto meglio di come sto ora.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:43 |
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Qui niente è come sembra.
Ogni sorriso trattiene un coltello a fil di denti. Ogni complimento è stizza infiocchettata. Ogni apprezzamento pubblico è seguito da una venefica critica in privato accrocchio.
Persino il gruppo di colleghe con cui mi piace fare capanello per il pranzo o la pausa-sigaretta non si sopporta amorevolmente come sembrerebbe ad un osservatore esterno.
Gelosie, risentimenti, insoddisfazioni sfociano a mezza voce durante il tragitto in ascensore. Battute a senso multiplo sfrecciano come dardi acuminati tra la piadina ed il caffé. Commenti malevoli volano tra un fax e una rilegatura.
Eppure è un equilibrio, malato e zoppicante, ma è un equilibrio. Ora Lei ha scomposto tutto, almeno per me. Non faccio più buon viso a cattivo gioco. Ho iniziato a rispondere male. A risponderLe male. In pubblico. E col mio ruolo è davvero pericoloso. Ma non riesco a trattenermi. Colpa del caldo, colpa della stanchezza, colpa dell'insoddisfazione. Colpa sua, così meschina e così ottusa.
Io non odio mai, ma se odio, sono cazzi acidi. Per me, di solito.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:43 |
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Lei. L'altra.
Lei è ottusa, per niente brillante, senza aspirazioni, senza verve. Ha la voce querula e un tono cantilenante e lagnoso, anche quando cerca di esprimere il suo prosaico entusiasmo naif. Parla solo del figlio, che a 11 anni già dimostra di esserle degna prole. E non sa ascoltare, neppure quando stai rispondendo ad una domanda posta da lei. Non sa ascoltare nel modo più irritante: ti parla sopra, alzando la voce fino a che non senti più quello che stai dicendo, invadendo le tue casse di risonanza personali con quell'intonazione piagnucolosa e pedante. Non ne faccio poi una gara estetica, ma lei è scialba, senza alcun gusto nel vestire né nel porsi. Cammina a papera, ha un sorriso spento e tirato. Quando non parla del figlio, parla dei quattro gatti da piccolo schermo che incrocia nella palestra adiacente all'ufficio. Non vi dico il resoconto estenuante del suo stepping di fianco a Ramazzotti. Non ve lo dico perché non sono rimasta lì ad ascoltarla per più di 5 secondi.
Del resto la evito il più possibile ormai da anni, in parte perché mi da ai nervi a livello atavico, in parte perché la mia reazione mi riempie un poco di vergogna, mi fa sentire snob e boriosa e mi sento in colpa a non riuscire a sopportare una persona solo perché troppo diversa da me.
L'altra è gioviale, briosa, sorridente, spiritosa, frizzante, curiosa e chiacchierona. E' giovane e cordiale. E' molto carina (una Scarlett Johansonn rivista da Ortolani), flirta un pochino, ma senza mai scadere, sa reggere il gioco e la battuta, ha una spontaneità fresca e cordiale. L'ho soprannominata "la mia scimmietta", perché mi salta al collo ogni volta che mi vede. Se non sa, chiede e ascolta, se sa, ascolta e racconta. E' solare ed empatica. E malgrado le enormi differenze tra di noi, siamo andate d'accordo quasi subito. Affinità elettive, linguaggio da maschiaccio, disinvoltura verso argomenti scabrosi, ci hanno spianato la strada per un buon rapporto nine-to-five.
Siedono una di fronte all'altra. La prima è la segretaria anziana di un gruppo di barracuda con la cravatta, limitata ma servile coi potenti, tarda ma svelta nel cogliere le occasioni di rivalsa. La seconda è un nuovo acquisto, affittata ad interim, per testarne l'efficienza (il mercato degli schiavi del XXI secolo permette ai compratori di guardare anche denti e zoccoli del proprio bestiame, prima di decidere se acquistarli o di mandarli al macello), in affiancamento alla meschina megera.
Lei ha iniziato a temere L'altra fin dai primi giorni, guardandola impotente, mentre L'altra si integrava nel gruppo con scioltezza ed entusiasmo. Non so quanto abbia veramente fiutato il pericolo o quanto sia semplicemente gelosa di qualcosa che mai potrà capire, fatto sta che ha iniziato a darle contro. Ma non apertamente, questo mai! No, ha iniziato a denigrarla davanti al suo capo, ovvero al capo-barracuda, troppo preso dall'impegno di navigare nelle proprie acque in cerca di povere vittime, per andar a verificare di persona la veridicità delle infamie, troppo padrone per ignorare le insinuazioni di sindacalismo (che qui è più o meno come dire "crimine"), troppo povero di spirito (tanto quanto ricco di denaro) per capire di essere diventato strumento di potere nelle mani di una spregevole arpia. E il risultato finale, ovviamente, è che L'altra vedrà il suo capestro interinale scadere tra poco, cadendo nel vuoto, senza rinnovo, senza assunzione.
