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lunedì, 29 giugno 2009
Ferma lì

La nipo ha scritto una canzone. Dopo un mese e più dal primo ascolto, che mi ha causato un inaspettato pianto improvviso, con tanto di singhiozzi e mento tremolante, riesco a parlarne senza commuovermi troppo. La canzone, dicevo, l’ha scritta lei, testo e melodia, pare per un’inconfessata cotta in classe (fa la prima media, la piccina) e le compagne ciarliere hanno informato la prof di musica, che ne ha fatto un arrangiamento per flauti e gliel’ha fatta cantare al saggio di fine anno scolastico (e il compagno di classe, che ci suonava pure il piffero, è rimasto all’oscuro dell’inespressa dedica). Poi un’amica di famiglia ha portato la nipo da un professionista che le ha fatto un arrangiamento più ‘cool’, così la nipo ha potuto registrarla in uno studio vero. Il risultato è quell’mp3 malandrino che mi ha fatto caragnare come un’infante con le coliche. Non per la scarsa qualità (malelingue!) ma per una ridda di emozioni che mi ha investito in pieno canale lacrimale. Intendiamoci, non è certo un capolavoro e il testo è, come dire, piuttosto infantile (del resto ha ancora 11 anni) però (… ecco che mi commuovo di nuovo) è la mia nipo! E tutti gli amici che passeranno da casa, in questo periodo, si mettano l’anima in pace, perché dovranno sorbirsela.

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:32 | link | commenti (2) | categoria: muzik, familie
giovedì, 25 giugno 2009
Take that street smart look off your damn face

Ho cambiato macchina. Con un piccolo sforzo e un piccolo aiuto, sono riuscita a comprare una piccola utilitaria con rapporto consumi/emissioni piuttosto basso e per quello sono abbastanza soddisfatta. La macchinina in sé è anche carina, e dovrebbero consegnarmela piuttosto celermente … ma il problema è un altro.

A parte gli ultimi mesi di ‘agonia’ dentro una vetusta macchina prestata (la mia, l’ho schiantata qualche mese fa), io arrivo da 8 gloriosi anni di citycar a due posti. Sì, la macchinina odiata da chi ama le auto, proprio quella denigrata da tutti. Quei tutti non hanno mai capito una cosa: per chi ODIA guidare, come la sottoscritta, un aggeggino con cambio automatico, meno di tre metri di lunghezza e solo un altro sedile di cui preoccuparsi (con relativo, eventuale, occupante) è una manna dal cielo. E’ pura libertà. Diventa uno strumento per affrancare la propria sicurezza sulla strada. Anche se in mezzo agli autoarticolati giganti, in autostrada, può far pensare ad un ìmpari biblico scontro, in mezzo ai SUV in città fa sentire leggiadri come libellule e scattanti come faine. La ricerca mattutina del parcheggio diventa un gioco a premi e lo svincolarsi dagli ingorghi non è più cosa impossibile. Però quella catso di macchinina costa come un … lusso. Quando la comprai, anni fa, era il modo per riscattare un’esperienza lavorativa andata nel cesso (ma che, almeno, mi aveva fruttato qualche soldino), ma adesso, proprio non potrei farcela a sostenere quella spesa (oltretutto è aumentata smisuratamente di prezzo) e quindi ho optato per una soluzione economicamente più raggiungibile (anche se si parla sempre di diecimila euro …)

Il problema adesso rimangono, e rimarranno per lungo tempo, i parcheggi. Perché io, dopo anni di imbusta mento auto praticamente in ogni pertugio, ho l’occhio-smart. So perfettamente dove una citycar può starci oppure no. Vedo chiaramente la possibilità di parcheggio e il numero di manovre necessarie per piazzare la dueposti … ma non so più parcheggiare una macchina normale.

Quindi, oltre al bagaglio emozionale (ma questa è un’altra storia) che se n’è andato insieme alla mia ‘trappolina’, se ne va anche la poca sicurezza stradale che avevo acquisito in questi anni, ma soprattutto, mi rimane un occhio da parcheggiatrice che, di sicuro, sarà la causa dei primi indelebili bozzi che farò sulla carrozzeria della macchina nuova.

