Sono stata istruita, anni orsono, ad autodiagnosticare i primi sintomi della depressione nei miei comportamenti e nelle mie reazioni. Sono stata altresì preparata a distinguere le condizioni ambientali e i comportamenti altrui, che possano costituire un pericolo per il mio fragile equilibrio mentale.
Il clima, ad esempio. La meteoropatia esiste. Per un’anima crepuscolare come me, l’accorciarsi delle ore diurne e il cambiamento del colore della luce di questa stagione è una gioia dei sensi, ma solo se accompagnata da una riduzione delle temperature, cosa che al momento non sta avvenendo, provocandomi un disagio fisico non indifferente. Lo so, sembra un’inezia, ma anche la più grossa frana fangosa è, dopotutto, composta da granelli di sabbia.
L’alterazione delle dinamiche negli ambienti principalmente frequentati è un'altra fonte di ansia. Della mia attuale situazione lavorativa ho già discusso, qui, quindi non aggiungo altro; per quanto riguarda casa, invece, ultimamente è sempre molto molto molto vuota, perché l’agrodolce metà fra lavoro e impegni extralavorativi è spesso (e neppure troppo volentieri) assente.
Le alterazioni biochimiche del corpo non sfuggono alla lista, di certo. Già essendo donna, ho variazioni ormonali continue; aggiungiamoci la dieta e il suo lato oscuro (l’insulina, quanto mi manca, l’insulina che prima producevo a litri!) e la sofferenza data da questa stagione di cui mi sono già lamentata poco sopra.
Una volta individuati i fattori che potrebbero risultare scatenanti, so che devo mettermi in assetto da combattimento, per cercare di difendere il mio precario equilibrio emotivo. L’assetto prevede un legame affettivo solido, una tabella di marcia ben precisa, un obiettivo a breve termine e l’ossessione per un feticcio.
La prima condizione indispensabile mi tiene ancorata a terra, la seconda mi fa seguire in percorso ben tracciato, la terza mi fa guardare avanti, la quarta diventa valvola di sfogo di tutte le anomalie comportamentali che salgono in superficie.
Il funzionamento regolare di questo assetto mi permette di superare piuttosto agilmente le situazioni più rischiose, ma di fatto non è efficace al cento per cento. A volte basta una piccola spinta per farmi barcollare sul baratro del tracollo psicofisico. Come l’altra mattina, in treno. E’ bastato un malevolo sfogo, inutile e senza motivo, da parte di una megera dalla faccia color escremento fresco, sulla sottoscritta, per farmi seriamente vacillare. Chiamando repentinamente in causa il feticcio della mia ossessione momentanea, ho arginato limitatamente i danni, ma sono tre giorni che mi sento mancare il fiato e disperdo le energie in inutili sfoghi isterici. Non mi piace stare così (ma va?!) e non mi piace portarmi appresso un bagaglio emotivo riempito di purulenta cattiveria altrui, soprattutto in momenti come questi, dove già camminare dritta richiede uno sforzo encomiabile. Questa vampata di rabbia e mortificazione mi ha seriamente destabilizzato, facendomi perdere il controllo della situazione. Ho bisogno di ristrutturarmi. O forse ho solo bisogno di una brioche.