E io, che dalla mia invidiabile posizione vedo tutto questo accadere, non posso far altro che stare zitta, impedire al mio fegato di scoppiare e mandar giù rospi grossi come palloni da basket, perché le informazioni di cui entro in possesso dentro questo cazzo di ufficio, qui devono rimanere. Non posso dire nulla a L'altra, né posso insultare pubblicamente Lei.
C'è solo una sottile, magrissima consolazione in tutto ciò: la riprova, l'ennesima, che se il mio istinto mi fa rimanere a distanza da una persona, mi fa dubitare di lei e me ne fa avere una bassa considerazione, il motivo valido per seguirlo, alla fine, si palesa sempre.
Però vorrei veramente poter far qualcosa. Non potendo più salvare L'altra, vorrei almeno farla pagare a Lei, e con gli interessi. Idee da suggerire?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:52 |
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Non so decidermi se mi irriti di più l'essere sottostimata durante i periodi di calma piatta, quando il mio lavoro di tutti i giorni non viene recepito, né notato, quindi non apprezzato, oppure il ricevere elogi calcolati durante i momenti di massima urgenza, quando pare che solo io sia in grado di far fronte alla contingenza, alle politiche di gestione e all'isterismo collettivo.
Io sono una cazzona, cazzara e fancazzista! Com'è che mi sono ritrovata a recitare la parte di faro nella notte?
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QUESTO SUCCEDEVA 4 MESI FA.
Io - Ecco, dicevo, c'è questo progetto...
I Miei Responsabili - Progetto?
Io - Sì, progetto. Lavoro qui da oramai 6 anni, (n.d.r.: i primi 2 dei quali in salita, i 2 centrali in stasi arrancante e gli ultimi due in vertiginosa discesa motivazionale) e mi occupo di questa procedura da altrettanti, dapprima come semplice gioppino pro-inserimento dati, poi come riferimento/help-desk a livello nazionale e ora... beh ora mi è saltata la mosca al naso.
IMR - Mosca al naso? Il progetto?
Io - Sì, il progetto. Siete in braghe di tela, no? La nuova super-piattaforma di lavoro ha richiesto tempi epocali e quella quisquilia di programma che supporta il processo di valutazione verrà rimandato di un anno. Ecco, quindi, l'idea del progetto...
IMR - Ma facci capire... di che progetto si tratta?
Io - Non vorrete mica tenere a bada per un anno (che poi rischiano di essere due, conoscendo i nostri polli) 300 professionisti agguerriti che aspettano con ansia, ogni fine di anno fiscale, la loro brava valutazione con cui possono poi chiedere l'aumento?
IMR - Beh no, stavamo pensando ad un'alternativa, in effetti.
Io - Ecco, appunto dicevo, ci sarebbe questo progetto.
IMR - Progetto di chi?
Io - Mio.
IMR - Tuo?
Io - Mio, sì.
IMR - E sarebbe?
Io - Utilizzo di un supporto transitorio per l'amministrazione dei contenuti della piattaforma, la creazione di strumenti di valutazione ad hoc, la gestione del flusso di informazioni, la raccolta e l'elaborazione dei risultati. Niente di trascendentale, ma una gestione lineare condotta dall'ufficio risorse umane su tutto il percorso.
IMR - Ah, e sarebbe tuo, questo progetto?
Io - Come dicevo prima, sì. Mio.
IMR - E l'idea verrebbe da?
Io - Me.
IMR - Da sola?
Io - Beh, sì.
IMR - Sicura?
Io - Beh, sì.
IMR - Dove avresti preso l'idea del progetto?
Io - Dall'esperienza passata negli ultimi 6 anni e dalle mie misere ma pertinenti conoscenze informatiche.
IMR - Uh. Sicura sicura che non l'hai copiata da qualche altra società del network?
Io - Sicura sicura.
IMR - No sai, le altre tue pari sono tutte laureate e tu...
Io - E io no.
IMR - Ecco, magari ti hanno parlato di un progetto e poi a te è venuta l'idea.
Io - Le altre mie pari gestiranno tutto il processo con i fogli A4, perché nessuna di loro ha pensato a gestire i flussi nel modo che ho progettato io...
