Questa è la tua vita e sta finendo un minuto alla volta
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Utente: haroldandmaude
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    lunedì, 30 giugno 2008
    Già...
    Quanto hai ragione, Sandrone...
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 19:44 | link | commenti (2) | categoria: gesellschaft
    martedì, 24 giugno 2008
    Nobody's Wife
    Né tantomeno segretaria.
     
    In un ufficio dove se non sei dottore commercialista o avvocato, puoi essere *solo* una segretaria, io sono riuscita a non farmi mai definire tale.
     
    Anche il mio capo ha dovuto cedere quando gli ho fatto presente che sono un HR assistant, NON un HR manager assistant, e che i suoi biglietti del treno se li deve oridnare da solo (bel traguardo, neh...).
     
    Soprattutto NON sono la segretaria della mia collega-nemesi, che è sì superiore in grado a me, ma fa un lavoro complemetare al mio con punti di contatto e, per fortuna, parecchie divergenze.
     
    Oggi uno dei capi dello studio dove lavoro mi ha definita, appunto, segretaria di suddetta collega. Beh, fa piacere rendersi conto che in più di sette anni si è lasciato un segno così indelebile nella memoria dei propri capi, anche se quello in questione è un cinquantenne rincoglionito a cui hanno trapiantato troppo in profondità il ritrovato ciuffo da vecchio marpione, neodivorziato, che va al Just Cavalli a rimorchiare ballerine di baciata e merengue...
    E' solo che non ho ancora imparato a non prendermela...
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:52 | link | commenti (3) | categoria: arbeit, launisch
    lunedì, 23 giugno 2008
    Piumaggio
    Collega: vieni da me a vedere una cosa?
    Io: Cosa?
    Collega: La Rum ha trovato un uccello e volevamo farti vedere le foto per capire che specie è, dato che tu sei un'esperta di ucelli.
    Io: ... esperta?
    Collega: Ti piacciono gli uccelli, no?
    Io: ... ehm ...
    Collega: Ti aspetto. Da qualche parte dovremo pur metterlo quest'uccello...
     
    ...
    Non ci sono ancora andata.
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:46 | link | commenti (6) | categoria:
    Retaggio

    Mamma: Perché hai tutti i capelli tirati indietro?

    Io: Perché fa caldo e mi danno un fastidio boia in faccia!

    Mamma: Sei proprio uguale a tua nonna!

     

    Il mio cuore ha sorriso per tutto il giorno.

    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:01 | link | commenti | categoria: liebe, gestern, familie
    venerdì, 20 giugno 2008
    Lamento
    Sono stanca. No, non è la solita lagna da "siamo ancora lontani dalle vacanze e già non ce la faccio più". Sono proprio stanca, perché impiego il doppio delle energie per fare qualsiasi cosa che impieghi la mia vista. Da oramai quasi due mesi l'occhio sinistro se n'è andato a fare un giro verso lidi nebbiosi, lasciandomi menomata monocola esausta.
     
    E in più sono stufa di spiegare, a chi sa della mia assenza di un mese fa, e ora chiede, tutto quello che ho passato in una settimana di ospedale: auscultata, scrutata, forata, risuonata, elettrizzata e coricata in diversi frangenti e momenti. Onestamente, cose di cui non ho puntuale desiderio di richiamare di continuo.
     
    Ah, sono anche stanca di sorridere e dare risposte evasive a chi mi chiede senza mezzi termini i risultati delle analisi. Se dovessi leggere il referto dovrei poi spiegare cos'è esattamente questa cosa dal nome così strizzalingua. dovrei spiegare che è solo il termine generico per quell'altra roba là, che però non c'è scritto perché per adesso non lo è, ma il dottore mi ha già detto che le probabilità che lo diventerà sono altissime, è solo questione di tempo e c'è solo da sperare che il tempo sia taaaaanto taaaanto lungo. Non ho voglia di sentirmi dire "Vedrai che non succederà", "Su dai, pensa positivo" o peggio "Vuol dire tutto, vuol dire niente".
     
    E sono stufa di questo schermo bianco luminoso, che scintilla nel mio campo visivo corrotto e scorretto. Sono stufa di dovermici accanire per otto ore al giorno su schemi a quadretti grossi come capocchie di spillo e dovermelo scordare poi, a casa, dove potrei invece sfruttarlo per tutto ciò che è ludico e ameno...
     
    Sono stanca di portare gli occhiali da sole sempre e comunque. Sono stufa di mentire alla mia famiglia, rassicurandoli che va tutto bene (ma con una mamma ipertesa e un papà col cuore a rischio, non mi sento di fare diversamente).
     
    Sono stanca. Sono stufa.
     