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:37 | link | commenti (3) | categoria:
lunedì, 22 giugno 2009
New Heel Deal
Strappo il velo dell’accidioso silenzio per festeggiare una piccolissima vittoria contro la forza di gravità. Con la perdita di 13 kg di schifoso sovrappeso, venerdì scorso, ho potuto permettermi di nuovo di indossare un meraviglioso paio di scarpe con i tacchi. Niente S&tC, sia chiaro (del resto, i tacchi a spillo 120 non mi sono mai piaciuti), ma il ritorno ai miei vecchi amori, le più ignoranti e grezze zeppe.
Da poco innamorata di un nuovo brand scoperto googlando a caso, ne sono rimasta colpita a prima vista, più per la somiglianza del logo al mio cane che per la collezione delle scarpe in sé. Questo fino a che non mi sono imbattuta in questo modello
che ha risvegliato in me quel ‘bisogno di scarpe che non vuole sentire ragioni’ (cit.).
Quindi lo scorso venerdì, dopo qualche giorno passato a rimirarle e provarle per fare solo qualche breve passo, ho deciso di  marciare a passo sculettante verso la pizzata del venerdì sera su quei fantastici 10 cm di tacco, provando una gioia infantile (diciamo adolescenziale, vah) al limite del consentito.
Intendiamoci, non sto di certo asserendo di stare bene, di sembrar più magra o di non apparire piuttosto ridicola, arrampicata su cotanti trampoli, ma semplicemente che ho raggiunto una piccola meta di cui mi rallegro enormemente. E metà degli sguardi maligni incontrati in pizzeria, erano di invidia, ne sono certa!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:25 | link | commenti | categoria: launisch
martedì, 09 giugno 2009
In dog years, I'd be dead
Oggi la mia maggiore età compie la maggiore età. E io mi sento appena maggiorenne, per il timore che pervade il mio approccio ai rapporti affettivi e la difficoltà di gestire i miei impegni.
Oggi compio sei volte sei anni, come se l’anno prossimo dovessi iniziare di nuovo la scuola, come se uscissi fresca fresca dalla fase edipico-fallica.
Oggi compio tre volte dodici anni. Ed è come se la minaccia oscura della mia adolescenza straziata fosse di nuovo dietro l’angolo.
Oggi mancano quattro anni a i quaranta e …
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:51 | link | commenti | categoria: zeit
sabato, 06 giugno 2009
No panic!
Per chi fosse passato di qua, da quasi un mese a questa parte ,tamburellando impaziente le dita sulla tastiera e trovando il vuoto siderale dopo il 10 di maggio, comunico che sto soffrendo di accidia acuta e queste pagine sono state accantonate per un po'.
Nulla di cui preoccuparsi, sia chiaro, ma prego quei tre (?) lettori assidui (?) di questi scarabocchi di pazientare che la voglia di condividere le mie baggianate torni prepotente.

Ad esempio, tra 3 giorni è il mio compleanno ... volete che non me ne venga a lamentare anche qui?

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 12:05 | link | commenti (2) | categoria: launisch, zeit
domenica, 10 maggio 2009
Ta daaaaa!

Alla fine, la mia foto, l'hanno pubblicata (è quella in alto a destra). Niente di che, ma io misento molto orgogliona!

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 23:52 | link | commenti (3) | categoria: fotografie
mercoledì, 06 maggio 2009
Piccolo pensiero

La scorsa notte è morto Dom Deluise. Per i fan dei film di Mel Brooks (prima che si facesse risucchiare il cervello dall'italiota Greggio), oggi è un mondo sottilmente più triste.