IMR - Basta che non ci fai fare brutta figura...
Io - L'idea è mia, ma se non volete rischiare, la getto nel cestino e tanti saluti..
-IMR - No, no... facci un po' vedere. Magari è interessante. Magari hai trovato la soluzione giusta.
Io - Ma tanto va come al solito: se sarà un successo, sarà merito vostro e se sarà un fallimento, sarà colpa mia.
IMR - Perché dici così?
Io - ... ... ... Beh, fatemi sapere.
SETTIMANA SCORSA
Io - Progetto avviato, documenti inviati, valutazioni attivate.
IMR - Eh, per fortuna che abbiamo notato quella falla nel tuo lavoro...
Io - Ovvero?
IMR - I colori, mioddio! I colori! Per fortuna che ti abbiamo intercettato e corretto prima del lancio.
Io - I colori?
IMR - Sì, ora che è tutto azzurrino e solo azzurrino, è tutto molto più accessibile.
Io - Ah, i colori.
IMR - Abbiamo fatto un buon lavoro, non c'è che dire.
Io - Coi colori?
IMR - Ma no, con il progetto!
Io - ... ... ...
OGGI
Io - Fase due avviata. Processo in progresso.
IMR - Mi hanno chiesto informazioni.
Io - E?
IMR - Ho detto di chiamare te.
Io - E?
IMR - Rispondi e spiega che sei solo tu il riferimento help-desk, altrimenti ci disturbano per quisquilie.
Io - ... ... ...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:47 |
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In certi momenti, sciacquare i panni in Arno può essere un'azione altamente disdicevole, soprattutto se i bei lavanderini sono due toscani poco più che ventenni, che ti raggiungono sulla riva e ti accerchiano sornioni.
Sono una brava ragazza oramai da tempo, ma le pulsioni son pulsioni, e davanti alla sorridente e sfacciata gioventù di due affascinanti virgulti, ho faticato a tenere a bada lubrici pensieri, maliziose parole ed opere compromettenti, passando direttamente alle frustranti ma sicure omissioni.
Appena i due adoncini hanno lasciato la mia scrivania, ho guardato la mia antitetica collega e ho accennato "Però un bel sandwich..." e per la prima volta ci siamo trovate 'quasi' d'accordo su qualcosa.
Per fortuna, fino a quando sono chiacchiere a porta chiusa, non è sexual harassment, ma solo scambio di opinioni tra due 'vecchie' sudice!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:10 |
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La mia vita sta assomigliando sempre più al mio lavoro, anzi alla parte frustrante ed esaustiva del mio lavoro.
Urge trovare l'antidoto, possibilmente senza lievito e proteine del latte, sgrunt!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:15 |
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Oggi niente è andato per il verso giusto, compreso il template di questo blog, che ha deciso di sminchiarsi (okkei, okkei, ha deciso di farsi sminchiare) in una giornata in cui neppure avrei dovuto collegarmi, tanto ero nel pantano.
Quindi straordinari, per rimediare ai casini lavorativi e un nuovo template che mi fa un po' schifino, per rimediare alla perdita del mio.
Quando mi sento dire "voglio la mia mamma" significa che sono esaurita.
Per fortuna domani la mia mamma avrà la possibilità di rimpinzarmi a cena, di soffocarmi di bruscoccole (non è che sia proprio dolce, la mia mamma) e di riempirmi di nuovo di suppellettili inutili da portarmi a casa, come in un rito di benevolenza di cui ancora oggi non capisco il significato, ma apprezzo il risultato.
Ci vuole proprio.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:08 |
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Necessaria si impone una doverosa premessa: non odio il design, anzi. Certi elementi di modernariato anni '60 o '70 mi fanno salivare e desiderare di essere miliardaria per potermi permettere acquisti sfrenati di poltroncine girevoli dalla forma ovoidale e di altre amene facezie.
Premessa conclusa, indispensabile erutta lo sfogo: il marciapiede per raggiungere l'ufficio è già stretto stretto, disconnesso e con quei ciùspia di antiparcheggio tubolari che arrivano ad altezza ginocchio, pericolosi per la deambulazione di chiunque (figurarsi la mia, casuale); il percorso è già seminato di variabili da parco giochi INAIL, come escrementi canini, raccolta differenziata, farina bagnata, acquerugiola melmosa, bucce di frutti in fermento, per tacer delle buche; il passaggio sopraelevato che scavalca la stazione già mi strappa i polmoni dal petto ogni mattina e ogni sera di tutti i giorni lavorativi.