    E siamo ancora lontani dalle vacanze e già non ce la faccio più (non ho saputo resistere...)
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:29 | link | commenti (1) | categoria: launisch, gesundheit
    mercoledì, 11 giugno 2008
    Fiction Addiction
    Ciao, mi chiamo haroldandmaude e ho una dipendenza da fiction televisiva che va avanti da quando li chiamavamo ancora "telefilm".
    Ho iniziato davvero piccola, con la serie di Sapphire and Steel, poi sembrava fossi tornata alla normalità, ma solo fino alla messa in onda di Space: 1999  con le fantastiche sopracciglia a pallini di Maya... e lì non sono più stata capace di fermarmi. Consumo di tutto, anche se mi ritengo di essere ancora in fase di dipendenza selettiva. Così certe serie le ho abbandonate, altre le ho sempre snobbate, altre le ho scoperte tardi, altre ancora le ho rinnegate anni dopo... Di tante, sicuramente, non ho mai sentito parlare... Però temo che sarà solo questione di tempo prima che mi procuri delle dosi tagliate male di "La casa nella prateria" o "Star Trek". Per adesso però riesco ancora a trovare sul mercato delle vere e proprie leccornie (al momento Reaper e Criminal Minds), che però hanno come controindicazione un potere di assuefazione talmente alto, che finisco per cercare dei palliativi sottotitolati nelle buie mulattiere della rete.
     
     
    E' una strada senza uscita, lo so, ma riesco solo a sperare che in fondo ci sia un 47" LCD con dolby surround, una poltrona Frau e cibo spazzatura a volontà...
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 19:28 | link | commenti (5) | categoria: tv , launisch
    lunedì, 09 giugno 2008
    Oh, everyone, it's my birthday! Time to pay attention to me!
    birthday1006You're one year older/One year wiser
    Rock 'n' roll star, king, czar, and a kaiser
    A room full of friends/A mouth full of cake
    Every present is for you, and it feels pretty great
    You're the man of the hour, the V.I.P.
    You get the first slice of the P-I-E
    So blow out your candles and make a wish
     
     
    Put a smile on, 'cuz it's your birthday, bitch!
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 13:02 | link | commenti (3) | categoria: launisch, zukunft, zeit
    venerdì, 06 giugno 2008
    Esercizio senza stile.
    Mi sono messa a giocare con quella catena stupida "gli incipit dei cinque libri che più hanno significato per te" o "che più ti sono piaciuti" o "che meglio ti ricordi", ed è saltato fuori quanto segue (con tanto di anno in cui li ho letti la prima volta)...
     
     
    (1979 - questo è stato il libro, che, verso i miei 7 anni, mi ha fatto capire che leggere era davvero divertente.)
    Eravamo in quattro - George, William Samuel Harris, io e Montmorency. Eravamo seduti nella mia stanza, fumando e parlando di come eravamo messi male - intendo messi male da un punto di vista medico, ovviamente. Ci sentivamo tutti giù di morale, e la cosa ci preoccupava molto. Harris disse che a volte veniva sopraffatto da attacchi di vertigine così forti da non sapere più cosa stava facendo; e allora George disse che anch'egli soffriva di attacchi di vertigine da non sapere più cosa stava facendo. Per quanto mi riguardava, era il mio fegato ad essere in disordine. L'avevo saputo leggendo le indicazioni di una confezione di pillole per il fegato, in cui erano descritti i diversi sintomi dai quali si più capire di avere il fegato in disordine. Io li avevo tutti.
    J. Klapka Jerome - Tre uomini in barca
     
    (1981 - questo è il libro che mi ha fatto amare la radio, perché l'ho ascoltato per un'estate intera)
    Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l'ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d'Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell'ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d'andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s'era vista disubbidienza più grave.
    Italo Calvino - Il barone Rampante
     
    (1984 - questo è il libro che mi ha fatto guardare oltre lo steccato di Tom...)
    La scena di questa cronaca è la cittadina di Dawson's Landing, sulla sponda del Mississippi dal lato del Missouri, a mezza giornata di viaggio, in vaporetto, a sud di St. Louis.
    Nel 1830 era un piccolo agglomerato compatto di modeste case di legno a uno o due piani, con le facciate a calce seminascoste da un groviglio di rose rampicanti, di caprifogli e di campanule. Davanti a ogni casa c'era un giardinetto recintato da una staccionata bianca e riccamente fiorito di malvarose, calendole e altri fiori che usavano allora, e sui davanzali si allineavano cassette di legno e vasi di terracotta, dove cresceva una varietà di geranio dal colore rosso intenso che accendeva come una vampata sulle facciate rivestite di rose. Quando sul davanzale, oltre ai vasi e alle cassette, c'era spazio per il gatto, il gatto era lì, nelle giornate di sole, sdraiato in tutta la sua lunghezza, sonnolento e beato, col pancino peloso al sole e una zampa arricciata intorno al naso.
    Mark Twain - Wilson lo svitato
     