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:29 | link | commenti | categoria: kino
lunedì, 04 maggio 2009
Gioie e dolori della riduzione della massa grassa
Dopo tre mesi di dieta NON ferrea (evviva lo sgarro del finesettimana!) e un mese di attività sportiva regolare, sono riuscita a perdere 9 kg, corrispondenti al 10% circa della mia massa grassa.
Ovviamente, per l’elevato sovrappeso da cui partivo, il traguardo che per la maggior parte di voi sarebbe un risultato eccellente, per me è solo l’inizio di un lungo cammino, dato che l’obiettivo finale è la modica cifra di 30 kg, suppergiù … Però 9 kg sono comunque una bella tappa, in tre mesi, e corrispondono ad una taglia abbondante-quasi-due, quindi, di fatto mi posso ritenere soddisfatta, sino ad ora.
Il problema, in questo momento, è rappresentato dal vestiario, proprio per quelle quasi due taglie perse. Il mio affollatissimo guardaroba ospita, più o meno, un vagone di abiti per la taglia da cui partivo e una vagonata di abiti per la taglia inferiore a quella attuale, senza praticamente uno straccio di vestito per le mie forme attuali. Lo stesso dicasi per le scarpe (lo sapevate che dimagrendo si riduce anche il piede?) e, orrore orrore, anche per l’intimo!
Il risultato si colloca sul limitare dell’estetica circense. La scelta rimbalza tra braghe talmente larghe che, se strette con la cintura, fanno effetto mongolfiera dalla vita alla caviglia, o pantaloni così stretti da solcarmi indelebilmente la pelle del ventre, se cerco di allacciare il bottone. O tra palandrane con scollature ombelicale (per non dire pubiche) o maglie stile muta da sub per bambini di 9 anni.
E non se ne parla neppure, di fare shopping in questo momento, perché essendo la stazza transizionale, rischio di rifarmi un guardaroba estivo che potrebbe rivelarsi troppo largo o, se dovessi arrendermi (anche se non voglio) e abbandonare il supplizio ehm… la dieta, troppo stretto da indossare. Il caso vuole che quest’anno la maggior parte delle scarpe (elemento di consumo con cui potrei soddisfare le mie voglie compulsive di sveltine da shopping) sia dotata di tacchi elevatissimi, che, con il tutt’ora troppo greve peso che mi trascino in giro, sono da escludere per almeno un altro anno.
L’ultima nota dolente, forse la più dolente, riguarda il mio, modestia a parte, invidiabilissimo decolleté. Quelle due maestose mongolfiere che mi troneggiavano sotto il mento da oramai un paio di anni, riempiendo, tracotanti, una coppa E di una signora sesta (che vuol dire, per i profani e le tavole da surf deambulanti: più o meno una coppa paragonabile a un’ottava traboccante) si sono irrimediabilmente sgonfiate, ridimensionandosi a due loffi igloo monolocali, ridotte a tal punto da trovare comodamente alloggio nella coppa D di una miserrima quinta (sempre per gli inesperti e le assi da stiro con una coscienza: una sesta modesta). Sebbene che, a chi lo faccio notare, sembri che io stia esagerando, di tutto lo sconvolgimento a cui sto sottoponendo il mio traboccante organismo, questa è l’unica parte che mi rattrista enormemente. Neanche riuscire a dormire supina, senza provare poi un diffuso indolenzimento alla spina dorsale per la troppa curvatura, mi fa sentir meno la mancanza delle due maestose cupole che sovrastavano la steatopiga cattedrale dedita al culto della mia abbondanza.
Quindi, dato che so di per certo che almeno un fan delle mie vertiginose scollature, legge queste idiozie in prosa, ne approfitto per informarlo che al prossimo incontro, sarà costretto a guardarmi negli occhi, per potermi riconoscere.
Intanto, io, questa sera, mangio un’insalata poco condita.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:58 | link | commenti (4) | categoria: launisch, geschlecht, gesundheit
mercoledì, 22 aprile 2009
Le soddisfazioni nell’era del Web 2.0
Economiche, nessuna. Vanagloriose, a pacchi.
Ultimo esempio:
“I am writing to let you know that one of your photos has been short-listed for inclusion in the seventh edition of our Schmap Milan Guide, to be published late May 2009.”
Se va come con le foto di Amanda, probabilmente dalla short list estrarranno qualcun altro di estremamente più valido, però il fatto che, girando per quel mare magnum che è Flickr, qualcuno, per lavoro, si sia soffermato su un mio scatto e lo abbia considerato per una propria pubblicazione, mi riempie di sgomento e gioia infantile.
Ah, la foto è questa:
Cimitero Monumentale di Milano
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:52 | link | commenti | categoria: fotografie
martedì, 21 aprile 2009
Obiettivamente
Diciamocelo. Noi donne, il complesso esclusivamente maschile relativo alla dimensione del proprio organo riproduttivo e ricreativo, non lo comprenderemo mai del tutto. Così come loro non capiscono la PMS, va be’. Però, ieri sera, schiacciata nel mezzo metro d’aria sudata del pit, nell’afoso capannone da concerti del Magnolia, mentre aspettavo un po’ annoiata che la bella Nina Persson calcasse le madide assi del palco, estraendo la mia fida reflex, adorna del suo orgoglioso zoom 28-300, al cospetto degli obiettivi che gli altri fotografi potevano sfoggiare, mi sono avvicinata alla consapevolezza di cosa prova l’uomo normodotato in uno spogliatoio, quando si trova a fare la doccia di fianco ad uno o più superdotati.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:09 | link | commenti (6) | categoria: fotografie, geschlecht, konzert
mercoledì, 15 aprile 2009
Zio Joe, arrivo!!!!
Tour di Joe R. Lansdale in Italia per presentare il suo nuovo romanzo, “Sotto un cielo cremisi”, in uscita in libreria il 22 aprile:
 
