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Utente: haroldandmaude
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    venerdì, 26 gennaio 2007
    Mama don't preach!
    Escluso l'altro diretto interessato, non ho più alleati contro me stessa: anche la progenitrice ha saltato la barricata e ora parteggia per l'avversa fazione. Ovviamente non lo fa sbandierando opinioni, ma scagliando sottilissimi dardi di sagacia o allusioni poco velate sull'assenza di prole nella mia casa.
     
    Dialogo 1:
    Mamma   Certo che quel nuovo terrazzo è pericoloso...
    Figlia   Pericoloso?
    M:   Certo! un bambino piccolo potrebbe farsi male!
    F:   Non ci sono bambini piccoli, qui
    M:   Mgr...mgr...
    F:   Eh?
    M:   Mi sembra ce ne siano due di troppo perché ne arrivi un altro...
     
    Dialogo 2:
    F:   Ho una notizia sconvolgente... la vuoi sentire?
    M:   Cosa?
    F:   Limpida (un anno in più di me) è incinta... Ti rendi conto?!?!
    M:   E quindi?
    F:   Ma non ti sconvolge?
    M:   Ha 34 anni. Sarebbe anche ora! Anzi, è già quasi troppo tardi!
    F:    Ma io non ne facevo un fatto anagrafico! Io sto pensando alle conseguenze UMANE del suo atto procreativo!
    M:   Beh, sì... Però l'età è già fin troppo giusta!
     
    Dialogo 3:
    M:   Ma la tua collega, di bambini non ne vuole?
    F:   Certo, è il terzo anno che ci prova... Ma a quanto pare hanno dei problemini...
    M:   Colpa sua o di lui... Colpa per modo di dire, eh!
    F:   Di entrambi: lei è inospitale e i girini di lui hanno il testone pesante e si arrendono prima di arrivare alla meta
    M:   Deficiente! Non sai spiegare le cose senza fare battute? (sogghigno)
    F:   No... (sorriso scemo di figlia monella)
    M:   Non si può iniziare troppo tardi a provarci... vedi?
    F:   Cosa?
    M:   La merda rosa!
    F:   Mamma!
    M:   Figlia!
     
    Non capisco se questo suo cambiamento sia dato dal timore che io non la renda mai nonna (anche se da nonna non è che si diverta troppo) oppure per il terrore che io diventi come mia zia, con cui non ha mai avuto un idilliaco rapporto. In effetti qualche tratto del carattere che tanto la infastidisce affiora nella mia complessa struttura emozionale e poi anche io sono accoppiata ad un uomo più giovane e senza figli. Insomma le premesse sono buone... o no?
    Comunque il suo sguardo truce, che da adolescente ho imparato a temere, e di cui, da adulta fuori casa, ho sentito spesso la mancanza, mi sta indubbiamente scrutando l'orologio biologico...
    E se quest'ultimo si mettesse a ticchettare per lo spavento?
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:25 | link | commenti (2) | categoria: launisch, zukunft, familie
    lunedì, 22 gennaio 2007
    Limpida
    Per tutta la mia infanzia è stata la "migliore amica". La mia adolescenza l'ha vista tramutarsi lentamente da "compagna di marachelle e affini" a "rivale in reperimento di attenzioni". Nella mia tarda adolescenza è uscita di scena, orfana di madre di cui sbandierava l'icona, tramutandola da donna orgogliosa e indipendente a trista madonna di Pompei, usandola come biglietto da visita ad ogni pié sospinto. E io, che per sua madre provavo rispetto e affetto, neanche troppo garbatamente allontanavo la figlia e i suoi atteggiamenti imbarazzanti dai miei giri di conoscenze.
     
    Dopo la più importante rottura della mia vita sentimentale è ritornata in auge: la sua casa come culla per rigenerarmi, le sue conoscenze come nuovo, fertile terreno per ricreare radici, far sbocciare legami.
     
    Poi la sua fuga in albioniche lande, dopo aver bruciato tutta la terra che aveva intorno a suon di debiti (potrei prendermi una anno sabbatico, mi restituisse mai la mia parte) e richieste di favori sempre maggiori.
    Ancora, anni dopo, il mio zampino per farla riavvicinare al debosciato padre e la sua prima timida visita alla paterna dimora, dove mi ha trovato ben disposta ed accogliente, di fresco innamorata della gioventù e della vita. L'ho raggiunta poco dopo a Londra con il novello amorino e ho riallacciato con lei quel rapporto che tanto mi mancava, fortemente illusa che fosse la reale svolta del suo modo di vivere, trovandola responsabile e matura.
     
    Poi il suo rientro in Italia, con il maturo e responsabile fidanzato inglese. La casa di mia nonna prestata (a parte le spese, ma mi sembrava poca cosa) per avere una base da cui ricominciare. E il lento degrado di nuovo verso una vita alimentatala da sconsideratezze e dalla mancanza di rispetto per chiunque, metodo infallibile se possessori di faccia di palta. Le lenzuola di mia nonna scomparse durante il trasloco verso una casa più consona, le spese della casa non (ancora) pagate, il maturo fidanzato accantonato fino alla rottura.
    Poi il mio trasferimento verso altri lidi e il distacco di ogni filamento di un legame consunto ed esausto. All'inizio ci sono stati ancora degli sporadici, superficiali contatti che facevo durare il meno possibile, poi più nulla, da parecchio.
     
    Lo scorso sabato ho scoperto che aspetta un bambino. Le gambe mi hanno ceduto, alla notizia. Si sono sommati talmente tanti sentimenti nel mio cuore che ho rischiato il collasso.
     
    Avrebbe potuto essere una notizia splendida, ma l'unico pensiero lucido che ho formulato riguardava i tanti anni sprecati per una persona così crudamente egoista ed egocentrica. E insieme ho sentito una struggente nostalgia per un'amica che in realtà non è mai stata tale.
     
    Il mio affetto va alla piccola creatura, a cui augro di assomigliare il più possibile alla nonna materna, fisicamente e caratterialmente.
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:13 | link | commenti (3) | categoria: gestern, zukunft
    venerdì, 05 gennaio 2007
    Survivor
    [...]
    "Si combatte con le armi di cui disponiamo. O meglio, con le armi che ci vengono lasciate a disposizione. L'importante è avere il coraggio di continuare a combattere, anche se si è consapevoli che la partita è già persa in partenza. Giusto per non impazzire, o peggio, detestarsi."
    "I vigliacchi non si detestano."
    "Oh sì, invece. Ma mentono a se stessi. Perché ammetterlo sarebbe un suicidio morale. A questi, si aggiungano tutti quelli che hanno paura del conflitto, o di non essere più amati se compiono dei gesti di ribellione."
    "E' un'apologia della violenza individuale?"
    "No. No, certamente no. Solo la convinzione dell'utilità o della necessità sporadica del conflitto."
    [...]
    Un violent desir de paix - Andrea H. Japp
    haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:38 | link | commenti | categoria: bücher, launisch, gestern, zukunft