Lo sappiamo che in pianura padana l'estate si rivela sempre come un enorme sacca di sofferenza umana e animale.
Lo sappiamo che in queste zone a tratti paludose (sì, gli antichi romani bonificarono egregiamente, ma se nasci palude, esali umidità imperitura, anche se adesso sei mascherata da campo agricolo) il caldo fa sviluppare e dischiudere solo uova di zanzare e sacche di rovente aria umidiccia.
E sappiamo anche che le notti, per chi non è provvisto di condizionatore, si tramutano in lunghe pause insonni sdraiati su catafalchi ardenti, con le articolazioni ridotte a schicchiolanti giunture rugginose, bersagliate per ore da quasi inutili ventilatori.
E sappiamo che pochi sono i privilegiati che possono mollare tutto, quando l'asfalto si scioglie in rivoli incadescenti sotto le infradito, raggiungendo lidi più feschi.
E non è possibile dimenticare il fatto che i mezzi di trasporto, con questo insano disgustoso clima, diventano ricettacoli di miasmi irrespirabili già alle 8 del mattino.
Allora perché? Perché? Perché cazzo continuate ad invocarla sta stagione schifosa, unta, sudata e rovente?
Il prossimo inverno, quando il primo idiota si lamenterà dei climi rigidi e delle giornate corte, non stupitevi se me ne andrò a casa con il suo setto nasale stampato sulla fronte.
La starda per l'ufficio oggi necessitava di una colonna sonora.. Ho provato con Paul King, ma era troppo .. frivolo
Ho tentato quindi con gli Editors, ma il suono rispecchiava troppo quello che avevo intorno.
Poi mi sono giocata il jolly: Men At Work, Down Under, ed è stato come mettere l'ultima tessera ad un puzzle di Mordillo.
Sono entrata in ufficio ballicchiando.
E' dura dover rivalutare un idolo musicale della propria adolescenza.
Ma Eldritch proprio non me la conta giusta, no no no...