Domenica 26 aprile:
ore 12.00: Libreria Nuova Europa, centro commerciale I Granai, via Rigamonti, 10 - Roma
ore 18.00: Libreria Fanucci, piazza Madama, 8 - Roma
 
Lunedì 27 aprile:
ore 18.00: Libreria Feltrinelli, via Appia Nuova, 427 - Roma
 
Giovedì 30 aprile:
ore 11.00: Libreria Feltrinelli, via Melo 119 - Bari
 
Lunedì 11 maggio:
ore 14.00: Libreria Egea, via Bocconi 8 - Milano
ore 18.00: Libreria Feltrinelli, corso Aldo Moro, 3 - Varese
 
Martedì 12 maggio:
ore 17.30: Libreria Feltrinelli, via XX settembre, 21 - Pavia
Potrei anche farmi una tripletta e fare Milano, Varese e Pavia in due giorni... questo ed altro, per Zio Joe!
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:08 | link | commenti (2) | categoria: bücher, liebe
giovedì, 09 aprile 2009
When I first saw you

Vorrei avere un fidanzato di nome Daniel per dedicargli questa canzone. E portarlo al concerto a maggio.

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 16:17 | link | commenti (2) | categoria: muzik
mercoledì, 08 aprile 2009
Anios e la legge delle 12 P
Prima Pensa Poi Parla Perché Parole Poco Pensate Possono Produrre Parecchie Puttanate
 
Ainos è una collega relativamente nuova, nel senso che è qui già da un anno, ma è talmente sopra le nuvole, per non dire totalmente stordita, che quando te la trovi tra i piedi, ancora ti stupisce con il suo blaterare senza senso.
Era fotografa. Dopo cinque anni (cinqueanni!) di apprendistato si è resa conto che la stavano sfruttando (alla buon ora) e che doveva cercare altrove. Così, ha fatto un colloquio da noi e la mia collega-nemesi, probabilmente frastornata dai bombardamenti ormonali a cui la sottoponevano allora, l’ha presa a scatola chiusa.
A prescindere dai seri problemi logistici che crea a tutto tondo tutto intorno a sé e oltre, Anios è pure un problema della micro socialità d’ufficio, che qui ho già analizzato in un paio di occasioni. Ma a parte quando riesce a mettere tutte contro tutte con un semplice sguardo vuoto al soffitto e un suono rauco da animale in trappola che le esce fastidioso dalla gola, mentre cerca di esprimere un concetto, ogni tanto riesce anche a creare paradossali situazioni di ilarità, di cui, ovviamente, non si rende minimamente conto. Forse la più surreale ce l’ha regalata durante un pranzo e io corro qui a riportarla pari - pari perché si fissi da qualche parte e non venga cancellata dalla mia stanca e pigrissima memoria.
 
