Ci sono dei giorni in cui adoro lavorare in questo posto. Non di certo per gratificazioni economiche o professionali, ma per la fauna da sottobosco con cui faccio capannello/comunella. Prendiamo ad esempio oggi.
Ultimamente il big boss (perché noi abbiamo anche un little boss, e mentre il primo è alto, grosso, importante e stronzo palese, l'altro è basso, minuto, mezzasega e stronzo subdolo) il venerdì si eclissa, blackberry offline, agenda appuntamenti vaga e generica, segretaria omertosa... insomma, va a sciare o a mangiare il capriolo con la polenta, e noi siamo un po' meno soggiogati. Anche il little boss è meno presente, perché pare che i suoi clienti fuori Milano lo vogliano vedere sempre e solo di venerdì. Sai com'è. Mica ci disturba, a noi.
Perciò, quando questa mattina ho realizzato di aver finito i cosiddetti "vestiti da lavoro" (niente pantaloni eleganti, niente camicie, niente maglioncini seri, tutto da lavare), anche se qui dentro non è previsto il casual friday (è pur sempre uno studio di 80 fiscalisti) mi sono ricordata che i suddetti boss sono al pascolo.
Quindi, mi sono tuffata nell'antro della strega che è il mio guardaroba, ho pescato quanto di meno improbabile da indossare nel braccio di sicurezza massima che è il mio ufficio e ho affrontato la giornata.
Il risultato è stato un'ovazione generale delle mie adorate colleghe (poche, neh!) al mio stile da, cito, "padrona dominatrice" e una profusione di commenti sull'aggressività della mia figura. Le mie due scimmiette preferite poi, hanno iniziato a mettersi in posa per simulare sessioni di frusta condotte dalla sottoscritta. Addirittura, mi hanno omaggiato di una frusta fatta in casa, graffettando insieme diversi dorsi plastici da rilegatura e ripetendo le sessioni di cui sopra nel privé del mio ufficio (peccato che le pareti siano di cartone e i loro finti gemiti siano giunti sino all'altro capo dell'open space...)
Ho iniziato la giornata ridendo come una forsennata, da lacrime agli occhi e sghignazzi irrefrenabili. Quel tipo di risate che mi sciolgono i nodi nello stomaco e ti fanno dimenticare un pochino la stanchezza e la lieve nausea con cui il mio corpo saluta il posto di lavoro.
Thanks Mistress, it's friday!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:55 |
link |
commenti (1) | categoria:
arbeit,
launisch,
geschlecht
Amo il viola in modo quasi ossessivo, soprattutto per quanto riguarda abiti e accessori. Se poi si associa al nero, mi provoca uno sfarfallio cardiaco di emozione.
Mi piace spulciare nelle bancarelle del mercato per trovare individuare quel lampo purpureo che potrebbe regalarmi un nuovo capo immettibile, improponibile e meraviglioso...
Mi piace quando il viola viene riscoperto e posso fare incetta di vestiti e pendant da sfoggiare anche negli anni a venire...
Ma quest'anno stanno proprio esagerando!
No dai, davvero... C'è quella baciapile del terzo piano, di questo ufficio di sfigati in odor d'incenso, che veste un completo nero e viola degno del più zothic Marylin Manson... Per carità, ognuno è libero di rifarsi il guardaroba tutti gli anni senza colpo ferire, però sto arrivando al punto di iniziare ad apprezzare il verde acido... che però, in effetti, a voler ben vedere ... con il viola, è la morte sua!
Niente da fare, non riesco a liberarmi di lui neppure se mi tradisce incollato alle chiappe delle più deprimenti e sfigatissime schiave della moda...
Sarà per questo che mi sono appena regalata ... queste ... alla faccia di chi mi vuole male!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:19 |
link |
commenti (3) | categoria:
launisch
Già da qualche mese c'è uno strano virus che aleggia per i corridoi del mio ufficio. Un virus selettivo che colpisce solo giovani donne in età fertile. Una malattia venerea molto comune, estremamente attiva sin dalla notte dei tempi.
Addirittura negli anni '60 colpì innumerevoli esemplari femminili del mondo definito occidentalizzato, tanto da ingigantire in modo spropositato il bacino di ricezione.
A partire dagli anni '80 ha poi registrato un brusco calo di contagio, ritornando estremamente infettiva solo verso la fine degli anni '90, riportata all'attualità da esemplari femminili di altre etnie, trasferitesi in modo stanziale nel cosiddetto vecchio mondo.
