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Utente: haroldandmaude
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    lunedì, 26 gennaio 2009
    Le rare mirabolanti avventure di un'idiosincratica
    Ieri era la festa della sacra famiglia. No, non sono stata illuminata sulla via di Damasco; non pratico e non predico, state tranquilli. L’incipit era d’obbligo per introdurre la nefanda giornata trascorsa ieri, all’oratorio. E’ d’obbligo anche premettere che la mia parasuocera (o suocera di fatto, esistessero i PACS) Ernesta (non è il suo vero nome, ma potrebbe tranquillamente esserlo) è cattolica fervente, credente e praticante e che nel di lei paesino, la festa della sacra famiglia viene festeggiata radunando tutte le coppie (NON di fatto, e sono sicura che non fosse necessario specificarlo) sposatesi nella parrocchia, che compiono, nell’arco dell’anno, 1, 10, 25, 40, 50, 55, 60, ecc. anni di matrimonio. I miei parasuoceri facevano parte della batteria dei 40 e la Ernesta ha chiesto alla mia agrodolce metà di fatto se avremmo partecipato anche noi ai festeggiamenti. Va detto che, in quasi tredici anni che facciamo coppia, la mia parasuocera non ci ha chiesto quasi nulla in merito a celebrazioni o ricorrenze, e che, anche se l’agrodolce metà, da buon montagnino acquisito, non è propenso ai festeggiamenti in genere, e di norma glissa ogni impegno “mondano-istituzionale” con la maestria che solo l’uomo di Cromagnon aveva sviluppato per declinare gli inviti, alla sua mamma, non gli piace dire sempre ‘no’. A ‘sto giro, dunque, non ce la siamo sentita di dire di declinare, anche se sapevamo che il pranzo dei festeggiamenti si sarebbe svolto in una sala conviviale dell’oratorio.
    Saltata a piè pari la messa fiume di quasi due ore (sono rimasta sul sagrato a congelare per quasi un’ora, perché NON sapevo che fosse una funzione ‘king(lord) size’) mesta e incattivita sono stata trascinata e sospinta verso il succitato luogo di redenzione e aggregazione dove ero pronta ad immolare la mia lucidità mentale sull’altare del quieto vivere parafamiliare.

    L’oratorio in sé non era né meglio né peggio di qualsiasi altro, era solo un oratorio di provincia trista e mesta, che ci si potrebbe ambientare tranquillamente una fiction all’italiota e, devo ammetterlo, ha saputo regalarmi momenti di splendore: primo su tutti un giovincello prepubere che, giocando a ping-pong nella sala giochi, ostentava una succulenta felpina all-black con la seguente scritta spiccante in bianco brillate: “Cover me in chocolate and throw me to the lesbians”. Lo. Giuro. Impagabile. E già da solo avrebbe potuto allietarmi la giornata. Ma anche il gruppetto di musicisti da oratorio (appunto) mi ha regalato uno scintillate momento di gloria: quando un parente dell’agrodolce metà mi ha fatto notare che le musiche non erano poi malvagie, ho potuto, con sommo gaudio, fargli notare che Boy George, Cat Stevens e Fabrizio de André a distanza di pochi pezzi tramutavano la scaletta in un motivo di ira divina senza pari, o nell’inizio di una salace barzelletta: “Ci sono un gay, un mussulmano e un ateo…”. E la signora Cofana, a quanto pare gran dama del paesiello delle nebbie, presente a festeggiare il quarantesimo con un invisibile e scazzosissimo consorte, mi ha regalato la chicca finale, ostentando, abbinati ad una mise che ben si addiceva alla più integerrima delle perpetue, il più vistoso paio di kinky boots che io abbia mai adocchiato: 120 a spillo, tomaia in finta pelle stampa pitone fucsia metallizzato, incrostazione di borchie e catene, punta da sci di fondo. Un tripudio dell’eleganza di provincia, insomma.

    Mi rendo conto che ho rischiato grosso, ieri, perché è cosa nota che se fissi troppo a lungo l’abisso, prima o poi… ma è stato più forte di me, cercare una scappatoia da quella situazione di panico ecclesiastico. Ma così sono arrivata quasi indenne alle 17.30 di domenica pomeriggio. E, a conti fatti, il vino rosso era anche di un certo pregio.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:59 | link | commenti (4) | categoria: alkoholiker, familie
    venerdì, 23 gennaio 2009
    Non è che mi sia dimenticata...
    ...di questo posticino tranquillo, ma sono giornate aride e non riesco a spremere fuori proprio nulla.
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 00:09 | link | commenti (1) | categoria: arbeit, schreiben
    martedì, 13 gennaio 2009
    Deduzione

    Amo quasi tutte le cover, odio quasi tutti i remake.

    (il quasi è d'obbligo in ogni mia affermazione. Non so essere categorica quasi in niente.)

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 18:08 | link | commenti (2) | categoria: muzik, kino, launisch
    giovedì, 08 gennaio 2009
    No Snow

    Che sofferenza, ora, la neve. Non c'è più sollazzo nel giocare a palle di neve, non c'è più gioia nel cacciar fuori la lingua e aspettare che vi si posi un fiocco bello grosso, non c'è più serenità nel pensare che le scuole domani saranno chiuse e che potrò stare sotto le coperte fino a che non sarà l'ora di andare a fare a palle di neve.

    Ora c'è il problema di spalare il vialetto, la donna delle pulizie che non può venire perché in bicicletta si ammazzerebbe, l'incubo della strada per andare a prendere il treno, l'incubo del treno, l'incubo della metropolitana dopo il treno, quello del ponticello malefico sopra Porta Genova e quello di tutta via Tortona, dopo, per arrivare in un ufficio mezzo deserto dove tutti si lamentano dei loro personali incubi da pendolari. E poi c'è la parabola strozzata dal ghiaccio che non prende il satellite, e la mia macchina inutilizzabile serrata in garage.

    Io lo so, cos'è questo nuovo status della neve, e lo detesto con la maggior parte di me stessa: è la consapevolezza di essere oramai, inevitabilmente, incontrovertibilmente, diventata noiosamente adulta.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:21 | link | commenti (9) | categoria: wetter, launisch