Collega1(leggendo il menù): Cosa si intende qui, per lonza? Perché dalle mie parti è un affettato.
Collega2(che poi sarei io): E’ una parte del …
Anios (interrompendomi): eohhhhhhh... beh, la lonza è un animale. Cioè, tipo il tacchino, però più saporito. Cioè, capito no che animale?
C2: Non è che ti stai confondendo con la lontra, che è sì un animale, ma non si mangia?
Anios: No no! La lonza *è* un animale, cioè, tipo il tacchino. Io la prendo sempre.
C1: l’affettato delle mie parti è fatto con il maiale, Anios, e si chiama lonza, appunto. Mi sa che ti sbagli.
C2(cercando di metterla sul ridere): non è che ti confondi con il dodo?
Anios: No, no. Il dodo è specie protetta. (il dodo si è estinto. NdR)
C2: Anios, la lonza è una parte del maiale. Siamo sicure.
C1: Va be’ dai, tanto non volevo nemmeno prenderla…
Anios: Ecco perché mia madre non la vuole mai comprare e devo prenderla io. Lei non compra il maiale. Uhuhuh, che rrrridere!
C1: …
C2: …
C1(al cameriere): Scusa, possiamo ordinare?
 
E va be’, questa era innocente. Agghiacciante, ma innocente. Ma oggi ha superato se stessa: è passata a trovarci un’ex-collega, che sta a Milano, ma è de L’Aquila. Siamo finite per andare a pranzo assieme e discutevamo del terremoto, le chiedevamo notizie di famigliari e amici, cercavamo di tirarla un po’ su di morale (la sua famiglia sta bene, ma non hanno più la casa e sua sorella ha perso il lavoro, dato che il negozio dove lavorava, semplicemente, non esiste più). Insomma, un minimo di solidarietà in cui ognuno diceva la sua. Quando Anios ha aperto bocca, la sala in cui mangiavamo ha raggiunto velocemente una temperatura in cui il mercurio avrebbe potuto solidificarsi. Vado ad esporre.
Anios: Beh, se pensate che le scosse si sono sentite fino a Roma e oltre, è proprio una gran FORTUNA che i danni siano stati così minimi. Poteva andare peggio.
 
Ammettiamolo, che non si sia devastata mezza Italia è sì una cosa positiva, ma forse, e dico forse, dire in faccia ad una persona che ha perso la casa tre giorni fa, che poteva andare peggio, perché si è distrutta solo una città, ripeto, forse, non ha seguito la legge delle 12 P.
haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:26 | link | commenti (4) | categoria: arbeit
venerdì, 03 aprile 2009
Re-Live!

Era ora! Dall’inizio dell’anno il mio carnet dei concerti languiva triste e vuoto, senza niente che riuscisse a smuovere un mio entusiasmo, né tantomeno la mia curiosità. Invece, dando una scorsa veloce a una delle mie bibbie in rete, ho finalmente potuto riempire di nuovo quel povero carnet. Se le mie stanche ossa sopravviveranno alla prima faticaccia in palestra (ebbene sì, mi sono isciritta! Sembro proprio decisa, questa volta …)già da domani sera, con una cosina leggera leggera vicino a casa. E per il mese di aprile ci sono almeno altri due concerti che mi interessano. Maggio è l’apoteosi, soprattutto per Bat For Lashes e P J Harvey, però anche i Ministri mi intrigano assai. Giugno, mio mese natale, promette grandi soddisfazioni, partendo dal MiAMi e dai Depeche Mode, per cui sto cercando un ‘compagno di concerto’, proseguendo con i riuniti Faith No More (ah Mike!) e a seguire, a fine mese, NIN+Korn+Mars Volta (e anche qui, trovare una compagnia sarebbe cosa carina).

Insomma, devo riuscire a strapparmi via di dosso pantofole e coeprta di pile il prima possibile e rimettermi in pista, anzi, a buttarmi nel pit!

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 15:18 | link | commenti | categoria: muzik, konzert
giovedì, 26 marzo 2009
Tra demonio e santità

[…]

che schifo, amore, che mi fai

ma piantala di mangiare!