Come qualsiasi virus influenzale, varia da periodo a periodo, a volte più blando e quasi innocuo, a volte pericoloso ed estremamente contagioso, ma di fatto è sempre presente. Sembra comunque che esistano vaccini e cure preventive piuttosto efficaci per evitare che l'epidemia dilaghi, ma è altresì da non dimenticare che la vicinanza con soggetti contagiosi provochi una predisposizione psicologica di quelli ancora sani, allentando le loro difese e la loro risolutezza nel seguire le cure preventive di cui sopra, spianando effettivamente la strada al virus procreativo con una velocità imbarazzante.
Pare dunque che un nuovo ceppo, particolarmente agguerrito e virulento, si sia impossessato della zona Tortona ormai da diversi mesi e che le prime vittime siano già state inesorabilmente infettate. Questo costringe chi scrive a dover giustificare continuamente i propri dubbi esistenziali e i propri timori ecologico-sociali a riguardo, sia con esemplari già colpiti che con soggetti ancora sani, ma psicologicamente predisposti.
E' come se un cerchio della fertilità si stesse lentamente stringendo attorno alla sottoscritta, per soggiogarne la volontà indipendente...
S . O . S .
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 10:17 |
link |
commenti (2) | categoria:
arbeit,
launisch,
familie
Eh no, ho bisogno di tirarmi un po' fuori dalla vischiosità di questa malinconia molesta. Per cui venerdì sera, invece che stare a casa a deprimermi da sola, che l'allegro compare ha la cena aziendale (solo suo padre può fare la cena di natale al 16 di novembre, ma tant'è) vado qui a godermi loro.
Chi mi ama...
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 13:03 |
link |
commenti (2) | categoria:
muzik,
launisch
Da questa mattina, ho già incontrato sei o sette persone che mi hanno chiesto se andava tutto bene, sicure che avessi appena smesso di piangere, cosa che non era. Non ho neppure, per dire, il raffreddore ad arrossarmi gli occhi, cosa che potrebbe farlo pensare. Sono solo mortalmente stanca, perchè da lunedì faccio il lavoro mio e della mia collega, nel nostro ufficio già di per sé sottodimensionato, cosa che non dovrebbe essere. Non ho voglia di leggere, scrivere, guardare la tv, andare al cinema, fare sport...
E' una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene una formalità
come decidere di radersi i capelli
di eliminare il caffè, le sigarette
di farla finita con qualcuno
o qualcosa, una formalità una formalità
o una questione di qualità
io sto bene io sto bene
io sto male io sto male
io non so io non so
come stare dove stare
non studio non lavoro non guardo la TV
non vado al cinema non faccio sport
io sto bene io sto male io non so
cosa fare non ho arte non ho parte
non ho niente da insegnare
è una questione di qualità
o una formalità
non ricordo più bene, una formalità
[CCCP]
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:30 |
link |
commenti (3) | categoria:
arbeit,
launisch,
gesundheit
Sono passati 12 anni da quando se n'è andata, ma mi manca ancora da matti.
Mi mancano la sua sagacia e le sue risposte al vetriolo, mi manca il suo affetto ruvido senza smancerie, mi manca il te' della merenda, soprattutto in questo periodo, che c'erano le giostre al luna park e lei mandava mia sorella in motorino a prendere due frittelle da dividere in tre. Mi ricordo la tombola degli animali e le migliaia di pomeriggi di fila in cui l'ho costretta a giocarci per ore. Le sue mani nodose, con cui raccoglieva qualche goccia d'acqua dalla ciotola azzurra di plastica per aspergerle sul panno ben teso, pronto per essere stirato, mentre io proteggevo i miei quaderni dei compiti dagli spruzzi vagabondi. Ricordo quanto le piaceva aiutarmi a studiare italiano, soprattutto quando dovevo leggere le avventure di Marcovaldo, che ci leggevamo in un fiato e ridevamo di cuore. Se mi concentro posso ancora sentire il profumo della noce moscata che grattugiava nell'impasto dei malfatti, che fino al momento di aggiungere la farina, mi faceva raccogliere con il dito dalla grande terrina di ceramica bianca e che poi mi faceva rotolare in un bicchiere infarinato, per farli venire soffici e sferici. E mi ricordo il mèna-mèna con cui passava a maglie strette il minestrone, sfilando ogni filo di sedano, per farmi mangiare un passato di verdure morbido e vellutato. E le gite all'ospizio a trovare sua cugina Amelia, un po' fuori di testa, brusca e spiritosa, da buona zitella inacidita. E i suoi abiti a geometrie anni '70, sui toni del marrone-turchese-senape-granato-giacinto-melone-pervinca che facevano quasi male agli occhi. E l'inverno che passò da noi senza denti, per non farsi vedere da nessuno fuori dalla cerchia familiare, in attesa della sua dentiera nuova. Le sue pacche secche e veloci sulla spalla, come massimo segno di affetto, l'odore di violetta di Parma ma soprattutto quello della carta di eritrea, che impregnava tutte le mie paghette di cartamoneta. Quella volta che, a casa malata, mi sono svegliata sola perché la mamma era andata a fare la spesa, e mi sono spaventata, l'ho chiamata al telefono piangendo e lei si è fatta quei 10 km in bicicletta, a dicembre, per correre da me e farmi passare la paura.
