Hai sempre il terrore di esprimere i tuoi timori, perché ti sembra di aprir loro un varco per transitare nel mondo reale, attraverso le tue corde vocali e trasformarsi in situazioni tangibili, prendere forma attraverso il tuo respiro. Una specie di incantesimo antico di cui sei somma sacerdotessa. E per lo stesso motivo non piangi delle tue paure, perché anche le lacrime possono essere un tramite per quei mostri terribili che si annidiano dietro le tue palpebre.
Vorresti però scrivere di ciò che ti affligge, dell'imminente funesta ricorrenza... Il timor panico di ripiombare nella prostrazione più nera è più fosco del fumo delle mille sigarette che stai consumando ultimamente.
Certo, il peggio è passato, questo lo sai anche tu, ma anche questa volta, e per tua scelta oltretutto, sei lontana anni luce dall'unica anima a cui hai confidato tutto quanto.
Anima, tra l'altro, che un anno fa, con anche le sue buone ragioni, nel momento peggiore del tuo malessere interiore, si è affacciata un nanosecondo al tuo baratro oscuro, solo per scaricarti addosso una bella carrettata di merda. Anima a cui non vuoi più nemmeno pensare proprio perché, ultimamente, ha scoperto che scaricarti la merda addosso è anche un gesto catartico.
Sì, ti ripeti a forza, a ogni pié sospinto, che da sola ce l'hai fatta e ce la puoi ancora fare.
Ma vorresti poter tendere una mano, vorresti non avere così paura di parole taglienti e maldestre, vorresti non aver pasticciato tutto quanto, vorresti non aver reso così irta di aculei quell'anima che un tempo ti era affine.
Vorresti, ma sai che non puoi.
Sai che non devi e allora trattieni tutto, a forza, per l'ennesima volta.
Del resto ben ti sta, del resto te la sei cercata.
No, non l'angoscia delle paure antiche e delle sofferenze passate; di quella da anni hai imparato che non devi ritenerti responsabile.
Ma tutto quanto è arrivato dopo è opera tua e chi è causa del suo mal...
L'imbarazzo in questo caso diventa un tuo alleato. Dopo l'ultimo contatto così cattivo, così sgradevole, così intossicato di infantile ripicca, non sapresti cosa dire a quell'anima oramai distante anni luce. Sei sicura che ora non soffra più del vuoto che c'è tra voi e forse non se ne accorga nepure.
E tu, soffri? Sì, non è questo il momento di sviscerare tutta la quiestione, e di certo devi archiviare questa storia e armarti per affrontare il nuovo inferno su misura che ti si sta chiudendo intorno. Ma soffri, tu?
Troppe le cose che hai in testa, troppe le sensazioni indecifrabili, troppo il timore di sbagliare.
Facciamo un patto, se riemergerai da questo buco nero che ti sta inghiottendo, si riprenderà il discorso.
Largo alla drummachine, alla tastiera, al clarinetto, al sassofono, alla tromba, all'armonica, al basso, alla chitarra e al violino.
Un incanto di concerto, un'ipnosi collettiva e transgenerazionale.
Perché ho aspettato fino ad ora ad andare ad un concerto dei Tuxedomoon?
Cuoca in cucina,
Signora in salotto,
Puttana nel letto.
La sintesi della donna perfetta, a quanto pare.
Ne discutevo con un accrocchio di colleghe, tra sposate e conviventi. Chi si diceva meglio in un campo, chi si proclamava una frana nell'altro...
Poi è arrivato il mo turno:
In cucina, me la cavo egragiamente con parecchi piatti, quindi direi: discreto.
In salotto ci sono pareri discordanti, perché non sono proprio la regina del bon-ton, però a casa mia si è sempre ben accolti e ben voluti, quindi tutto sommato si può dire che sì.
A letto, beh... al mio sorriso malizioso, una collega ha commentato: "Considerata la tua attitudine ad un certo grado di perversione, direi che ti si può anche definire laureata in materia."
Ho risposto che la laurea ce l'ho a prescindere, con tutti i crediti accumulati e il grande impegno dimostrato, e che il lato perv è da considerarsi come un dottorato.
La linea di demarcazione non è più tra destra e sinistra, ma tra chi ha già vinto e i poveretti che continuano a lottare.
(Was tun, wenn's brennt?)