"ma come?! mentre mangio soffro, sai,

potrei anche vomitare"

[…]

 

Quasi raggiunti i due mesi di dieta, persi i primi 6 di almeno 5 volte tanti kg, che mi zavorrano nell’inferno degli obesi, la fame atavica di orge gastronomiche non si placa di fronte a nulla. Bramo tutto ciò ce mi è negato, detesto Barry Sears con tutto il mio livore, malgrado i risultati congeniali che mi ha permesso di raggiungere e sogno cucchiaiate di panna cotta affogata nella salsa di cioccolato da cacciarmi in bocca senza soluzione di continuità. A chi mi chiede, dico che va benissimo, che sono più in forma (che è pure vero), che il ciclo sonno-veglia si è regolarizzato non poco (altra verità), che i vestiti iniziano ad andare larghi, o meglio giusti, che la pelle inizia a dare segni di miglioramento e che, insomma, 'sta dieta strana, funziona. Ma a voi, che passate di qui e leggete ‘ste quattro cazzate, posso dirvelo che soffro come una cagna? Ho sempre fame; bevo minimo due litri di acqua al giorno e che per ogni litro sono 6-7 viaggi al cesso, che neppure la mia collega incinta; il pane mi manca in una maniera che non mi sarei mai aspettata; se mangio un’altra volta della ricotta con fruttosio e pinoli, inizio a vomitare e non smetto finché non muoio; la birra, a pasto, dovrebbe essere un diritto inespugnabile; la pizza non può essere il male, dato che fa sentire tanto bene; la PMS esige un tributo in cioccolato e io non sono in grado di affrontarla senza una profferta; tutti moriamo prima o poi, ecchissenefrega se per questi parecchi kg in più dovrò morire prima!

Ecco, adesso sto meglio. Sono pronta per affrontare l’insalata d’orzo con nasello e niente altro che mi attende sul desco per cena. E anche per oggi non mi strozzerò di tavolette di cioccolato svizzero inopportunamente regalatemi da un dolcissimo, quanto storditissimo amico.

 

[…]

e mi diverto con il corpo e col dolore

e se ti accorgi che loro han sbagliato

nel farti grasso tra demonio e santità

ingrassa il figlio tuo di quel che ti e' mancato

ovverosia la sete di pazzia

d'inganno e crudeltà

[…]

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:20 | link | commenti | categoria: launisch, gesundheit
mercoledì, 25 marzo 2009
Ricapitolando - ovvero - la carogna sulle spalle

Premesso che in qualche modo devo aver sfidato inconsapevolmente il mese di marzo, asserendo ormai da anni che per me è febbraio il mese più schifoso dell’anno, e che di conseguenza marzo si è messo in testa di voler, a tutti i costi, farmi cambiare idea e coronarlo come peggior mese dell’anno, di qui sono passata davvero di rado, ma, in quest’occasione, più per stanchezza emotiva che per pigrizia mentale. Quindi, accantonata la macchina distrutta (no, non mi sono fatta niente. Sì, è colpa mia e, sì, sono andata addosso al pickup dell’agrodolce metà. Come, avete commenti in proposito? No, grazie. Non sono minimamente interessata …), accantonato il lutto in famiglia di cui ho già parlato qui , accantonato il ricatto familiar-emotivo che mi ha visto costretta a sbaraccare casa per farla imbiancare al consorte semialcolizzato e semianalfabeta della cugina dell’agrodolce metà, accantonati di danni che il suddetto ominide ha causato tra le mie mura domestiche, accantonata la selva di libri giacenti sul pavimento della taverna, in attesa di ritornare sui loro amati scaffali, accantonato l’incidente sul lavoro dell’agrodolce metà, che una settimana fa si è schiacciato due dita tanto da farne esplodere uno ed essere in ballo ancora per almeno due settimane tra medicazioni e medicine (e impossibilità di fare pressoché tutto, per cui, alla sottoscritta tocca il doppio turno a casa, tra mestieri e facezie), accantonati i crolli umoral-ormonali degli ultimi giorni, in cui ho raggiunto fosse esistenziali di una profondità tale da non essere mai state esplorate prima da nessun depresso, rimane una consapevolezza: non bisogna mai illudersi di aver toccato il fondo, perché c’è sempre in agguato un motivo pronto a costringerti a scavare. Quindi, sebbene un indefesso barlume positivista mi voglia illudere di intravedere una fioca luce in fondo al tunnel, la maggior parte di me guarda all’imminente mese di aprile con un misto di timore e urgenza di trovare un posto dove nascondersi.

