Questa festa mi ha sempre messo di buon umore :)
Questa mattina, la seconda e ultima di cazzeggio semi-autorizzato in ufficio, scorrendo la mia posta privata ho trovato la seguente e-mail:
“Hey there! I work for Amanda Palmer (I'm her photo intern) and I love the photos you have of her on your page. We would love to have high res versions of them to use on her website, MySpace and promo materials. Could you send a zipped file of the top 20 or so to *** using *** or ***? We would really appreciate it.”
Va be’, al solito i cinici diranno che stanno semplicemente sfruttando il mio lavoro, i venali aggiungeranno che lo fanno senza remunerazione alcuna alla sottoscritta. Ma a me non interessa. A me continua a rimbombare in testa la frase “I love the photos you have of her on your page” e sono felice come una bimba, una stupida bimba un po’ orgogliosa e un po’ vanitosa.
Ah, le fotografie sono queste
Che bello avere la giornata libera, nel senso che i capi sono tutti via e il cazzeggio, in ufficio, è selvaggio. Ho dedicato tutto il tempo a disposizione per scrivere il live report del concerto di venerdì. Amanda mi ha stregato.
Adoro sentirmi ancora adolescente. O meglio, adoro essermi lasciata alle spalle quasi tutto il bagaglio emotivo ed emozionale dei miei anni da adolescente, ma riuscire ancora a provare quell’entusiasmo vivido e fervido che nutrivo allora. E ancora di più adoro chi/cosa riesce a riportarmi agli albori dei miei ardori.
La palma come scuoti-fervore, per il mese in corso, va a Voltaire, ovviamente solo omonimo del fu filosofo-poeta-drammaturgo-scrittore, ma altrettanto prolifico ed eclettico. Perché l’ho scoperto per un album di sue canzoni goth-folk-cabarettitiche, ma questo affascinante cubano di New York insegna arti visive, disegna fumetti, scrive libri… Così, le liriche graffianti, la musica sfarzosa, l’ironia sferzante e la creatività debordante mi hanno affascinato a tal punto da ritrovarmene invaghita all’istante, proprio spinta da quelle pulsioni che scaturiscono dall’adolescente desiderosa di qualcuno da venerare, che risiede nel mio fatiscente corpo da viziosa ultratrentenne.
Ovviamente a breve ci sarà anche un concerto, ma a Londra, la notte di Halloween, ovvero una data in cui trovare biglietti aerei low cost abbordabili, è impossibile. Vorrà dire che approfitterò di quella notte da streghe per fare un rito di evocazione, tanto per vedere se arriverà presto a Milano per un concerto.
E poi scappare con lui.
Ops, l’ho detto!

Si possono dire tante cose negative del mio capo, senza tema di smentita, ma devo, malgrado tutto, ammettere che non manca certo di senso dell’umorismo e di una certa dose di autoironia.
Oggi era in ufficio con noi, perché quando non ha voglia di lavorare, si rinchiude nel micro loculo che divido con la mia collega. Avevo quindi una precisa visione del profilo del suo cranio, stempiato ai limiti della pelata. Malgrado solitamente sia sempre molto curato, ultimamente mi accorgo che si dimentica di tenere corti i capelli avanzati sulla chierica, con il risultato che a metà giornata si ritrova un nido di rondine accrocchiato alla nuca. Mentre la mia mente divagava sulla questione, una scintilla di memoria mi ha portato davanti agli occhi della mente un’immagine ben precisa, che tosto mi sono premurata di condividere con la mia collega-nemesi. Non appena l’ha vista, non siamo riuscite a trattenere un moto di ilarità, presto sfociato in un esplosione di risa convulse che non siamo più riuscite a frenare, finendo per dover svelare anche a lui il motivo del nostro diletto. Dopo aver soffocato una risata, averci dato delle stronze e aver negato ogni somiglianza, ha promesso rappresaglia. Siamo in attesa.
L’immagine, ovviamente, è quella a sinistra di questo scritto senza senso e giuro sui fratelli Baudelaire, che la somiglianza è incredibile.
E se fosse meglio così? E se averla persa a soli 27 anni abbia regalato all’umanità un’immortale dea della musica? E se non c’entrassero la CIA, il destino, l’eroina o il male di vivere, ma semplicemente l’Olimpo avesse bisogno di nuove leve e non potesse permetterle di mantenere le sue spoglie mortali, immolando il suo corpo per rendere eterno il suo nome?
Chissà cosa sarebbe diventata, Pearl, se fosse sopravvissuta a quell’iniezione fatale di 38 anni fa. Chissà se avrebbe venduto l’anima come la maggior parte delle “star” che sono arrivate ai giorni nostri, o se si sarebbe ritirata a vita privata, magari con un negozietto di memorabilia in Frisco, oppure sarebbe solo invecchiata, come Grace Slick (che pensa di dipingere oggi come cantava allora, va be’, ma questa è un’altra storia) o, meraviglia delle meraviglie, avrebbe continuato a cantare il suo Kozmic Blues ancora e ancora, rendendo questo mondo un po’ meno squallido.
Ho cercato le sue citazioni in rete per riproporne qui una arguta e brillante, ma è impossibile scegliere, perché in ogni sua parola ci trovo il suo blues. Così, come a quindici anni non riuscivo a spegnere lo stereo se lei stava cantando, così non riesco a decidere quali sue parole parlino meglio di lei.
Così ecco il sito in cui trovarle tutte, più o meno.
...at least that's what they tell me If wellness is this what in hells name is sickness?
Meno di tre settimane al concerto di Amanda Palmer! Trepido nell’attesa!