Dunque, dati la premessa e lo sfogo, i malati della novità, i maniaci del pezzo unico, gli entusiasti della hahata griffata non me ne vogliano, ma il Fuori Salone è una gran rottura di catso, se in Via Tortona ci lavori.
Il pranzo è stato divertente, lo ammetto: in mezzo a operai multietnici, di egual, gradevole, stazza muscolare; in mezzo a cubi di plexiglass in divenire, divani sventrati, mucche patchwork, bouquet grossi come le piramidi di giza, installazioni multimediali tra il ktisch e il faceto, cartelli segnaletici indecifrabili e cucine high-tech inastallate all'aria aperta.
Ma sapere che, per tutta la settimana, rischio di perdere il mio solito treno, perché all'ora del pendolare la popolazione autoproclamatasi indigena lascia i propri lugubri alloggi e si immerge nei variopinti aperitivi che gravitano attorno al FuoriSalone, ostrunedo la strada ai miei 14 minuti di corsa contro il tempo, mi rende irritabile e poco propensa alla contemplazione di pezzi riciclati (nelle idee, nei materiali, nella concezione e nella datazione) ma con prezzi nuovi-nuovi, senza avere secrezioni cerebro-acide che intimoriscono anche me.
Continuo a dirmi che sto invecchiando e inacidendo, ma una vocina astiosa e stizzita ripete di continuo un mantra dentro di me: "Stai solo diventando più saggia, un po' intollerante, ma saggia".
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:07 |
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La specializzazione è la tomba della versatilità. Intendo dire che se sei fissato su uno o al massimo due, tre materie (e parlo di lavoro, di vita privata, di hobbies, di studi, di fissazioni, di perversioni, ecc.) sei destinato a una vita senza fantasia, anche se una o più delle materie su cui sei fissato sono di stampo creativo.
Ho creduto per anni di essere una buona a nulla, una perdente, un caso cronico di frammentarietà sociale e costruttiva, ma mi rendo conto a poco a poco che questo mio saltare di argomento in argomento, questo essermi interessata di mille piccole cose anche solo fugacemente, ha arricchito la mia vita di migliaia di piaceri, di centinaia di sollecitazioni quotidiane alle quali posso attingere come più mi aggrada. E sono grata a questa mia disorganicità galoppante, perché anche nei momenti più cupi delle mie paranoie, i mille stimoli a cui sono sensibile, sovente sono riusciti a distrarmi dai vortici neri dei miei pensieri.
Peccherò quindi di superbia, ma considero i monotematici (o gli ipotematici) dei poveri di spirito, loro malgrado e malgrado l'impegno che profondono nella propria specializzazione. E sono altresì spocchiosamente convinta che socialmente abbiano più problemi, che vivano peggio il rapporto di coppia, che anche a sesso siano molto poveri di spirito, che non abbiano estrosità, slancio creativo ed entusiasmo neppure in quella meravigliosa pratica, perché vivono tutto ciò che non è la propria materia di specializzazione come un ostacolo nell'implementazione del proprio perfezionamento.
Quindi chi me lo farebbe fare di scambiare la mia frammetarietà e il mio pressapochismo con una mente mono o ipo-tematica? Preferisco approfondire altri aspetti della mia esistenza, ed essere considerata vanagloriosamente fatua.
Ribaltando un vecchio detto americano: Master of no trades, but jack of them all! And proud of it!
Ecco il mio tour de force:
- 23 febbraio - Tuxedomoon
- 2 marzo - Bats over Milan
- 15 marzo - The Stranglers
- 16 marzo - Combichrist
- 1 aprile - NIN (Nine Inch Nails)
- 13 aprile - Lisa Gerrard
- 5 maggio - AFI (A Fire Inside)
Chi viene con me (per reggermi la flebo di stimolanti) ?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:06 |
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Incredibile!
Due baldi giovanotti si sono sfidati a singolar tenzone per la sottoscritta! :)
Non c'era nessun languido sguardo in palio, ma solo i miei report dei concerti e (rullo di tamburi) le recensioni di cd (ne ho appena sfornate 4 e altre 2 mi attendono per il prossimo fine settimana) e insomma, il mio pigmalione, mecenate e collega ha vinto. Del resto a me non interessava neppure scrivere su [audio]drome e devo a lui la possibilità di poterlo fare. Quindi cambio lido e lo seguo su un nuovo portale.
Il guaio è che adesso, per infliggere una sconfitta memorabile al suo avversario, il mio mentore mi sta seppellendo sotto tonnellate di accrediti ai concerti di cui potrei scrivere... Se continuo così, a marzo dovrò prendere un'aspettativa dal lavoro per poter vivere di notte e scriverne il resoconto...