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:51 | link | commenti (2) | categoria:
giovedì, 12 marzo 2009
Precisione incontestabile

Al bar, in pausa pranzo.

(La sottoscritta, lottando con una miserrima fettina di flan alle verdure, decorata con una fetta di pomodoro, quando cerca di tagliarla in due, viene investita da un getto tiepido di succo, scaturito dalla polpa dell'ortaggio)

Collega: ti ha schizzato?!

Io: peggio di un attore porno...

Collega: Ma... !!!

Io: Ho reso l'idea, o no?

Collega: In effetti...

Io: Appunto...

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 17:36 | link | commenti (1) | categoria: arbeit, geschlecht
lunedì, 09 marzo 2009
Zio Enzo

Quando ero bambina, era il mio idolo. Lo vedevo poco, dato che viveva nella metropoli e noi rimanevamo nella grigia provincia industrializzata, però il pomeriggio del giorno di natale era d’obbligo la tappa a casa degli zii di Milano e io, di sottecchi, ammiravo quest’uomo elegante dalla voce roca e stentorea insieme, con una marcata somiglianza a Vittorio Gassman e un incredibile appeal da viveur. Lo paragonavo ingiustamente al mio papà, suo fratello minore, che è sempre stato più pacato nei toni e più mite nei modi. Gli occhi dei bimbi spesso confondono l’alterigia per gradeur, la sbruffonaggine per coraggio e la volubile incostanza per ecletticità. Io ho fatto lo stesso errore, vedendo nello zio Enzo un uomo che lui in realtà non era. Il mio castello di carte crollò una mattina di tanti anni fa. Ero a casa da scuola per una qualche ricorrenza che non ricordo; era mattina presto e suonarono alla porta: era mio zio, con appresso l’urgenza di parlare in privato a papà. Io ero ancora a letto e poco o nulla sentii di quella conversazione, se non quando animi e toni si accesero di rabbia violenta. A quel punto io mi ero alzata di nascosto e sbirciavo l’ingresso per capire cosa stesse succedendo. Alla fine papà sospinse, non malamente, ma con polso fermo, lo zio alla porta lasciandolo, ancora strepitante, sullo zerbino di casa. Zio Enzo non desistette e prese a suonare il campanello prima con brevi scariche, poi attaccandocisi come ad un allarme antincendio. Papà riaperse quindi la porta, per non avere ripercussioni dal vicinato in un secondo momento, e io vidi Zio Enzo, l’uomo affascinante dallo sguardo assassino e il sorriso beffardo, in lacrime, genuflesso sullo zerbino di cocco intrecciato, supplicare mio padre di dargli ascolto, di aiutarlo, di dargli i soldi della nonna, che dopotutto erano anche suoi, perché altrimenti entro sera gli avrebbero spaccato entrambe le gambe, e poi se la sarebbero presa con la sua famiglia, e che dopotutto lui sapeva di cosa stava parlando, perché anche lui, il mio papà, ci era passato non molti anni prima. Del dopo non ricordo molto. Lo shock di scoprire in una manciata di secondi, che mio zio era in mano agli strozzini e che, solo pochi anni prima, ci era finito anche il mio papà, ha cancellato il resto dei ricordi di quel brutto episodio, lasciandomi soltanto l’amara rivelazione che quel grand’uomo che segretamente volevo come papà al posto del mio, altri non era che un meschino recriminatorio approfittatore, senza vergogna e senza coscienza. Da quel giorno, non ebbi più piacere ad andare a Milano dagli zii della grande città e non mantenni alcun tipo di rapporto con mia cugina, petulante e rancorosa oltre ogni dire.

Questo fino a ieri pomeriggio. Mio zio Enzo era ricoverato ormai da tempo in una casa di cura, debilitato da mille acciacchi più o meno gravi legati all’età. Da un mese o poco più la sua situazione si era aggravata e, come ultimo danno, aveva preso un’infezione in grado di resistere ad ogni cura antibiotica provata.

