La nipo ha scritto una canzone. Dopo un mese e più dal primo ascolto, che mi ha causato un inaspettato pianto improvviso, con tanto di singhiozzi e mento tremolante, riesco a parlarne senza commuovermi troppo. La canzone, dicevo, l’ha scritta lei, testo e melodia, pare per un’inconfessata cotta in classe (fa la prima media, la piccina) e le compagne ciarliere hanno informato la prof di musica, che ne ha fatto un arrangiamento per flauti e gliel’ha fatta cantare al saggio di fine anno scolastico (e il compagno di classe, che ci suonava pure il piffero, è rimasto all’oscuro dell’inespressa dedica). Poi un’amica di famiglia ha portato la nipo da un professionista che le ha fatto un arrangiamento più ‘cool’, così la nipo ha potuto registrarla in uno studio vero. Il risultato è quell’mp3 malandrino che mi ha fatto caragnare come un’infante con le coliche. Non per la scarsa qualità (malelingue!) ma per una ridda di emozioni che mi ha investito in pieno canale lacrimale. Intendiamoci, non è certo un capolavoro e il testo è, come dire, piuttosto infantile (del resto ha ancora 11 anni) però (… ecco che mi commuovo di nuovo) è la mia nipo! E tutti gli amici che passeranno da casa, in questo periodo, si mettano l’anima in pace, perché dovranno sorbirsela.
Ho cambiato macchina. Con un piccolo sforzo e un piccolo aiuto, sono riuscita a comprare una piccola utilitaria con rapporto consumi/emissioni piuttosto basso e per quello sono abbastanza soddisfatta. La macchinina in sé è anche carina, e dovrebbero consegnarmela piuttosto celermente … ma il problema è un altro.
A parte gli ultimi mesi di ‘agonia’ dentro una vetusta macchina prestata (la mia, l’ho schiantata qualche mese fa), io arrivo da 8 gloriosi anni di citycar a due posti. Sì, la macchinina odiata da chi ama le auto, proprio quella denigrata da tutti. Quei tutti non hanno mai capito una cosa: per chi ODIA guidare, come la sottoscritta, un aggeggino con cambio automatico, meno di tre metri di lunghezza e solo un altro sedile di cui preoccuparsi (con relativo, eventuale, occupante) è una manna dal cielo. E’ pura libertà. Diventa uno strumento per affrancare la propria sicurezza sulla strada. Anche se in mezzo agli autoarticolati giganti, in autostrada, può far pensare ad un ìmpari biblico scontro, in mezzo ai SUV in città fa sentire leggiadri come libellule e scattanti come faine. La ricerca mattutina del parcheggio diventa un gioco a premi e lo svincolarsi dagli ingorghi non è più cosa impossibile. Però quella catso di macchinina costa come un … lusso. Quando la comprai, anni fa, era il modo per riscattare un’esperienza lavorativa andata nel cesso (ma che, almeno, mi aveva fruttato qualche soldino), ma adesso, proprio non potrei farcela a sostenere quella spesa (oltretutto è aumentata smisuratamente di prezzo) e quindi ho optato per una soluzione economicamente più raggiungibile (anche se si parla sempre di diecimila euro …)
Il problema adesso rimangono, e rimarranno per lungo tempo, i parcheggi. Perché io, dopo anni di imbusta mento auto praticamente in ogni pertugio, ho l’occhio-smart. So perfettamente dove una citycar può starci oppure no. Vedo chiaramente la possibilità di parcheggio e il numero di manovre necessarie per piazzare la dueposti … ma non so più parcheggiare una macchina normale.
Quindi, oltre al bagaglio emozionale (ma questa è un’altra storia) che se n’è andato insieme alla mia ‘trappolina’, se ne va anche la poca sicurezza stradale che avevo acquisito in questi anni, ma soprattutto, mi rimane un occhio da parcheggiatrice che, di sicuro, sarà la causa dei primi indelebili bozzi che farò sulla carrozzeria della macchina nuova.
