Quando mi incazzo, tra le sopracciglia si forma immancabilmente una rughetta di un centimetro, un centimetro e mezzo, di altezza e di profondità variabile tra il mezzo millimetro e svariate miglia marine, risultato dell'aggrottamento selvaggio della fronte, nell'atto di reprimere gli istinti omicidi che ci scorrono appena sotto.
Questa mattina la mia agrodolce metà è riuscita a risvegliarmi dal torpore mattutino con una scarica di acida adrenalina sulfurea, provocando una mia furiosa reazione incontrollata.
Ho sbattuto tutti gli sportelli e tutte le porte e tutte le portiere che riuscivo, ma l'energia cinetica provocata dal violentissimo giramento di culo che stavo subendo non è riuscita a scaricarsi, scavando l'inesorabile rughetta del dissenso, che oggi mi torna anche comoda, perché non ho tasche e non sapevo dove mettere le monete per la macchinetta del caffè.
Mi sento come l'ultimo tubetto di dentifricio che campeggia sulla porcellana del mio lavandino. Spremuta, sfruttata all'osso, schiacciata da forze più grandi di me, svuotata e prossima ad essere sostituita.
Passi la settimana di lavoro che ho dovuto recuperare perché quella scorsa ero ammalata, passi il preventivo del dentista che è aumentato di 100 euro in un botto, dato che il cratere che mi ha scavato oggi nel premolare dovrà essere devitalizzato, passo il WE che passerò ad imbottirmi di antidolorifici perché il suddetto cratere è rimasto a cielo aperto e ci rimarrà fino a lunedì sera, passi l'ennesima settimana in cui ho deciso di ignorare i benefici che un'oretta o due di pilates potrebbero avere sulla mia cervicale, passi che domenica mi sono auto-invitata a pranzo dalla mamma e me ne sono già pentita, perché in questo periodo è di un umore amabile come un fico d'india acerbo masticato con la buccia, passi tutto questo e anche tanto altro, ma la mia collega-nemesi sta seriamente ponderando di dare le dimissioni settimana prossima e io sto cadendo in depressione.
Il sottile, precario ma funzionale equilibrio delle nostre psicopatologie ci ha permesso di arrivare più o meno indenni fino a questo punto. Gli insulti a raffica, il rutto libero, la bestemmia obbligatoria, le critiche distruttive, le pesanti prese per il culo, tutto di ordine quotidiano, hanno fatto sì che le nostre personalità dissonanti e le nostre vite antitetiche si intersecassero in una saldissima coalizione dettata dalla disperazione professionale. Entrambe chiamate a rispondere di massimi e minimi sistemi, costrette a rimestare nel torbido per conto degli altri, additate come capri espiatori di indole malaussèniana, utilizzate come scudo umano nei conflitti di palazzo, Mata Hari del debole al soldo del potente, ci siamo sempre sorrette, seppur presenti su due diversi livelli di percezione lavorativa (all'inizio del nostro antagonistico sodalizio le feci notare che le montagne di merda che doveva spalare lei erano sì più grandi, ma che la sua pala era d'oro, mentre la mia era di ferro già un po' arrugginito).
Il millimetrico bilanciamento che sorregge la nostra altalenante situazione lavorativa è ormai da anni l'unico caposaldo che mi consente di affrontare le giornate lavorative sadicamente strutturate qui dentro. Se lei se ne va, perdo materialisticamente l'unica possibilità di ottenere un seppur pallido aumento di stipendio ogni tre anni, dato che lei mi sponsorizza molto di più e molto meglio del mio atarassico, anemico e asfittico responsabile, ma soprattutto, perdo un'amica, perdo una confidente, perdo un appoggio tenace e un punching ball emotivo di tempra invidiabile.
Il fatto è che da tre anni sta cercando, senza successo e con tanti drammatici effetti collaterali, di avere un bambino, e le hanno chiaramente spiattellato in faccia che un pendolarismo da 50+50 km al giorno è stressante, dannoso e inficiante. Insomma, se vuole una qualche speranza di rimanere gravida, DEVE cambiare stile di vita. Il marito preme, il padre appoggia, il treno ritarda sempre di più, l'orologio biologico ticchetta e i capi qui dentro, invece che riconoscerle il valore aggiunto che obiettivamente si meriterebbe, la sballottano a destra e a manca senza criterio e senza tatto, demotivandola ogni ora di più.
Se l'inizio di settimana prossima proseguirà così com'è finita questa, la sua lettera di dimissioni planerà sulla scrivania del legale rappresentante a velocità sostenuta. Io la sorreggo, le dico che deve seguire i consigli di suo marito, che è giusto che si prenda le sue soddisfazioni, ovunque voglia trovarle, ma intanto sento la nausea crescere e il timor panico invadermi.
... mi auguro si renda conto che ha davanti il Manoscritto Voynich.