Ah, se solo avessi avuto un'opportunità del genere 10 anni fa! Allora sì che sarei stata in grado di fare tutto!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 01:54 |
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Questo è il capitolo in cui la protagonista impara, spesso nel modo peggiore, che:
- a Milano esistono ancora delle rotonde vecchia maniera e il non dare la precedenza, può far prendere grandi spaventi;
- a Milano esiste un locale dove tirare le noccioline è d'obbligo;
- andare a mangiare in un posto dove grigliano carne, quando non si può mangiare maiale, renderà la serata un po' povera di alimenti;
- Winnie Pooh può uscire dal bozzolo e diventare una bella topina con un notevole stacco di coscia;
- un rapporto di amicizia lavorativa può sbocciare in qualcosa di più profondo e duraturo, anche in pochi mesi;
- essere stronzi paga, se non altro per la soddisfazione di mandare a fare in culo il proprietario del locale ed ottenere così una standing ovation da parte delle maestranze, con tanto di grappa offerta;
- esistono dei locali dove il karaoke tira ancora (e si pone delle domande sul connubio: arachidi/karaoke);
- inviare sms da ubriaca è molto pericoloso (ed è quindi grata al tabbozzo di turno che, importunandola, l'ha distratta dall'idiozia che stava per compiere e le ha fatto recuperare la lucidità necessaria a non proseguire nell'intento... e per mandarlo a cagare);
- affrontare la strada del ritorno, in una città dal traffico ostile, è un buon modo per riprendersi dalla sbronza non calcolata;
- arrivare in una casa dotata di cane, dotato di naso da cane, con un vassoio pieno di avanzi di ossa e carne, senza essere troppo lucida, può determinare risultati disastrosi.
Ed è solo un capitolo!
Ma è un caso, perché oramai raramente la protagonista impara qualcosa di nuovo...
a parte...
ma questo, l'autrice, lo lascerà per un altro post.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:07 |
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Io e la mia collega, ufficio condiviso.
Improbabile rapporto, basi instabili.
Legame nervoso di reciproco sfogo.
Interazione in costante antitesi politica, sociale, morale, religiosa e stilstica.
Il nostro ufficio dovrebbe essere nero e bianco: io, il pallino nero nella zona bianca, lei l'opposto.
Sua mail, in sua assenza:
"Ti manco, vero?"
Mia risposta, in mia presenza:
"Certo, come un attacco di colite: estremamente irritante ma, quando ci sei, scarico e non assimilo"
Equilibrio.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 11:53 |
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La starda per l'ufficio oggi necessitava di una colonna sonora.. Ho provato con Paul King, ma era troppo .. frivolo
Ho tentato quindi con gli Editors, ma il suono rispecchiava troppo quello che avevo intorno.
Poi mi sono giocata il jolly: Men At Work, Down Under, ed è stato come mettere l'ultima tessera ad un puzzle di Mordillo.
Sono entrata in ufficio ballicchiando.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:51 |
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Ma davvero ti senti antipatica? O forse preferisci credere di risultare simpatica SOLO alle persone che piacciono a te, in un circolo virtuoso di apprezzamenti ad alto livello?
Perché è lì che ti collochi, nevvero? E' tra le alte sfere dell'intellettualoidismo che immagini appoggiate le tue chiappe sode e ben tornite.
Sveglia, principessina del blogghino divino (o dell'ufficetto fighetto, o del baruccio caruccio, tant'è uguale)! Sei simpatica alle masse, e questo ti detrona a strattoni. Vieni giù insieme al volgo, che almeno riesci a brillare un poco!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 11:12 |
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Il mio capo ha paura di me… L'ultima volta (la 12esima) che gli ho spiegato la stessa formula di Excel, gli ho detto "spero sia l'ultima"
10 minuti fa è entrato un collega nel mio ufficio chiedendomi "Che mi spieghi la TAL FORMULA, che il tuo capo mi ha chiesto di spiegargliela e io non la conosco?"
Ha solo vergogna, o è terrorizzato all'idea di richiedermela, secondo voi?
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 09:25 |
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Mi sono ritrovata a parlare di film(s) di Bergman con il megacapo del mio ufficio.
Non solo conosce Bergman, ma lo apprezza, e ne ricorda ancora le prime visioni a 18 anni...
Non fosse che non mi da un aumento di stipendio da tempo immemorabile, potrei anche iniziare a considerarlo umano...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:49 |
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