    (1988 - questo è stato il mio approccio individualista alla fantascienza e al fantasy)
    Io conosco un posto dove non esiste né lo smog né il problema del parcheggio né l'esplosione demografica... né la Guerra Fredda né le bombe all'idrogeno né i caroselli televisivi... né le Conferenze al vertice, né gli aiuti all'estero, né le imposte indirette... neppure le tasse sul reddito. Il clima è simile a quello che la Florida e la California si vantano di possedere (e non hanno), il panorama è incantevole, gli abitanti amichevoli e ospitali con i forestieri, le donne sono bellissime e compiacenti...
    R.A. Heinlein - La via della gloria
     
    (1992 - questo è stato il primo libro che mi ha fatto piangere)
    Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro.
    Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l'abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perché in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.
    Richard Matheson - Io sono leggenda
     
    (1995 - questo è il libro che ogni donna dovrebbe leggere)
    Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c'è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano, come una merce a buon mercato e di largo consumo. L'allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi, pieni di soldi. L'allegria va conservata nello champagne; mentre la cachaça tuttalpiù consola dalle disgrazie, quando consola.
    Jorge Amado - Teresa Batista stanca di guerra
     
    (1997 - questo è il libro che mi ha fatto capire che io Pennac l'avrei pure potuto sposare)
    Il bambino era inchiodato alla porta come un uccello del malaugurio. I suoi occhi plenilunio erano quelli di una civetta.
    Loro erano sette e salivano le scale quattro a quattro. Naturalmente ignoravano che questa volta gli avevano inchiodato un moccioso alla porta. Pensavano di avere già visto tutto e quindi correvano verso la sorpresa. Ancora due piani e un piccolo Gesù di sei o sette anni avrebbe sbarrato loro la strada. Un bimbo-dio inchiodato vivo a una porta. Chi può immaginare una cosa simile?
    Daniel Pennac - Signor Malaussène
     
    (1998 - questo è il libro in cui rifugiarsi per ricercare quelle sensazioni che da adulto ti sei scordato che esistano)
    E' notte e mi sveglio di soprassalto in un punto della casa. Il solaio va a fuoco. Il fumo mi asfissia. Tra meno di un mese compio dieci anni e sto già per morire. Comincia proprio bene, la vita!
    E' colpa mia. Devo aver fatto "la" grossissima cavolata. Da noi, ogni volta che qualcuno fa "la" grossissima cavolata, la casa va a fuoco. Non è solo nei temi che bisogna evitare le ripetizioni. Anche negli incendi.
    La prima gorssissima cavolata, è stato mio fratello Roland, a farla. Abitavamo ancora alla Grand-Rue, non molto lontano da qui. Ha dato fuoco a dei vecchi stracci in solaio per non dover tornare al Centro di formazione professionale. Le macchine dell'officina gli facevano paura.
    "Taci. Se il signore dell'assicurazione ti sentisse, tuo fratello finirebbe in prigione."
    Sento la voce della mamma nell'orecchio. Il destro, quello delle storie prima di addormentarmi. La mamma è sempre al mio fianco. Fluttua nell'aria, non dorme mai, vola, appare, scompare, mi si infila sotto le palpebre, nella tasca dei pantalonicini, o in cartella. Sono fortunato, ho una mamma Peter Pan.
    Daniel Picouly - Il campo di nessuno
     
    (2002 - questo libro è terribile e molto dolce)
    Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.
    Nel diario delle medie avevo ricopiato un verso di un poeta spagnolo, Juan Ramón Jiménez; era stata mia sorella a farmelo conoscere. "Se vi danno un foglio squadrato, scriveteci sopra dall'altro lato".
    Alice Sebold - Amabili resti
     
    (2004 - questo è il libro che mi ha fatto sentire scosse elettriche nelle dita mentre lo leggevo)
    Il problema delle storie è che le racconti a giochi fatti.
    Anche le telecronache di baseball alla radio, gli home-run e gli strikeout, persino quelli sono in ritardo di qualche minuto. Persino i programmi TV in diretta arrivano un paio di secondi dopo.
    Persino il suono e la luce non superano una certa velocità.
    Un altro problema è chi la storia la racconta. Il chi, il cosa, il dove, il quando e il perché del giornalismo. la forma che il messaggero dà ai fatti. Quello che i giornalisti chiamano Il Guardiano. Il fatto che il modo in cui si presenta una storia è tutto.
    La storia è dentro la storia.
    Chuck Palahniuk - Ninna Nanna
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:47 | link | commenti (2) | categoria: bücher, liebe