Era l'unica ad aver capito quanto la mia adolescenza avesse subito un brusco sbandamento e ad avermi proposto di cambiare rapporto tra di noi, anzi ad avermi chiesto di non considerarla più la mia balia, ma una confidente riservata. E per farmi capire che sapeva cosa vuol dire essere discreti, mi raccontò di come fosse finita costretta a sposare il vedovo della propria sorella e ad allevarne la figlia, e come questa storia non sia mai giunta all'orecchio di mia madre, l'altra figlia avuta dopo.
Si chiamava Clementina, era alta meno di un metro e cinquanta e sapeva il fatto suo. E mi manca davvero tanto, ancora oggi. Mi manca la sua spinosa franchezza, mi manca la sua permalosaggine, mi manca il suo senso dell'umorismo tutto lombardo, le sue risate genuine, i suoi bronci un po' infantili, lo scorrere festoso del filo nelle sue mani mentre con l'uncinetto creava ogni cosa possibile, la sua macchina da cucire grossa come lo ero io allora, i jeans di mia sorella stirati con la piega rigida e inamidata. Mi manca lei a tal punto, che vorrei poter raccontare a tutti quelli che incontro la sua vita, i suoi dispiaceri, le sue felicità, i suoi amati proverbi, l'eredità più preziosa che potesse lasciarmi.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:35 |
link |
commenti (2) | categoria:
launisch,
gestern,
familie
Per l'ennesima volta, questa penisola degli ignoranti musicali riesce a dribblare un documento di sicuro interesse nonché un film biografico (no, 'biopic' no, per cortesia) che aspettavo, come immagino tanti altri Curtisiani, da non so gli anni.
Così, mentre dalla presentazione a Cannes nello scorso maggio, questa pellicola sempre più acclamata sta sbocciando in tutte le sale del mondo, dalla Grecia al Brasile, dall'Islanda al Portogallo, passando per Filippine e Bosnia Erzegovina, in Italia non approderà, lasciandoci un'altra volta a sguazzare nella melma dell'inettitudine musicale.
Sì, lo so. C'è il mulo, oppure il torrente di bit, ci sono i sottotitoli prèt-à-porter e ci sono i dvd vergini, ma è comunque deprimente vedere quest'ulteriore snobbismo pressapochista dettato dall'andamento del mercato musicale italiota, che farà balzare in testa alle hit parade di vendita il greatest hits delle Ragazze Spezia(tura).
Confusion in her eyes that says it all
She's lost control
And she's clinging to the nearest passer by
She's lost control
And she gave away the secrets of her past
And said I've lost control again
And of a voice that told her when and were to act
She said I've control again
And she turned around and took by the hand and said
I've lost control again
And how I'll never know just why or understand
She said I've lost control again
And she screamed out kicking on her side and said
I've control again
And seized up on the floor, I thought she'd died
She said I've lost control again, she's lost control (2)
Well I had to 'phone her friend to state my case
And say she's lost control again
And she showed up all the errors and mistakes
And said I've lost control again
But she expressed herself in many different ways
Until she lost control again
And walked upon the edge of no escape
And laughed I've lost control again
She's lost control again, she's lost control (2)
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:08 |
link |
commenti (2) | categoria:
muzik,
kino