Ieri pomeriggio la sorellona è passata a prelevarmi (dato che ho disintegrato la mia macchina, ma questa è un’altra storia) e siamo andate, di comune accordo e di mutuo soccorso, alla casa di cura per trovare lo zio. O meglio, per stare in piedi di fronte al macilento involucro morente di quello che un tempo era stato mio zio. La pelle tesa sul cranio senza più carne ad addolcirne i lineamenti, la bocca sdentata aperta in un continuo rantolo agonizzante, il resto del corpo nascosto da una caritatevole coperta da cui sbucava la sagoma troppo ossuta delle ginocchia rattrappite. Travolta dal giro di valzer venefico del parentado presente al capezzale, ho sentito mia zia, la moglie, alzare la voce solo per rimarcare all’altra mia zia, la sorella, che non c’era più niente da fare e che preferiva che tutto finisse in fretta, mentre mia cugina la accusava palesemente di essersene fregata fino a quel momento (cosa che non era); ma soprattutto ho visto mia zia, la sorella maggiore, invecchiare di colpo al capezzale del fratellino, vedendolo così vicino alla sofferta fine, senza più potergli dire nulla che lui sentisse, per cui lui reagisse.

Quella carcassa d’uomo ancora vagamente somigliante a Gassman mi ha fatto pena, perché nessuno dovrebbe soffrire così, proprio nessuno, ma non è riuscita a farmi dimenicare quell’infame mattina di lustri e lustri fa, quando il mio primo mito è crollato e il mio primo vero senso di colpa si è palesato.

Stamane lo zio è morto. Il mio papà era lì, perché se lo sentiva e ha voluto raggiungerlo il prima possibile. Conoscendo la sua profonda emotività e il profondo affetto che, malgrado tutto, lo legava a suo fratello, non soffro per la scomparsa di un uomo che nella propria vita è riuscito a fare solo disastri, ma per la sofferenza che è scoppiata in petto al mio ipersensibile babbo e che richiederà tempo e pazienza per potersi affievolire.

haroldandmaude ci sta ancora pensando su dalle 14:21 | link | commenti (3) | categoria: gesundheit, familie, zeit
lunedì, 16 febbraio 2009
La memoria del pesce rosso

Domani, invece, io e l’agrodolce metà festeggiamo i 13 anni di … fidanzamento? Accoppiamento? Unione degli spiriti? Insomma, di reciproca sopportazione amorosa. E come ogni anno, lo giuro, come ognuno dei tredici che ci separano da quel primo incontro/scontro fortemente etilico, ha avuto luogo la seguente, breve, significativa, conversazione:

 

Io – Ti ricordi che giorno è martedì?

L’Agrodolce Metà – Uhm… il nostro anniversario!

Io – Esatto, il tredicesimo.

L’AM – Ma, scusa, non era il 16?

Io – Tecnicamente, dato che erano le 4 del mattino, era il 17. Comunque, grazie!

L’AM – Di cosa?

Io – Di lasciarmi almeno una certezza, nella vita.

L’AM – Cosa?

Io – Il fatto che, tutti gli anni, mi porgerai la stessa identica domanda.

L’AM – Ah, te l’ho già chiesto?

Io – Mi correggo, *LE STESSE IDENTICHE DOMANDE*.

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La costanza del riccio

Pare che questo animaletto spinoso sia monogamo e fedele a vita; anche se perde il compagno, non lo sostituisce.

Ieri i miei vetusti genitori hanno festeggiato i 45 anni di matrimonio. Ho pranzato con loro, guardandoli battibeccare tutto il tempo e non ho potuto fare a meno di pensare al porcospino e ai suoi aculei acuminati, così mi sono infilata un paio di guanti da forno emotivi, e li ho maneggiati con cura.


There's a good tradition of love and hate staying by the fireside

There's a good tradition of love and hate staying by the fireside

And though the rain may fall

your father's calling you

You still feel safe inside

And though your ma's too proud

your brother's ignoring you

You still feel safe inside

[...]


Tanita Tikaram – Good Tradition

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